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Quanto durerà lo stellone di Matteo Renzi?

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La domanda è ricorrente,come certe febbri: durerà? E quanto durerà lo stellone di Matteo Renzi,alias  Pittibimbo, alias il Rottam’attore, il premier che ha fissato la scadenza del suo governo nel 2018 e che ogni giorno – da sei mesi – vede moltiplicarsi ostacoli, tradimenti interni, rogne, malpancisti, eccetera?

I suoi predecessori non hanno avuto vita lunga. Il governo  Mont i è durato tredici mesi, Lettanipote  9 mesi e 25 giorni. Nessuno dei due pupilli di Napolitano ha brillato. Rigor Montis se ne è andato alla Prandelli lasciandoci un milione di licenziati,nessuna riforma degna di questo nome, risibili tagli alla spesa pubblica. Letta  è ricordato per i suoi molti inchini alla Germania (che col rigore si è arricchita),molti discorsetti sull’uscita dal tunnel, un po’ di tensione con Alfano sulle unioni civili, refoli di esultanza sullo spread “mai così giù dal 2011”. Ma a fondo ci è andato lui.

Poi è arrivato lui,il Narciso di Firenze,la valanga.Appena due anni prima ci voleva il binocolo per vedere un parlamentare che stesse con Renzi,ora c’la fila specie dopo la scorpacciata di voti alle Europee e alle Regionali. Lui,serafico, ha detto: “Per mantenere il  40% dovete solo seguirmi”. Una parola .Letta, ad esempio, non si è più visto.E’ diventato il fantasma della Camera, a marzo lo hanno visto una sola volta, zero gli interventi in aula. E noi paghiamo.

Renzi è più volpacchiotto. Ama viaggiare, farsi vedere, smanciare davanti alle tv.  Appena  eletto  – ricordate? –  ha iniziato un tour europeo cominciando a Parigi da Hollande  per ribadire la sua posizione già più volte espressa in Italia, e cioè meno austerity e più sviluppo. Poi è corso dalla maestrina di Berlino. In questi giorni si è fatto un tour in Africa (Mozambico,Congo, Angola).Da Luanda ha consegnato ai biografi una frase storica: “Porteremo a casa le riforme”. Una risposta – dovuta –  al commissario (finlandese) Jyrki Katainen il quale ha sostenuto che l’Italia è “un Paese in fondo all’abisso”.

Il viaggio africano di Renz  suona ai più come l’ennesimo tentativo di certificarsi autentico leader progressista .Come hanno fatto i colleghi del passato. In Africa ha svernato Prodi come emissario dell’ Onu fin dal 2008 ; Uòlter  Veltroni ha usato il Continente Nero  quasi come espediente letterario giurando che, appesa la fascia di sindaco di Roma, sarebbe andato laggiù a fare il missionario. Capirai. A Bersani è bastato il suo nickname – “smacchiatore di giaguari” –  per essere ritenuto un garante della compagnia di giro .Renzi, invece, più che sulla poesia ha puntato sul business.Export ed energia, ha detto, sono le ragioni della sua missione in Africa. Se tutte le firme finiranno al posto giusto avremo gas sufficiente “per i prossimi 30-40 anni”.

Al suo ritorno, Renzi deve ora  vedersela con un centrodestra che sta  riorganizzandosi dopo l’assoluzione, con formula piena,  di Berlusconi sul caso Ruby. Ma anche con una spesa pubblica che in un solo anno si è impennata di altri 25 miliardi. Salvini sta mostrando i muscoli e sogna lo sciopero fiscale. Berlusconi ha varato l’operazione disgelo con Alfano. Ne vedremo delle belle.  Per questo Renzi, fiutando l’aria che tira, ha già ammonito l’intero Pd, e in particolare i dissidenti: basta ostruzionismo. Il Paese non può essere ostaggio di una minoranza. Sennò addio stellone. E questo governo  passerebbe alla storia (si fa per dire), solo come una raccolta di belle figliole.

Enrico Pirondini

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