Commenta

Carcere: cellulare per un detenuto nelle scarpe da ginnastica

Carcere-evid

Terzo tentativo in tre mesi di introdurre un cellulare in carcere. Stavolta era nascosto in un paio di scarpe da ginnastica, destinate a un detenuto italiano. Per la terza volta la Polizia penitenziaria di Cremona ha sventato il tentativo, individuando l’apparecchio.

“Il rinvenimento è avvenuto con le analoghe modalità delle volte precedenti – spiega il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, Donato Capece – : ovvero lo si è occultato in oggetti (in questo caso, un paio di scarpe da ginnastica) contenuti in un pacco postale indirizzato a un detenuto, con posizione giuridica definitivo e di nazionalità italiana. Lo scrupolo e l’attenzione dei poliziotti addetti ai controlli ha immediatamente rilevato l’anomalia e sono ora in corso le indagini per risalire al vero mittente del pacco”.

Un episodio che fa pensare, soprattutto per la frequenza dei tentativi. “Tali situazioni dovrebbero far riflettere la nostra amministrazione circa la vulnerabilità del nostro sistema penitenziario: eppure, poco o nulla viene fatto dal Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziarai) – continua Capece -. Basti pensare ad alcune soluzioni rapide ed efficaci, come la possibilità di schermare gli istituti penitenziari per neutralizzare la possibilità di utilizzo di qualsiasi mezzo di comunicazione non consentito; oppure la possibilità di dotare tutti i reparti di Polizia Penitenziaria di appositi rilevatori di telefoni cellulari per ristabilire serenità lavorativa ed efficienza istituzionale, anche attraverso adeguati ed urgenti stanziamenti finanziari. Tutte cose che però il Dap trascura”.

A tal proposito il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria annuncia che il prossimo 20 maggio scenderà in piazza a Roma per chiedere di avere un nuovo Capo della Polizia Penitenziaria e nuovi vertici al Dap: “Saremo sotto il Dipartimento per manifestare contro il capo dipartimento e questa politica assurda che anziché mettere mano a delle riforme del mondo penitenziario del carcere e rendere le carceri vivibili, si nasconde dietro un dito. E’ necessaria una rivoluzione pacifica del carcere – ha concluso Capece – andando ad individuare, attraverso delle riforme strutturali, un carcere che sia più vivibile sia per coloro che sono ristretti sia per gli stessi detenuti”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti