Un commento

Dopo Roma e Firenze il Pd è davvero a rischio scissione?

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E’ altamente probabile che il Pd, nipotino del vecchio Pci nato a Livorno nel ’21, vada incontro ad una scissione. Dopo quel che è successo sabato 25 ottobre – data da non dimenticare, data pronta per i libri di storia – la frattura sembra proprio inevitabile. Ora quel che è successo il 25 ottobre ha dell’incredibile: per la prima volta nella storia della Repubblica un milione di persone di sinistra è sceso in piazza contro il leader del partito della sinistra e contro un governo dello stesso colore. Ora è evidente che la sinistra, almeno così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi,  non esiste più. E’ diventata un’altra cosa. Dunque  il Pd ha il destino segnato. Ho sottomano i dati degli iscritti del Pci dei gloriosi anni Ottanta: oltre un milione e mezzo di media. Nel 1982 il partito che fu Togliatti e Berlinguer registrava 1.673.751 iscritti. Oggi siamo (rispetto ad allora) alle briciole. La manifestazione di Roma indetta dalla (ricca) Cgil è stata benedetta solo da mezzo partito. Il resto si è dato da fare per umiliare la “sciura Camusso” accusata di essere ancora aggrappata a vecchi slogan, a vecchi metodi, alla nostalgia delle bandiere rosse. Renzi ha sfidato la minoranza Pd bollandoli con sale fiorentino: ”Poveri reduci, provate a riprendervi il partito”. Asfaltati. E poi: ”Rispettiamo chi non la pensa come noi. Ma non lasceremo che quella classe dirigente si riprenda il Pd e lo riporti al 25%”. Già che c’era ha insistito:  “Il posto fisso non esiste più, il mondo è cambiato. Vogliamo fare in modo che lo Stato sia vicino a chi perde il lavoro”. Un tempo, ha scritto Alberoni,i partiti tradizionali assomigliavano ad un esercito o a un’azienda, erano ideologici, territoriali, gerarchici. Gli iscritti pagavano regolarmente la tessera, leggevano il giornale del partito  e i parlamentari votavano come diceva la direzione. Il loro prototipo è stato il Partito comunista sovietico, imitato dal Partito nazista, dal Partito fascista e da quelli che, dopo la liberazione italiana, hanno costituito la Repubblica italiana.

Poi è arrivata la Lega di Bossi, quindi Mani Pulite che ha distrutto tutti i partiti lasciando vivo solo il Pci. Nel vuoto è nata Forza Italia del Cavaliere. Poi Grillo. Un cambiamento epocale. Oggi non contano gli iscritti ma il capo e i voti ottenuti. Il Pd non si è aggiornato. Ed ora registra il vento renziano, rottamatore. I tromboni eredi di Togliatti non ci stanno ad essere seppelliti da un ex Dc e da una pattuglia di belle signorine come la Boschi. Manco il “contorno” è rallegrante: le banche rosse sono in difficoltà, Mps e Carige hanno fallito gli stress test della Bce. Come finirà?  I rottamati sono sempre più divisi e sognano (improbabili) rivincite alle urne. Gli uni e gli altri non mollano. Appena una dozzina di anni fa Massimo D’Alema, classe ’49,scriveva un libro dal titolo “Oltre la paura”. Baffino intuiva che nell’aria c’era un vento nuovo. E scriveva: “L’unica cosa che non possiamo fare è avere paura della realtà”. Due anni dopo gli rispondeva Armando Cossutta, all’epoca presidente del Partito: ”Se domani ci sarà una pietra sulle mie ceneri, per favore scriveteci sopra: Armando Cossutta, comunista”. Che dire? Il Pd ha due anime che non dialogano.  Ha detto Renzi dopo la Leopolda: “Siamo nel 2014, è come prendere un iPhone e dire: dove metto il gettone? Come prendere una macchina fotografica digitale e chiedere dove va messo il rullino. E’ finita l’Italia del rullino”. Ergo, avanti un’altra. Ci siamo già?

Enrico Pirondini

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Commenti
  • antonio1956

    Io ho in iPad che funziona a gettone e una macchina fotografica digitale che funziona a rullino 35 mm. E me li tengo stretti.