Un commento

Industria metalmeccanica, i numeri delle difficoltà: 113 aziende in crisi

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Mentre si spera che i segnali positivi notati negli ultimi mesi nel panorama economico cremonese maturino (ma, come ricordato anche dal presidente della Camera di commercio Giandomenico Auricchio, sono necessari, soprattutto a livello nazionale, interventi decisi a favore di un vero e proprio rilancio) ecco i numeri, ancora preoccupanti, relativi alle situazioni di crisi dell’industria metalmeccanica. I dati, riguardanti il primo semestre 2014, sono stati elaborati e raccolti in un rapporto della Fim Cisl Lombardia, che ha tenuto sotto controllo le circa 7mila aziende industriali (con oltre 550mila lavoratori) della regione. “Sono oltre 2mila le aziende colpite dalla crisi, più di 41mila i lavoratori in cassa integrazione. In 3400 in mobilità, il 7% in più di un anno fa”, si legge nella nota che accompagna il dossier. In provincia di Cremona risultano 113 imprese di questo genere (con 2151 addetti complessivi) in difficoltà (preso in considerazione il ricorso alla cassa integrazione, ai contratti di solidarietà, alla mobilità) e 1388 lavoratori direttamente coinvolti da queste difficoltà (811 per cassa integrazione ordinaria, 442 per cassa integrazione straordinaria e 135 in mobilità).

Questo il quadro a livello regionale: “Nei primi sei mesi del 2014 il ricorso alla cassa integrazione ordinaria è diminuito del 20%, segno dell’allentamento della congiuntura negativa generalizzata – evidenzia il Rapporto Fim Lombardia – ma anche di un cambiamento di funzionalità dello strumento che ormai ha assunto sempre più il connotato di anticipazione degli interventi di carattere strutturale. Anche la cassa integrazione straordinaria ha fatto registrare un decremento nel semestre (-14%) e nel dato tendenziale annuo (-10% circa). Preoccupa, però, il valore assoluto dei lavoratori sospesi che si mantiene molto elevato. Nell’ambito della cassa integrazione straordinaria, rimane sempre alto l’intervento della cassa integrazione in deroga. Sono 507 le aziende che vi fanno ricorso nel semestre (rispetto alle 530 precedenti), il 75% del totale di quelle che ricorrono alla cigs, per un numero di lavoratori interessati pari a 2.560, rispetto ai 2.825 del semestre precedente (-9%). Si registra inoltre un significativo allargamento dell’utilizzo dei contratti di solidarietà, fondamentale strumento di tutela occupazionale. Sono 72 le nuove aziende dove è stato concordato un contratto di solidarietà, per un numero di lavoratori interessati pari a 8.339”.

“Persistono gli interventi di carattere strutturale, a conferma della straordinaria difficoltà in cui versa l’industria metalmeccanica e del fatto che l’emergenza occupazionale è ancora alta – sottolinea Nicola Alberta, segretario generale Fim Cisl Lombardia -. Il processo di crisi che continua a coinvolgere importanti aziende, vede numerose realtà a rischio chiusura e provoca l’espulsione di migliaia di lavoratori”. “Vanno attuate strategie di sviluppo e di dotazione infrastrutturale, per rafforzare il settore manifatturiero, favorire l’accesso al credito per gli investimenti industriali e le innovazioni – aggiunge -. Occorre anche sostenere le imprese sul territorio, per consolidare gli insediamenti industriali e l’occupazione, respingendo le delocalizzazioni e le chiusure selvagge”.

“Con il periodo considerato, arrivano a quota 276 gli accordi di solidarietà stipulati negli ultimi 24 mesi, per 30.950 lavoratori, vale a dire oltre 9.000 posti di lavoro  salvati – evidenzia Alberta -. Una conferma del consolidarsi di uno strumento di tutela dell’occupazione importante, dopo anni di diffidenza delle imprese”.

Per sostenere l’occupazione la Fim lombarda sollecita “l’adozione di percorsi di riqualificazione e ricollocazione, già sperimentati in occasioni di diverse vertenze, che impegnino direttamente l’azienda oltre agli altri soggetti del territorio”.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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Commenti
  • pendolarestanco

    i dati esposti nel report allegato, i dati in precedenza resi noti su disoccupazione globale e giovanile, i dati relativi al decremento delle presenze turistiche in città: ma a cremona si guarda il proprio ombelico e tutto gravita sui circa 300metri di pedonalizzazione di corso garibaldi (comunque necessaria per la vivibilità cittadina) o su sottopassi vari (comunque necessari per la mobilità cittadina).
    oppure ricordo dichiarazioni che addossavano inizialmente la colpa della crisi economica in città ai sensi unici di via dante/trento trieste (o altre bestemmie economiche similari) quando nei comparti produttivi (lavoro per una multinazionale, area milano) da almeno un paio di anni ci si preparava al peggio all’orizzonte (e puntualmente arrivato).
    ma sui dati del report (e gli altri prima segnalati) il silenzio ed il vuoto (perchè tali sono da considerare le cosiddette parole di circostanza): siamo sempre stati provinciali ma da vezzo snobistico è divenuta malattia ed ora rischiamo la cancrena.