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Tari famiglie, a Cremona importi diminuiti del 14% in quattro anni

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La Tari per le famiglie a Cremona è in calo, più che in tutto il resto d’Italia: si parla di un -14% negli ultimi quattro anni. A dirlo è un indagine nazionale del Cref (Centro Ricerche Economiche Educazione e Formazione Federconsumatori) sui “Servizi e Tariffe Rifiuti”. Se dunque da un lato le imprese e il commercio cremonesi hanno subito rincari pesantissimi, dall’altro lato i cittadini hanno tirato un sospiro di sollievo.

Un dato, quello cremonese, che va in controtendenza rispetto al trend nazionale: secondo i ricercatori, “nel campione delle 40 città in cui è stata varata la Tari 2014, l’aumento medio nel quadriennio 2010-14 è stato infatti del 19,9%, pari a +45 euro (senza considerare nella Tares la componenti servizi indivisibili), a fronte di un’inflazione nazionale nello stesso lasso di tempo dell’8,6% (dato Istat)”. In particolare, l’incremento rilevato è stato del 160% a Reggio Emilia, del 114% a Livorno e del 100,5% Sanluri. Al contrario risultano invece in calo gli importi a Cremona (-14%), a Verbania (-13%) e Caserta (-11%). Osservando i risultati di un solo anno, si nota che l’aumento più rilevante è quello di Sanluri, dove la spesa lievita in un solo anno di 1 euro al metro quadro, raddoppiando quindi l’importo annuo (+110,5%). A seguire troviamo Lodi con il +24%, Frosinone e Brescia con il +17%. All’opposto, invece, si registra una diminuzione del -20% a Cremona, del -17% a Macerata, del -13% a Sondrio, del -11% a Caserta e del -10% Mantova.

Dei 40 regolamenti Tari esaminati, il 93% prevede riduzioni, agevolazioni o esenzioni tariffarie per famiglie o fasce sociali deboli per utenze domestiche, operando una distinzione: mentre le “riduzioni” devono essere inscritte tra i costi del Piano Economico Finanziario (p.e. Riduzioni in caso di mancato servizio), le “agevolazioni” devono trovare copertura nel bilancio comunale, quindi non possono essere inserite tra i costi del tributo e la relativa copertura deve essere assicurata da risorse “diverse” dai proventi del tributo stesso. Le agevolazioni per utenze domestiche più applicate risultano essere quelle per le famiglie a basso reddito e quelle per incentivare la raccolta differenziata, come ad esempio per il compostaggio domestico (con un range di riduzione dall’8% al 30% per quest’ultima tipologia). Le delibere dei comuni prevedono agevolazioni basate sugli indicatori Isee o al minimo Inps per i soggetti in condizione di grave disagio sociale ed economico. Tali agevolazioni, nei limiti degli stanziamenti di bilancio degli interventi socio assistenziali, includono riduzioni che dal 10% raggiungono il 50% o il 70% dell’ammontare del tributo fino alla completa esenzione (100%) per i nuclei familiari individuati per numero di componenti, numero dei figli, per gli over 65 e, in alcuni casi, anche in base alla categoria catastale del fabbricato (A3, A4, A5, A6 con superficie inferiore agli 80 m2). Confrontando i regolamenti delle 40 città capoluogo, inoltre, si rileva che le agevolazioni per le famiglie a basso reddito riguardavano il 55% del campione quando era in vigore il regolamento Tares, mentre ora con la Tari sono arrivate al 60%.

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