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Profughi e malattie, no allarmismi ma guardia alta

Lettera scritta da Sap Cremona

Alla luce degli articoli di stampa ed ai successivi sviluppi relativi all’intervista da noi rilasciata, riteniamo doveroso intervenire nuovamente per ulteriori precisazioni relativamente all’argomento cittadini stranieri sbarcati sulle nostre coste ed eventualmente affetti da malattie infettive.

Precisiamo innanzitutto che non abbiamo mai inteso suscitare allarmismi ma semplicemente affermare che la guardia va tenuta alta e non bisogna sottovalutare il problema. Noi siamo un Sindacato di Polizia e come tale abbiamo a cuore innanzitutto i problemi che quotidianamente gli operatori di Polizia si trovano ad affrontare a causa delle ristrettezze economiche nelle quali operano ed alla scarsità di mezzi e di presidi sanitari efficaci.

E’ sbagliato però ritenere che il problema dei profughi sia un problema della Polizia di Stato e che come tale vada affrontato. Si tratta di un problema della collettività e soltanto con le opportune sinergie si può evitare che l’emergenza umanitaria si trasformi in emergenza sanitaria.

Riteniamo che l’operazione “mare nostrum” non garantisca un’adeguata cintura sanitaria al nostro paese e non metta al riparo da possibili focolai di malattie infettive trasmissibili. Abbiamo motivo di ritenere che, per ovvi motivi, le visite mediche alle quali i profughi vengono sottoposti all’atto degli sbarchi non possano essere approfondite e garantire con assoluta certezza l’assenza di patologie anche gravi.

Relativamente ai profughi affetti da scabbia giunti a Cremona ribadiamo che troviamo assurdo e vergognoso che persone alle quali è stata diagnosticata una patologia infettiva vengano certificate e poi lasciate partire verso le loro destinazioni facendole viaggiare in lungo e largo per l’Italia.

Noi abbiamo chiesto che i cittadini stranieri vengano curati all’atto dello sbarco e solo a guarigione avvenuta vengano fatti partire, per scongiurare rischi di potenziale contagio sia degli operatori di Polizia che dei cittadini.

La prova che le nostre affermazioni sono assolutamente ragionevoli sta proprio nel fatto che molti di loro si sono allontanati quasi subito (utilizzando treni, autobus ecc.) e che se un soggetto si allontana prima di essere sottoposta ai trattamenti sanitari curativi è comunque potenzialmente portatore di patologie infettive che non vanno mai sottovalutate.

Noi ci siamo semplicemente chiesti: e se alcuni di loro l’altra notte avessero avuto patologie più gravi? Se nelle prossime settimane qualcosa dovesse sfuggire e la mancanza di adeguato filtro sanitario dovesse far arrivare nella nostra città qualche soggetto affetto da TBC o altro? Chi lo garantisce questo?

Ci dispiace ma il “finora non è mai accaduto nulla” non ci soddisfa perché purtroppo non serve a tutelarci dai rischi di contrarre malattie infettive.

Relativamente alla scabbia, pur non volendo ingigantirne la portata, su qualsiasi sito internet si può leggere che si tratta di un acaro della cute e che la principale modalità di trasmissione è il contatto cutaneo diretto, da persona a persona.

Il rischio di diffusione tramite contatto indiretto (indumenti, asciugamani, lenzuola ecc.), pur essendo basso non è escluso e una volta contratta l’infestazione, il periodo di incubazione prima della comparsa dei sintomi è di 2/3 settimane. L’infestazione si manifesta con eruzioni cutanee pruriginose e il prurito generalizzato può durare da 4 a 6 settimane. Il trattamento della scabbia principalmente si basa sull’uso di medicamenti topici come la permetrina in crema con applicazione notturna (12 ore) in 2 cicli di 2 giorni, intervallati da 7 giorni; si ripete il trattamento dopo 7 giorni dal primo, perché le uova sono più resistenti alla terapia dell’acaro.

L’applicazione dei preparati antiscabbia si esegue alla sera, dopo opportuni lavaggi caldi e il prodotto deve essere applicato su tutta la superficie cutanea esclusa la testa. Vanno poi rispettate tutta una serie di misure igieniche, la biancheria intima, lenzuola, federe vanno cambiate e lavate a 60 °C tutte le mattine sino al termine del trattamento e tutti gli indumenti indossati negli ultimi 2 giorni vanno lavati a 60 °C o a secco.  Nel caso di indumenti non lavabili in lavatrice occorre tenerli per 24 ore a temperatura inferiore ai 10 °C isolati in sacchi di plastica per 2 settimane.

Per disinfestare i locali è invece consigliabile l’uso di strumenti con getto a vapore ad alta temperatura ed occorre evitare i contatti corporei fino alla guarigione.

Il trattamento antiscabbia deve essere effettuato anche dai conviventi e dalle persone a stretto contatto con l’ammalato.

Queste sono linee guida che alcune A.S.L. in Italia hanno diramato.

Alla luce di questo ci domandiamo: è stato fatto tutto ciò? soggetti che appena arrivati si allontanano facendo perdere le proprie tracce, pur anche se trattati una volta con i preparati antiscabbia, sono ancora potenzialmente infetti o no? Siamo proprio sicuri che la scabbia sia paragonabile ai pidocchi dei bambini?

Non vogliamo entrare in polemica con nessuno ma ribadire ciò che abbiamo chiesto a gran voce: gli immigrati a cui venga certificata una patologia potenzialmente infettiva non devono viaggiare per l’Italia ma curati all’atto dello sbarco e poi trasferiti; una sinergia tra tutte le Istituzioni locali cittadine affinché venga garantita la reperibilità di un medico che H24 si occupi delle opportune verifiche sanitarie sulle persone giunte; un locale neutro ove i cittadini stranieri vengano accompagnati all’atto dell’arrivo in città e sottoposti a tutte le verifiche ed eventuali trattamenti di emergenza prima di essere condotti in Questura per il fotosegnalamento; un’adeguata campagna informativa sulle malattie infettive eventualmente trasmissibili; l’assegnazione di un medico della Polizia di Stato a Cremona che risulta attualmente sprovvista in via permanente di tale figura.

Diamo atto al Sig. Prefetto ed al Sig. Questore di essersi dimostrati estremamente sensibili al problema e di essere in prima linea per garantire la salute della collettività e cercare tutte le possibili sinergie per affrontare il problema in maniera efficace. Le strutture ove ospitare i cittadini stranieri peraltro cominciano a scarseggiare e ci auguriamo quindi che l’accoglienza venga bilanciata dalle oggettive situazioni di difficoltà in cui una provincia come la nostra si trova.

I cittadini hanno il diritto di sapere così come i Poliziotti hanno il diritto di essere tutelati.

Vogliamo ancora ricordare che l’eventuale portatore di malattie gravi, una volta toccata terra, viene fatto salire su un pullman o sull’aereo e smistato in diverse regioni Italiane per poi, giustamente, andare dove vuole, perché, lo ricordiamo, secondo le normative vigenti i profughi non possono essere trattenuti con la forza non essendo sottoposti ad alcun tipo di restrizioni dal punto di vista del movimento.

Questo è il vero rischio per la collettività, non esiste una quarantena, né per gli sbarchi né negli aeroporti e crediamo soltanto che sia necessaria una maggiore attenzione senza per questo voler essere tacciati di razzismo o allarmismo.

Segreteria provinciale Sap Cremona

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