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Crisi, da settembre gli oratori cremonesi diventano datori di lavoro per ragazzi

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In un momento di crisi economica, di assenza di lavoro, si inserisce il progetto “Giovani insieme”, con cui una ventina di ragazzi lavoreranno per un anno a supporto dell’attività degli oratori. Il piano, promosso dalle dieci diocesi lombarde in collaborazione con la Regione, prevede l’inserimento lavorativo dal primo settembre 2014 al 31 agosto 2015. Venti, come accennato, i ragazzi cremonesi che parteciperanno al progetto. “All’inizio – spiega soddisfatto don Paolo Arienti, presidente della F.O.Cr., al sito della Diocesi di Cremona – dei 350 posti previsti in tutta la regione ce n’erano stati assegnati 16, poi, data la richiesta, siamo riusciti ad arrivare a venti”. L’età media dei cremonesi si aggira sui 24 anni. Saranno assegnati agli oratori di Boschetto (Cremona), San Francesco (Cremona), Sant’Antonio Maria Zaccaria (Cremona) Brignano Gera d’Adda, Calvenzano, Caravaggio, Casalmaggiore, Casirate d’Adda, Cassano Annunciazione, Cassano San Zeno, Cingia de’ Botti, Dosimo, Motta Baluffi, Pandino, Pizzighettone, Rivolta d’Adda, San Bassano, Sospiro e Spinadesco. Uno di loro lavorerà per la Federazione Oratori.

Il finanziamento di questa operazione, spiegano dalla Diocesi, è principalmente a carico della Regione, che investirà circa un milione e 300mila euro, affinché i giovani possano percepire una retribuzione netta per un anno di 400 euro mensili, a fronte di un impegno di 15 ore settimanali. Il restante contributo, necessario per coprire i costi del progetto, sarà a carico delle singole parrocchie chiamate a investire complessivamente circa duemila euro per l’intero anno (la retribuzione avverrà mediante il sistema dei voucher).

“La maggior parte dei ragazzi – sottolinea don Arienti – studia ancora all’Università, qualcuno è in attesa di occupazione, mentre qualcun altro ha un impiego part-time. Rispetto alle altre diocesi abbiamo deciso di inserire la maggior parte di loro nelle comunità di appartenenza: in questa scelta ci sono dei pro e dei contro, ma crediamo che in questa prima fase sperimentale l’essere nel proprio ambiente possa aiutare”. Quanto ai ragazzi rimasti fuori dal progetto: “Con loro – dice il presidente F.O.Cr. – non è escluso che, in futuro, possano nascere diverse collaborazioni su altri progetti interessanti”.

Un primo incontro di formazione, al quale parteciperà anche mons. Lafranconi, ci sarà lunedì 14 luglio, alle 19, nella sede della Federazione Oratori ci sarà. “Dopo l’intervento del Vescovo – evidenzia don Arienti – la serata sarà divisa in due parti. Nella prima, più tecnica, studieremo il progetto regionale, mentre nella seconda, più pastorale, approfondiremo il documento diocesano su oratori e pastorale giovanile. Ascolteremo anche la voce di un giovane che proviene da un’esperienza di servizio laicale in Oratorio: a lui abbiamo chiesto di portare un vissuto e ragionarne con lucidità. A don Irvano Maglia, delegato diocesano per la pastorale, chiederemo una riflessione sintetica sulla pastorale d’insieme ed integrata, nonché sulle linee guida della Diocesi”.

La formazione poi continuerà nel tempo in maniera più personalizzata. Previste anche delle verifiche lungo il percorso. Quanto all’iter burocratico: “Ore le parrocchie dovranno farci pervenire il piano di lavoro, cioè l’elenco delle cose che i neo assunti dovranno fare nelle loro 15 ore settimanali: c’è chi si dedicherà al doposcuola, chi presiederà il cortile nei momenti di informalità, chi si occuperà della gestione amministrativa e chi delle progettazione dei percorsi formativi. In secondo luogo sarà definito il contratto e dal 1° settembre inizierà l’inserimento lavorativo”. “Occorre essere ben chiari – continua don Arienti -: questa non è la soluzione per il futuro dei nostri centri giovanili a fronte di un calo vistoso dei sacerdoti; questi ragazzi non solo dei direttori di oratorio, non hanno né le competenze né l’età per esserlo”. Viceversa don Arienti è convinto che questa iniziativa sia “un ottimo sostegno educativo alla ferialità dei nostri ambienti che purtroppo non sempre godono di presenze significative soprattutto in alcuni orari della giornata. In secondo luogo si tratta di un grande investimento formativo su persone che, anche una volta terminata l’esperienza, continueranno certamente a dare una mano in oratorio, ricchi di competenze nuove e più approfondite. C’è anche un terzo aspetto molto importante: il progetto rafforza una logica di gestione dell’oratorio nel segno della corresponsabilità; non più soli preti in prima linea, ma anche giovani laici. E ancora questa iniziativa fa capire che nel campo educativo è necessario sempre di più investire delle risorse sia in termini economici, sia di tempo e sia di persone. Infine mi sembra un’ottima idea per contrastare la dilagante disoccupazione giovanile oltre che l’occasione per dire a questi ragazzi che crediamo nelle loro potenzialità”.

Su una cosa don Paolo è molto chiaro, aggiunge il sito della Diocesi: “Il progetto non contraddice in nessun modo il carattere volontaristico che ha permesso agli oratori di costruire una storia gloriosa. Su questo aspetto anche il vescovo Dante è molto chiaro: non si sostituiscono i volontari che rimangono l’ossatura dei nostri ambienti, ma si integrano con altre figure”.

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