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Sui profughi i veleni della campagna elettorale: Lega contro Caritas

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Arrivati a Cremona e subito ripartiti il giorno dopo, un gruppo di circa 20 profughi siriani – in fuga dal proprio Paese – è approdato in città nella notte tra lunedì e martedì, per poi ripartire subito dopo pranzo, tranne uno che è invece fuggito facendo perdere le proprie tracce.

Un passaggio che poteva essere indolore ma che ha invece generato polemica. Sulla vicenda è intervenuta la Lega, che ha ribadito la propria posizione ricordando che l’altra il segretario Alberto Mariaschi, durante l’incontro con il sindaco di Verona Tosi, “l’aveva preannunciato: vedrete che ne arriveranno altri. E così è stato – dichiarano gli esponenti del Carroccio -. Il sindaco Perri, mentre ci chiede di unirci a lui per battere il centrosinistra si rende complice del governo Renzi e Alfano dell’invasione di clandestini. Da questo episodio ricaviamo l’ennesima dimostrazione del fatto che Perri e la sua giunta non fanno gli interessi dei cremonesi ma, piuttosto, di qualche associazione che può avere interesse ad ospitare gli immigrati clandestini. Lo stesso don Pezzetti, direttore della Caritas, ha sottolineato come non vi sia più spazio eppure ne sono arrivati altri e – vedrete – altri ancora ne arriveranno. Una follia”. Secondo la Lega “ci troviamo di fronte ad un’azione del tutto sconsiderata di questa giunta, che anche su questo tema procede in stretta continuità con le precedenti giunte di sinistra. Il tutto a danno dei cremonesi, ai quali si dà priorità solo nelle chiacchiere. Sia permessa infine una domanda: la Caritas di Cremona sta per caso continuando a percepire i 36 euro ad immigrato anche per quelli che pochi giorni fa sono fuggiti sparendo nel nulla?”.

La Caritas ha prontamente risposto alla provocazione della Lega, evidenziando che “anzitutto il contributo statale per il mantenimento giornaliero dei profughi non è di 36, ma di 30 euro. In secondo luogo la Caritas Cremonese è tenuta ogni giorno a comunicare alla Questura il numero dei profughi che ospita, segnalando quanti nelle 24 ore precedenti se ne sono andati: pertanto l’ente guidato da don Antonio Pezzetti percepisce il contributo in base ai giorni reali di accoglienza. Infine si tiene a precisare che Caritas cremonese ha dato e continuerà a dare supporto logistico – soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti dei profughi – alle altre strutture del Provincia che hanno accolto queste persone, senza chiedere nessun rimborso”.

A raccontare la storia di questi profughi, persone disperate costrette a fuggire da un Paese sempre più devastato, è proprio il sito della Diocesi, che ha raccolto la testimonianza di uno di loro.

La propria casa distrutta dalla bombe, che sempre più numerose in ogni parte della Siria piovono dal cielo senza contare quelle che arrivano da terra. Tutto è nel caos e si vive nella paura, perché «ormai tutti sparano su tutti». Fuggire è stata l’unica cosa da fare per cercare di sopravvivere. Dopo più di un anno di spostamenti l’arrivo a Cremona, presso la Casa dell’Accoglienza della Caritas diocesana, nella notte tra lunedì 28 e martedì 29 aprile insieme ad altri 17 connazionali e tra loro anche due bambini.

È una storia di angoscia e sofferenza quella di un 43enne siriano che abbiamo incontrato all’interno della struttura di viale Trento e Trieste, dove è ospitato da nemmeno mezza giornata. Un po’ timoroso e ancora spaesato accetta di raccontarci la sua storia. In inglese risponde alla domande con la voce tremolante: ricordare quei momenti drammatici fa rivivere un dolore che, per chi non l’ha provato, è davvero inimmaginabile.

Non c’è gioia nel suo cuore. Certo lui ora è in Italia, al sicuro. Ma la moglie e i quattro bambini, di cui tre femmine e l’ultimo ancora piccolo, sono bloccati in Egitto. Impossibile partire tutti insieme: «Era troppo pericoloso per loro», afferma mentre la commozione sale. L’ultimo contatto due giorni fa, per comunicare che era sbarcato sano e salvo. Spera di poterli riabbracciare presto, ma sa che non sarà cosa semplice.

In Siria lui faceva il meccanico. La sua casa nell’area di Damasco è stata distrutta dalle bombe. Un altro rifugio non c’era: «Nulla è ormai sicuro là». E con lo sguardo e i gesti, più che con le parole, racconta ciò che sta accadendo in quel paese lontano. Tanti, troppi morti, con le pallottole che colpiscono ovunque e chiunque, indistintamente, anche i bambini. «Anche i bambini», lo rimarca più volte rendendo così evidenti le motivazioni che l’hanno spinto a fuggire insieme alla sua famiglia.

Dalla Siria al Libano, un anno fa. La scelta è stata d’obbligo. Le frontiere verso la Turchia e la Giordania sono off-limits, l’unica via di fuga era quella. Lì ha potuto contare sul sostegno di alcuni amici e parenti.

Gli chiediamo della famiglia. I suoi parenti sono nella sua stessa situazione. Il fuggi fuggi dalle città continuamente bombardate e ormai distrutte ha provocato una dispersione così forte che persino lui fatica a dirci dove affettivamente si trovino.

Dieci giorni fa l’approdo in l’Italia. L’arrivo, sano e salvo; la prima accoglienza; la smistamento verso il nord Italia con destinazione Cremona. Per lui solo una nuova tappa di un dramma che dura da tanto, troppo tempo. E purtroppo ancora non è un ricordo del passato. Il nuovo obiettivo ora? Trovare qualche posto in Europa dover poter vivere sereno con i propri cari.

L’intervista finisce.  Le sue parole colpiscono al cuore perchè nascono da terrificante esperienza che continua da un anno e che, purtroppo, non è ancora finita.

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