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Cremona Solidale, terzo anno di utile ma preoccupazioni su tenuta conti

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Per quanto riusciranno a “tenere”i conti, da tre anni in positivo, di Cremona Solidale? Questo l’interrogativo emerso nella commissione welfare dove venerdì pomeriggio il Cda dell’azienda comunale ha illustrato i risultati di bilancio 2013. Un Cda in scadenza, o meglio scaduto, insieme all’amministrazione Perri, ma ancora in attesa di rinnovo. Il presidente Fabrizio Ruggeri ha evidenziato i tre anni consecutivi di utili (283mila euro l’ultimo esercizio; ma 712mila se considerato ante imposte) che hanno fatto seguito al profondo rosso del 2009 e 2010. “E questo senza aumentare le rette, che da tre anni son ferme a 53 euro al giorno”, ha specificato. Aggiungendo però che “non è il caso di illudersi. Questo risultato va tenuto in debito conto in prospettiva, perchè non è detto che possa essere mantenuto. Se si vogliono ottenere margini più significativi servono interventi più incisivi, che spetta alla politica intraprendere”. Non si è parlato più di fondazione, idea che qualche anno fa era emersa per consentire all’azienda dei vantaggi sul fronte fiscale,  ma strada rivelatasi non percorribile per le norme restrittive sugli enti locali.

I dubbi sulla tenuta del sistema riguardano soprattutto il più importante servizio gestito da Cremona solidale, la Rsa, che da sola vale 11 milioni, ossia il 50% del volume d’affari di Cremona Solidale. Ma che è anche una voce in perdita (soprattutto per quanto riguarda i servizi a persone con grandi problemi cognitivi, oltre 100mila euro il ‘buco’)  al contrario dell’Idr, la riabilitazione, un servizio di tipo sanitario e non assistenziale e pertanto meglio remunerato dalla regione. Comunque destinato a un cambiamento “concettuale e organizzativo in seguito alle nuove regole di sistema regionali”.

Il percorso da intraprendere, secondo il Cda uscente, è quindi quello di diversificare le forme di assistenza, prevedendone anche di meno costose rispetto all’attuale Rsa.  Come si legge nelle conclusioni del Bilancio Sociale, il primo redatto quest’anno e curato dal consigliere Mauro Bettoni, vanno ridefinite “le unità d’offerta per anziani e disabili che consentano la flessibilità del sistema d’offerta per rispondere anche a bisogni assistenziali ‘leggeri’ e temporanei, residenziali e o emiresidenziali, secondo criteri di intensità assistenziali ed appropiatezza delle prestazioni e dei costi”.

E’ l’ex assessore ai servizi sociali Luigi Amore, oggi consigliere, a spiegare meglio il concetto: “Un’idea può essere quella di istituire più posti di residenzialità, sul modello del centro Barbieri di via XI febbraio. Sono d’accordo con il presidente Ruggeri, quando dice che con una tassazione che in tre anni ha superato il milione di euro di esborso per l’Azienda occorre porsi il problema di come andare avanti. Ottimizzare i costi più di quanto è stato fatto finora non è possibile, soprattutto considerando che i servizi sono rimasti di alto livello. Non aver ritoccato le rette è stato un vantaggio per tutti, non solo per le famiglie, ma per l’intera comunità cremonese, che attraverso il Comune paga 700mila euro l’anno per integrare le rette dei ricoverati sotto una certa soglia di reddito. Credo che questo Cda abbia fatto un ottimo lavoro e ringrazio tutto il personale e il mondo del volontariato, oltre alla Fondazione Città di Cremona, per avere contribuito a raggiungerlo”.

g.b.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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