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Tecnologia applicata a liuteria, due giorni di studi internazionali

violino

Martedì 30 settembre e mercoledì 1 ottobre Cremona e il Museo del Violino hanno ospitato il workshop scientifico internazionale dedicato al tema “Multidisciplinary approach to wooden musical instrument identification”, organizzato dal Management Committee dell’azione COST Fp 1302 “Wood Music” e con il coinvolgimento di 147 studiosi provenienti da 24 Paesi. Eiichi Obataya è giunto dall’università giapponese di Tsukuba, Jean-Philippe Echard è tra i conservatori del Musée de la musique di Parigi, Jan Tro è ricercatore in Norvegia, James Westbrook ha portato l’esperienza dei laboratori di Cambridge, Gabriele Rossi Rognoni è responsabile delle collezioni del Royal College of Music di Londra, Robert Howe, Sina Shahbazmohamadi e Richard Bass sono volati a Cremona dal Connecticut.

L’attenzione si è focalizzata sulle potenzialità dei metodi e delle tecniche informatiche di oggi, che possono permettere un’attenta e multidisciplinare analisi dello strumento musicale realizzato in legno e la compilazione di una “carta d’identità” basata su descrittori indipendenti dai fattori soggettivi dell’ambiente in cui è stato realizzato e dell’artigiano dal quale è stato prodotto. Gli strumenti musicali storici sono infatti espressione di competenze pratiche immateriali e di oggetti selezionati da contesti sociali e culturali. Gli strumenti musicali di legno, in particolare, costituiscono un archivio di queste informazioni che devono essere reinterpretare attraverso uno sguardo la cui veridicità può essere agevolata dalla tecnologia. In questi percorsi di conoscenza ed approfondimento sono determinanti l’osservazione delle caratteristiche geometriche e strutturali, la valutazione delle tecniche di lavorazione e degli attrezzi utilizzati, l’identificazione e la datazione dei legni.

Queste informazioni sono sia una fonte importante di conoscenza sull’evoluzione delle tecniche artigianali in anni più o meno recenti sia un utile supporto per l’identificazione degli strumenti antichi. Particolarmente interessante il progetto di ricerca presentato dal Museo del Violino – curato da Fausto Cacciatori, conservatore delle collezioni MdV, Marco D’Agostino, del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali, della Università di Pavia, e Marco Malagodi del Laboratorio Arvedi di analisi non invasive dell’Università di Pavia – sullo studio e la caratterizzazione delle scritte autografe di Antonio Stradivari sui reperti esposti a Cremona. Molti relatori – dopo la visita del Museo del Violino, accompagnati dal direttore generale Virginia Villa e dal coordinatore del comitato scientifico Renato Meucci – hanno in proposito sottolineato come il polo cremonese abbia saputo coniugare l’esposizione degli strumenti più preziosi ad un centro di ricerca all’avanguardia grazie alla sinergia con Laboratorio di analisi acustiche del Politecnico di Milano e il Laboratorio Arvedi di analisi non invasive dell’Università di Pavia.

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