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Galimberti a San Felice "Basta lamentarsi che non ci sono soldi"

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“La nostra città è di fronte ad un bivio: o continua a galleggiare o si rilancia”. Così il candidato sindaco Gianluca Galimberti all’incontro con i residenti dei quartieri San Felice e San Savino, organizzato al centro anziani di San Felice nella serata di mercoledì. “Per rilanciare Cremona certamente ci vogliono i soldi – ha proseguito Galimberti -, ma la storia che mancano i finanziamenti a volte nasconde una mancanza di idee. Ci sono progetti a basso costo ma ad alto contenuto di idee. Cremona deve riprendere in mano programmazione, idee ed energie già esistenti”.

Galimberti ha parlato anche di incontri avvenuti durante la giornata con alcuni commercianti. “C’è la casa di Stradivari in corso Garibladi – ha detto il candidato sindaco – In altre città sarebbe già volano turistico-commerciale per un anno intero. A pochi soldi, va inserita in un percorso turistico, va animata. Questo condurrebbe le persone anche a passare dai corsi per arrivare alle nostre piazze e al Museo del Violino”.

“Innanzitutto però serve un cambiamento della pubblica amministrazione – ha dichiarato Galimberti – Valorizzare le competenze che nel Comune già ci sono, ma cambiare il passo in termini di organizzazione e in termini di efficienza, ossia dire in quanto tempo si fanno le cose. Questo è fondamentale per serietà. Due esempi: ultimamente, a pochi giorni dalle elezioni, hanno rifatto l’asfalto di viale Trento Trieste ma restringendo la ciclabile e hanno fatto nuovi incroci in via Dante senza scoprire i cartelli di divieto di accesso alle biciclette. Bisogna programmare, dichiarare i lavori che si fanno e metterci la faccia. Per quanto mi riguarda, se saremo a governare, il sindaco sceglierà gli assessori e il sindaco chiederà a loro competenza, novità, onestà e lavoro di squadra”.

Un passaggio anche sui comitati di quartiere. “La mia storia è una storia di costruzione di luoghi di partecipazione – ha detto Galimberti – Chi dice che Galimberti vuole abolire i comitati di quartiere, mette in giro delle cose false. La partecipazione seria e con un metodo è una questione di efficienza. Non è un metodo passerella. Non è un metodo dell’amministratore ‘illuminato’ e intoccabile. E’ un metodo in cui chi amministra deve decidere, ma radicando queste decisioni in un processo di ascolto. L’esperienza dei comitati è preziosissima e, proprio per questo, da analizzare e verificare insieme agli stessi comitati di quartiere”.

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