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Posto Polfer, il Sap insorge: 'condizioni ai limiti della tollerabilità'

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Foto Sessa

Il segretario provinciale del Sap, Epicoco

Con una lettera indirizzata al dirigente del compartimento Polfer di Milano e alle segreterie nazionale e regionale del Sap, il segretario provinciale del Sindacato autonomo di polizia, Gianluca Epicoco, lamenta le condizioni “ai limiti della tollerabilità” degli uffici della Polfer a Cremona. “Attualmente l’organico”, spiega il responsabile del sindacato cremonese, “è sceso a sole sette unità, di cui tre ufficiali di p.g., organico che si è andato via via riducendo nel corso degli anni e che temiamo renda il posto Polfer una sorta di ufficio ad esaurimento ed in via di estinzione, data anche l’età media elevata del personale, tanto che le uniche fasce orarie in cui è garantita la presenza del personale sono quelle 07/13 e 13/19”. Senza contare che “la stazione ferroviaria è priva di ogni tipo di sicurezza se non l’eventuale intervento della pattuglia della squadra volante in caso di richiesta di intervento d’emergenza”.

“Inutile dire”, per Epicoco, “che la zona della stazione, così come a bordo dei treni, come ormai nella maggior parte delle città Italiane, è divenuta terra di conquista di tossicodipendenti, ubriachi e varia umanità di ogni genere ed etnia, spesso dedita alla commissione di reati. Il tutto si va ad incardinare in una situazione di degrado e disservizio che definire vergognoso è poco, in cui versano le ferrovie e di cui si legge ormai quotidianamente sulla cronaca locale”.  “Non passa giorno, ormai”, si legge nella lettera, “che si assista a guasti e disservizi di ogni genere che hanno trasformato ormai le tratte ferroviarie di competenza cremonese in una sorta di far west con pendolari inferociti trattati come pacchi postali e che vagano spesso alla ricerca di treni inesistenti che nel frattempo sono fermi in qualche stazione per guasti improvvisi, servizi sostitutivi annunciati e poi revocati, ed altri inconvenienti di ogni genere che ci rendono certamente peggio dei paesi del terzo mondo”.

“In questa situazione di inciviltà diffusa”, prosegue la nota del sindacato, “si svolge il servizio del personale della polizia ferroviaria che, vivendo in una sorta di perenne degrado, si è ormai trasformato in una sorta di servizio di assistenza ai viaggiatori ed è costretto a sopperire alle mancanze delle Ferrovie adoperandosi per le incombenze più varie come quelle di annunciare ai passeggeri i ritardi dei treni, guidarli all’esterno alla ricerca di pullman sostitutivi, placarne le legittime ire quando vengono abbandonati in stazione o costretti a viaggiare stipati su carrozze fatiscenti, senza aria condizionata ed altre cose non certo degne di un paese civile. Dovendo svolgere ormai un servizio che oltre ai normali compiti di polizia potrebbe ironicamente definirsi un servizio sociale di pubblica utilità, ci si aspetterebbe che il manipolo dei sette malcapitati, peraltro in questo periodo estivo ridotti a tre o quattro a causa delle ferie, fosse almeno trattato degnamente, mentre invece i poveretti hanno una sola autovettura di servizio (d’altronde essendo così pochi ci stanno quasi tutti), peraltro senza nemmeno avere un garage dove poterla parcheggiare di sera o di notte (e su questo avremmo altro da dire ma evitiamo per dignità), hanno gli uffici privi delle basilari misure di sicurezza passiva ed attiva nonché di telecamere di sorveglianza”.

“Da anni”, fa sapere Epicoco, “il Sap ha segnalato l’opportunità di richiedere all’azienda ferroviaria uno spostamento degli uffici della Polfer in altri locali, sempre all’interno della stazione, locali possibilmente più ampi, con servizi igienici adeguati e misure di sicurezza efficaci. Purtroppo le risposte sono state sempre evasive e si sono trincerate nelle solite carenze di risorse che le ferrovie hanno accampato per giustificarsi e che spesso fanno comodo anche al nostro Dipartimento.

Forse pensiamo di risolvere il problema degli spazi riducendo sempre di più il personale?

Non ci sembra una buona idea e sarebbe opportuno capire una volta per sempre che cosa il Dipartimento ha intenzione di fare con il posto Polfer di Cremona e cioè se si vuole continuare a farlo vivere, ed allora bisogna fare in modo che il personale possa lavorare decorosamente, o se si vuole farlo morire e in questo caso bisogna assumersi la responsabilità di dire apertamente ai cittadini che il posto deve chiudere e che la sicurezza all’interno della stazione e sui treni non verrà garantita”.

“Non crediamo”, conclude la lettera, “che in un periodo in cui si reclama una maggior sicurezza all’interno degli scali ferroviari e sui treni, ormai divenuti specie nelle grandi città una sorta di zona franca dove, borseggiatori, rom, tossicodipendenti ecc. la fanno da padroni, costringere il personale a lavorare in condizioni precarie sia un’idea apprezzata dalla collettività che continua pagare tasse per non ricevere alcun servizio se non quello che la dignità e l’amor proprio degli operatori della polizia ferroviaria riesce a garantire sopperendo alle inefficienze.

Riteniamo che la misura sia ormai colma e chiederemo aiuto alla stampa, alle istituzioni politiche locali e nazionali e denunceremo pubblicamente ogni tipo di carenza riscontrabile sull’argomento.

Lo dobbiamo ai colleghi e lo dobbiamo ai cittadini che quotidianamente vengono bistrattati e umiliati”.

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