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Sette nuovi primari per l'Ospedale Mariani: 'Diventare punto di riferimento'

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Diventare punto di riferimento del sud della Lombardia, nell’ottica della riforma della sanità della Regione: questa l’ambizione dell’Ospedale di Cremona, che in questi anni ha lavorato al potenziamento e sulla crescita della struttura. Percorso culminato con la nomina di sette nuovi primari, presentati mercoledì. Gli intenti comuni? Operare in sinergia per migliore il servizio ai cittadini, promuovere l’integrazione fra colleghi e unità operative, valorizzare il rapporto con i pazienti e la collaborazione con i medici di medicina generale. Perché è attraverso professionalità, competenza e entusiasmo che nasce il “gioco di squadra”.
“Stiamo anche mettendo in atto una grande riorganizzazione della struttura – evidenzia la direttrice Simona Mariani, che ha evidenziato i settori in cui l’ospedale è più forte: quello del grande trauma, la Stroke unit, la patologia neonatale, l’emodinamica, la radioterapia. “Possiamo puntare su eccellenze che ci distinguono – continua Mariani -.  Con questi presupposti, qualsiasi riforma della sanità possa essere messa in campo, credo che l’Ospedale di Cremona rimarrà un punto fermo. Stiamo lavorando molto anche per il potenziamento dell’oncologia”.

Dei sette nuovi primari, alcuni sono già conosciuti, in quanto già lavoravano presso l’ospedale: è il caso di Angelo Pan, direttore dell’unità operativa Malattie Infettive, che già dal 2011 ricopriva quella posizione in qualità di facente funzioni; Carlo Poggiani, direttore dell’Uo di patologia neonatale con Utin e già direttore di pediatria, incarico che ha mantenuto; Pasquale De Luca, che dal presidio Oglio Po passa a dirigere l’unità operativa di psichiatria di Cremona.

Quattro sono invece i nuovi volti: il dottor Marco Ungari, proveniente dall’ospedale di Brescia, a cui è stata affidata la direzione dell’unità operativa di anatomia patologica; il dottor Fulvio Tartara, proveniente dal Molinette di Torino, che ha iniziato il 30 marzo come primario della neurochirurgia; Il dottor Giorgio Ragni, proveniente dall’Ospedale di Parma e che ricopre ora il ruolo di primario dell’unità operativa di medicina presso il presidio Oglio Po; la dottoressa Maria Sessa, proveniente dal San Raffaele di Milano, che andrà a ricoprire, dal prossimo 15 maggio, il ruolo di primario dell’unità operativa di neurologia dell’Ospedale di Cremona.

Fondamentale sarà portare avanti un lavoro sempre più multidisciplinare e di rete che interconnetta tra loro le varie discipline. La prima unità operativa a essere impegnato in questo senso è proprio l’anatomia patologica, che deve fornire “efficienza e tempestività nelle prestazioni, sviluppare la collaborazione tra il servizio di Anatomia Patologica e le singole Unità Operative al fine di ottimizzare il percorso diagnostico del paziente – evidenzia il dottor Ungari. Stiamo portando avanti da tempo indagini di genetica/biologia molecolare per una terapia oncologica sempre più personalizzata. Per il momento lavoriamo su tumori mammari, su quelli dell’intestino e su quelli ai polmoni, ma nel tempo vorremmo estendere quesgto sistema della ‘terapia intelligente’ anche ad altri settori”.

Fondamentale è il nuovo modello organizzativo basato sull’intensità di cura, già partito all’Oglio Po e a cui i primari tengono molto. “Fare una differenziazione dei malati in base all’acutezza già in fase di ingresso in ospedale, ne permette una miglior gestione e consente di ridurre i tempi di degenza” afferma il dottor Ragni. Dello stesso parere il dottor Tartara: “Questo percorso ci obbliga tutti a mettere in atto un grosso sforzo organizzativo ma anche a mantenere standar di qualità sempre molto elevati”. Inoltre, secondo la dottoressa Sessa, con un percorso di questo tipo “diventa fondamentale il ruolo dei medici e del personale infermieristico nel dare continuitò al paziente: una cosa che al giorno d’oggi spesso manca perché uno stesso paziente si trova ad essere seguito da figure sempre diverse. Credo che si debba fare uno sforzo per andare in questa direzione, garantendo una continuità rispetto ai punti di riferimento che il paziente ha”.

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