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Week end di musica al Museo del Violino Domenica Marzadori

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Domenica 13 aprile alle 11.00 l’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino di Cremona sarà il palcoscenico di un concerto straordinario con la violinista Laura Marzadori e il pianista Roberto Arosio alla scoperta delle storia che lega Beethoven e Guarneri. Alla giovane interprete bolognese, che a soli 25 anni è primo violino di spalla del Teatro alla Scala di Milano dopo essersi affermata in un concorso che negli ultimi anni non aveva emesso vincitori, sarà affidato il violino “Quarestani” 1689 di Giuseppe Guarneri, oggi appartenente alle collezioni del Comune di Cremona ed esposto al Museo del Violino.
Il nome di Beethoven e quello di Guarneri si incrociano e si rincorrono dall’inizio del Settecento: Il principe Karl Lichnowsky donò al compositore un quartetto di antichi strumenti ad arco ritenuti opera di alcuni tra i maggiori liutai cremonesi. Beethoven, che era stato violinista e violista oltre che pianista, ne era particolarmente orgoglioso e li volle contrassegnare con la lettera “B” sul fondo. Il preferito pare fosse il violino Giuseppe Guarneri del 1718. Gli strumenti, la cui attribuzione è stata successivamente rivista, sono ancora esposti alla Beethoven-Haus di Bonn.
Per riannodare i fili di una storia che il tempo sembra aver un po’distratto dalle intenzioni dei protagonisti, Marzadori e Arosio apriranno il concerto con il Guarneri “Quarestani” eseguendo proprio la Sonata n.4 Op.23, pagina poco nota ma assai interessante nel catalogo beethoveniano in virtù di una scrittura personalissima sicuramente inconsueta all’epoca: il suono del violino accompagna l’autore alla conquista eroica del “ciel de l’esprit”, quel “cielo dello spirito – per usare una espressione di Roain Rolland – dove si svolge eterna, al di sopra delle nostre teste, la mischia dei nostri dèi”. Impossibile immaginare qualcosa di più autenticamente romantico.
Il programma prosegue con la Sonata n.3 Op. 45 di Edvard Grieg. Ultimo lavoro da camera su larga scala, questa pagina sembra chiudere in via definitiva il rapporto complesso tra l’autore e la forma classica.
Il concerto si chiude con Tzigane di Maurice Ravel, capace di giocare con i clichè della scrittura violinistica ottocentesca, coniugando il virtuosismo baluginante ad una maschera di estrema eleganza e finezza intellettuale.
Sabato 12 aprile è in programma il quarto appuntamento della rassegna “Liutai italiani del Novecento nelle collezioni del Museo del Violino”, dedicata agli “eredi” di Stradivari. “La scuola milanese” è protagonista della mostra, allestita fino a venerdì 9 maggio in una sala del Museo del Violino, che racconta la parabola artistica dei grandi liutai attivi nel capoluogo lombardo nel Novecento. Se è avvertibile una traccia di continuità con la tradizione cremonese inevitabilmente poi le due realtà seguirono percorsi diversi. Tuttavia, esistono forti legami tra i liutai che vissero ed operarono nei due centri, ed esaminando lo sviluppo storico delle due scuole si trovano evidenti contaminazioni e, talora, vere e proprie fusioni.
Per l’inaugurazione, alle ore 10,45 di sabato 12 aprile, Bruce Carlson e Carlo Chiesa, studiosi, restauratori e costruttori essi stessi, indagheranno protagonisti e storie, caratteristiche tecniche e formali di una esperienza fondamentale per la liuteria italiana.

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