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Elezioni, Galimberti pone le sue condizioni Lega: 'No a listone di centrodestra'

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Galimberti accetta l’invito lanciato dal Partito Democratico, di candidarsi al ruolo di presidente del Consiglio provinciale, le cui elezioni si svolgeranno il prossimo 12 ottobre. Ma alle sue condizioni. In una lettera, inviata al partito, il sindaco di Cremona espone le proprie idee, evidenziando che prende in considerazione la proposta “solo per senso di servizio”.

“La proposta che mi avete fatto di assumere la responsabilità di una candidatura a presidente del Consiglio Provinciale per le elezioni di ottobre è sicuramente un atto di stima che mi onora – evidenzia il sindaco nella missiva -. Dialoghi numerosi tenuti in questi giorni mi fanno capire che tale proposta trova condivisione nella nostra provincia. Ed anche per questo sono grato. Questo incarico rappresenta una sfida alta e strategica per il nostro territorio, ma anche un notevole aggravio di impegno. La prendo in considerazione solo per senso di servizio ad un’idea di sviluppo territoriale, che ritengo essenziale curare e far crescere. Il senso della candidatura mi è pertanto chiaro, tuttavia mi è altrettanto chiaro il gravoso carico di lavoro che, in caso di elezione, potrebbe concretizzarsi. Questa prospettiva di impegno deve confrontarsi con la volontà assoluta di mantenere un livello altissimo di presenza e di dedizione nel lavoro diretto in città, come la mia amministrazione sta dimostrando di avere in questi primi mesi del suo mandato. E deve confrontarsi anche con il bisogno irrinunciabile di essere presente nella mia famiglia, che è poi la radice della mia esistenza”.

Pertanto per l’accettazione della candidatura Galimberti pone “alcune condizioni che reputo irrinunciabili e che verificherò ulteriormente fino a lunedì prossimo.
1. Il coinvolgimento pieno di tutti i territori della Provincia nelle liste che si presenteranno per il Consiglio provinciale, in termini di rappresentatività territoriale, numerica e politica, comprese le liste civiche dalle quali io provengo.
2. Il coinvolgimento dei sindaci dei centri principali. In particolare l’impegno di Crema è condizione irrinunciabile. La presenza dei sindaci dei centri principali permetterà infatti di condividere la sfida politica che abbiamo davanti, per il bene di tutti i territori e di certificare il fatto, in cui credo fortemente, che tutti i territori con le loro storie e le loro caratteristiche sono ricchezza straordinaria ed essenziale per il progetto. Le deleghe attribuite loro non potranno che essere forti, per una condivisione paritaria di impegno con il Presidente eletto.
3 .  Il compito che viene richiesto ai sindaci in questa fase di cambiamento e di passaggio verso nuovi assetti deve conciliarsi con l’impegno di governo del Comune che resta irrinunciabile e prioritario e che intendo onorare fino in fondo. La nuova amministrazione a Cremona sta raccontando una direzione di marcia innovativa che va perseguita con determinazione: non verrò meno a questo impegno.
4. La definizione di alcuni elementi programmatici che andranno esplicitati insieme nelle prossime settimane. Sicuramente tale definizione dovrà tenere conto dei seguenti punti: la realizzazione di zone omogene e l’accompagnamento dei processi di gestione associata; l’individuazione di alcuni progetti chiave di sviluppo del territorio che diano anima e corpo al fatto di essere insieme in un processo costituente che stiamo vivendo; alla luce della legislazione nazionale e in rapporto con la regione, l‘impegno nell’individuazione delle funzioni in capo all’ente Provincia e la conseguente individuazione della migliore programmazione amministrativa e il corrispettivo reperimento fondi; l’impegno a fare in modo che tutti i processi siano funzionali ai territori e alle città della Provincia.

Sono altresì convinto che governare in modo giusto il processo di trasformazione dell’ente provincia sia funzionale anche al bene delle singole città e che non si possa immaginare lo sviluppo, anche di Cremona, se non dentro una relazione intensa con le altre città di tutta la Provincia. Per questo ritengo che la sfida costituente dei prossimi due anni debba impegnare insieme tutti gli amministratori e che non debba essere subita, ma governata, accompagnando i territori a definire il proprio futuro.
Mi impegno entro lunedì a verificare ulteriormente la presenza di queste condizioni, in assenza delle quali riterrò impossibile l’accettazione della candidatura. Ringraziando, auguro a tutti un lavoro fruttuoso ed una vita intensa e bella”

Nel centrodestra la situazione risulta invece un po’ più burrascosa: è giunto infatti in queste ore il “no” della Lega alla proposta del “listone” per un candidato unico. Il rifiuto è giunto dal commissario della Lega Nord Mattia Capitanio e dagli amministratori leghisti della provincia. “La Lega Nord, correrà da sola rimanendo fedele al principio di onestà politica che l’ha sempre portata a criticare l’asse innaturale tra Pd, Forza Italia e Ncd a livello nazionale e locale – rimarca il Carroccio -. Diciamo no ai compromessi, no agli inciuci e niente accordi sottobanco. Presenteremo una lista per il consiglio e non il candidato presidente. Questo perchè non faremo un discorso di nomi per il presidente ma di progetti e programmi per il territorio. Eleggeremo i nostri rappresentanti in seno al Consiglio perchè vigilino sulla correttezza della gestione della cosa pubblica e affinchè i nostri amministratori locali siano rispettati. Del resto da sempre la Lega è l’unica forza politica coerente, che si è sempre battuta per difendere i presidi territoriali”.

Poi l’affondo sulla riforma Delrio che ha tolto voce e potere ai cittadini, esautorati pure del voto democratico nella scelta dei rappresentanti provinciali. “Questa è una finta riforma che priverà la nostra gente del diritto fondamentale di voto, la nostra scelta è un modo per dire che noi non condividiamo né la legge Delrio né la cancellazione degli enti come la Provincia – ha rimarcato il commissario -. Non vogliamo legittimare una legge che non ci va. Siamo convinti che molti amministratori locali apprezzeranno la nostra coerenza e appoggeranno la nostra scelta. Meglio soli a difendere le proprie idee che in un accordo dove nessuno si prenderà le responsabilità del fallimento annunciato delle nuove aree vaste”.

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