Le scorribande della baby gang:
due condanne e un patteggiamento
Per il "capo" della banda, doppia condanna. Altri due già rinviati a giudizio
Leggi anche:
Tra l’ottobre e il novembre del 2024 si erano resi protagonisti di una vera e propria escalation di violenze in città, mettendo a segno una serie di reati che avevano creato paura e allarme tra i cremonesi.
Grazie ad un’operazione interforze, tra la fine di novembre e il mese di dicembre i componenti della baby gang erano stati individuati nella sede di una società cooperativa di via Giordano: una decina, i ragazzini nordafricani, minorenni e maggiorenni, che avevano imperversato tra il centro storico, le zone delle stazioni ferroviarie e dei pullman, i giardini di piazza Roma e vicino ad alcune aree commerciali.
Autori di undici episodi, tra cui aggressioni, rapine, lanci di oggetti, fino ad un caso di tentata violenza sessuale già terminato con la condanna a quattro anni di reclusione per l’autore, Eddine, 19enne tunisino, in carcere dallo scorso novembre. Oggi il giovane, considerato il “capo”, è stato processato con il rito abbreviato davanti al gup, incassando un’altra condanna a quattro anni. Era accusato di aver rapinato un 34enne, picchiato e derubato dello zaino, e di aver dato una bottigliata in testa ad un 30enne in piazza Roma.
Un altro ragazzo, anche lui processato con il rito abbreviato, è invece stato condannato per altri episodi ad una pena di tre anni. Un 19enne tunisino, invece, ha scelto la strada del patteggiamento: per lui, tre anni e quattro mesi. Tutti e tre, una volta espiata la pena, saranno espulsi.
Altri due componenti della gang, tra cui un 20enne tunisino, erano già stati rinviati a giudizio e andranno a processo davanti al collegio dei giudici.
L’avvocato Cristina Pugnoli assiste il 20enne tunisino accusato di tentata rapina. L’episodio era accaduto in piazza Roma ai danni di un ragazzo del Bangladesh, picchiato per il cellulare. “Il mio assistito”, aveva riferito l’avvocato Pugnoli, “è arrivato sul posto dopo i fatti”. Per questa vicenda, il 20enne si è detto innocente. Il vero autore del pestaggio sarebbe stato il fratello minorenne, anche lui finito nella rete delle forze dell’ordine.
Quella sera, secondo la ricostruzione della difesa, in tre erano seduti su una panchina di piazza Roma. Al giovane bengalese, che era di passaggio, avevano chiesto una sigaretta. Al suo rifiuto i tre ragazzi gli avevano lanciato un coccio di bottiglia sui piedi. La vittima li aveva sgridati, dando loro dei maleducati. I toni si erano fatti sempre più accesi, fino all’arrivo del 20enne tunisino che aveva notato la presenza del fratello minore. Ad un certo punto uno dei ragazzi coinvolti aveva cercato di rubare al bengalese il telefonino, mentre il fratello minore dell’imputato gli avrebbe sferrato una bottigliata in testa. Poi la fuga del gruppo.
Sentita nel corso delle indagini, la vittima aveva riconosciuto in foto solo il 20enne tunisino, sottolineando però che non era stato lui a colpirlo. Il ragazzo è accusato di tentata rapina a titolo di concorso anomalo. Per l’accusa, cioè, avrebbe dovuto prevedere che tutto sarebbe degenerato.
Sara Pizzorni