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Tari, una mazzata per il volontariato Preoccupa il Fondo di solidarietà: "Non è sufficiente, va incrementato" Associazioni pronte a nuove azioni

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Con l’approssimarsi di settembre si torna a parlare di Tari: una questione ancora ben lontana dall’essere risolta. E se da un lato il commercio piange lacrime e sangue, dall’altro a soffrire sono anche altre categorie. E’ il caso ad esempio delle Onlus, che fino allo scorso anno erano esenti dal pagamento e che quest’anno si sono ritrovate con una spesa in più, non prevista. “Certo, con i due euro al metro quadro che devono pagare le onlus si tratta senza dubbio di importi molto più bassi rispetto a quelli che devono pagare le altre categorie, ma per noi è stato un fulmine a ciel sereno, in quanto prima ne eravamo completamente esenti” spiega Guido Bussi, portavoce del Coordinamento del Forum territoriale del terzo settore di Cremona. “Tuttavia bisogna tener presente che le associazioni onlus vivono sul lavoro dei volontari e sulle donazioni, per la maggior parte, e hanno già bilanci molto risicati”.

Il problema maggiore ad oggi è l’ammontare del fondo di solidarietà, ma anche i criteri con cui esso verrà distribuito, che non sono ancora chiari a nessuno. L’unica cosa che sembrerebbe certa è che riguarda tutte le categorie non domestiche, anche se voci di corridoio sollevano il dubbio che determinati settori potrebbero venirne esclusi dalla ripartizione. La cosa certa è che l’importo previsto – pari a 100mila euro – risulta essere decisamente insufficiente a porre in essere un intervento decisivo. “Le modalità di accesso al fondo ancora non sono definite – continua Bussi -. A settembre comunque incontreremo di nuovo il Comune per trattare questi argomenti. Ma soprattutto si dovrà pensare a modificare la normativa per l’imposta del 2015: la nostra proposta è quella di tornare all’esenzione per le Onlus, almeno per l’anno 2015: si tratta di associazioni che offrono un servizio gratuito alla città; se venissero meno, ne verrebbe danneggiato anche lo stesso Comune”. Sono infatti molte le associazioni che potrebbero rischiare di non farcela ad andare avanti, a fronte di una nuova tassa, quando già le difficoltà economiche sono così forti.

“Con tutte le difficoltà che in questo periodo stanno vivendo le associazioni di volontariato, questa Tari è una mazzata che non ci voleva – rincara la dose il presidente del Cisvol, Giorgio Reali -. Per un importo, tra l’altro, che non riteniamo congruo. Non metto in dubbio che vi debba essere una compartecipazione alla spesa della Tari anche da parte delle associazioni, ma essa va discussa e non calata dall’alto. E non può essere uguale per tutti. Vi sono associazioni che non hanno neppure i soldi per avere un pc e che non possiedono un conto in banca. Ad esempio l’associazione che rappresento io, impegnata al sostegno a chi ha avuto problemi di dipendenza da gioco d’azzardo e problemi alcol-correlati, ha scarsissime risorse, pur avendo un forte impatto sul territorio. Insomma, non si possono trattare le associazioni come fossero commercianti”.

Intanto si sta lavorando all’incontro che si svolgerà il prossimo 18 settembre, tra comune e associazioni, quando il mondo del volontariato si presenterà compatto con un documento in cui si avanzeranno precise richieste. “Chiaramente il fondo di solidarietà va rivisto, e non è chiaro a chi sarà destinato – continua Reali -. E’ una coperta troppo corta per coprire tutti. Tanto più che ci si chiede di pagare la prima rata e solo dopo si potrà fare domanda per il rimborso. Con questo atteggiamento il Comune rischia di perdere un prezioso tessuto sociale cittadino. Se un’associazione non riesce a pagare l’affitto della sede perché ha pagato la Tari che fa? Finisce in mezzo a una strada?”. A fronte di questo, le richieste che le istituzioni fanno al volontariato continuano incessanti. “Ci hanno chiesto aiuto per gestire l’emergenza immigrati, così come per tante altre cose. Però dall’altro lato ci continuano a vessare. Spesso ci vengono fatte richieste su questioni che neppure ci competerebbero, quasi che i volontari fossero dei lavoratori specializzati. Si finisce per snaturare la natura stessa del volontariato, perdendo un concetto culturale fondamentale di cittadinanza attiva, compartecipazione e responsabilità”.

La questione del Fondo è una delle principali preoccupazioni anche per i commercianti. “Nelle risposte arrivate dal Comune non vi è nulla di più rispetto a quanto già era stato detto da tempo – evidenzia Giuseppe Bini, presidente di Confesercenti Cremona -. L’istituzione del Fondo di solidarietà è solo un primo passo, ma assolutamente insufficiente. L’importo stanziato deve essere incrementato, e a settembre faremo un nuovo incontro con tutte le associazioni di categoria per portare avanti nuove azioni”. Insomma, i commercianti non ci stanno. Anche perché per molti si profila lo spettro della chiusura: “Non sono pochi coloro che, conti alla mano, hanno dichiarato che l’unica alternativa è quella della chiusura – continua Bini -. E’ chiaro a tutti che la colpa di quanto sta accadendo non è di questa Giunta, ma il problema va risolto. A rischio non sono solo le attività commerciali, ma il tessuto connettivo della città. Se perdiamo i negozi nei quartieri e in centro, viene meno anche la vitalità stessa della città”.

Laura Bosio
redazione@cremonaoggi.it

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