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Morta di meningite Assolti i tre medici 'Tragica fatalità'

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Nella foto, Mirko Zanazzi

“Il fatto non sussiste”. Assolti i medici cremonesi Marco Botteri e Riccardo Merli (il primo di terapia intensiva e il secondo del pronto soccorso dell’ospedale Maggiore) e il medico dell’Asl di Cremona Paolo Marconi. Questa la decisione del giudice Francesco Sora per il caso ‘meningite’, che ha visto finire alla sbarra tre medici accusati della morte di Orsola Contardi, 55 anni, di Scandolara Ripa D’Oglio, la mamma del 20enne Mirko Zanazzi, entrambi deceduti nel febbraio del 2010, lui per una sepsi meningococcica, lei tre giorni dopo per meningite.

A processo, lo stesso perito del giudice, il dottor Stefano Novati, aveva sì ammesso che la profilassi avrebbe dovuto essere fatta il prima possibile, ma per Orsola Contardi non sarebbe cambiato nulla. “Anche se le avessero fatto la profilassi”, aveva spiegato Novati, “la sua storia clinica non sarebbe cambiata. Il meccanismo di attivazione della profilassi andava attivato immediatamente, ma la Contardi aveva già superato lo stato di portatrice asintomatica”. L’esperto del giudice non aveva neppure escluso che  “potrebbe anche essere stata la madre a contagiare il figlio e non viceversa, così come Mirko Zanazzi e la madre potrebbero aver contratto la malattia insieme”. Dunque Orsola Contardi non avrebbe comunque potuto salvarsi, in quanto già compromessa dalla malattia.

Per l’avvocato Diego Munafò, legale di Merli e Botteri, la profilassi non era comunque compito dei due medici, e comunque non avrebbe potuto scongiurare l’evento. “La condanna dei miei clienti”, ha detto Munafò prima che il giudice si ritirasse in camera di consiglio, “non avrebbe nulla di giusto, seppur nel massimo rispetto del dolore della famiglia Contardi. Sicuramente è successa una tragedia, ma i medici  non sono responsabili”. “Anzi”, ha ribadito il legale, “i miei clienti non sono stati certo con le mani in mano. Hanno speso ogni energia per salvare la vita a Mirko. La stessa famiglia Contardi ha visto come si sono spesi quella sera. Merli è stato bravo, ha fatto una diagnosi difficile”. “Con ogni probabilità”, ha poi aggiunto Munafò, “la signora Contardi era già infetta ben prima del suo ingresso al pronto soccorso con il figlio. Potrebbe benissimo essersi ammalata prima del figlio e aver manifestato i sintomi dopo”.

Palpabile, all’esito della sentenza, la delusione dei familiari di Orsola e Mirko. Pierangelo Zanazzi, padre del ragazzo, l’altra figlia Marika e i fratelli di Orsola, Fabrizio, Giovanni e Angelo, erano parte civile attraverso gli avvocati Pasquale Nuzzo, Raffaella Bandera, Fabrizio Vappina e Walter Ventura. “Questa giustizia non è giusta”, ha commentato Marika. “Sembra che ad infettarla siamo stati io e il papà”. “Non è giusto, è una farsa”, ha detto un altro familiare, “non ci sono parole”. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni. “Leggeremo le motivazioni e valuteremo se fare appello”, hanno commentato gli avvocati Nuzzo e Bandera.

Soddisfatti, per contro, i legali dei medici: l’avvocato Munafò per Merli e Botteri e gli avvocati Gian Pietro Gennari e Lodovico Isolabella per Marconi. “E’ emersa la verità e il giudice ne ha correttamente preso atto”, ha detto l’avvocato Munafò. “Il mio assistito, il dottor Botteri, ha cercato in tutti i modi di salvare la vita di Mirko. Il ragazzo ha avuto tre arresti cardiaci e il mio cliente per tre volte l’ha recuperato. E’ stata una tragica fatalità di cui nessuno ha la colpa”.

Per Botteri e Merli, il pm onorario Silvia Manfredi aveva chiesto 6 mesi di reclusione, mentre l’assoluzione per Marconi. Nel processo, la procura ha sostenuto che la morte di Orsola Contardi avrebbe potuto essere evitata se la donna fosse stata sottoposta ad una chemioprofilassi tempestiva, e non trenta ore dopo il decesso del figlio.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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