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Cremona è stata per troppi anni la Vandea lombarda

Lettera scritta da Anselmo Gusperti

Al di là dei talenti personali, al di là della diffusa e tranquilla ricchezza , la Cremona del dopoguerra è stata una sorta di sonnolenta Vandea curiosamente e paradossalmente incastrata nella regione più pervasa dai ritmi e dalle dinamiche della grande espansione, dalle quali è sempre rimasta tagliata fuori : una sorta di meridione lombardo. Destino, scelta, indole o incapacità? Forse, più banalmente ma anche ineluttabilmente, solo frutto della Storia che mette in conto scelte, indole, errori e posizione geografica.

Ma ora, con i mezzi moderni e le informazioni a disposizione possiamo anche noi cremonesi cominciare a sentirci più lombardi, anche se meno milanocentrici e milanodipendenti. Basta tirar fuori un po’ di lungimiranza e capacità complessiva di leggere il territorio con il proposito di realizzare significative opere culturali e infrastrutturali moderne (quindi non solo strade e ferrovie) che permetteranno di rilanciare un tessuto produttivo lento a decollare. Come? Ad esempio facendo in modo che l’onestà, l’intraprendenza ed il valore culturale delle persone contino più del capitale e del potere di eredità o di appartenenza. Solo così potremo portare Cremona fuori dalla morta gora depressiva sociale/culturale/economica/politica in cui è impantanata da decenni.

Anselmo Gusperti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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