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Palazzina del bar Flora, ad un anno da donazione resta un gioiello inutilizzato

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Ad un anno dalla donazione a Fondazione Città di Cremona della palazzina del Bar Flora – tra corso Vittorio Emanuele II e via Monteverdi – restano ancora vuoti e inutilizzati i sette appartamenti dei piani superiori e se ne è andata anche l’ultima arrivata delle attività commerciali, il negozio di sigarette elettroniche (che però appartiene ad altra proprietà). E’ una storia che affonda le radici nel cuore della filantropia cremonese, quella del prestigioso immobile d’angolo, giunto nel 2013 ad arricchire il patrimonio dell’ex Ipab di piazza Giovanni XXIII, grazie al lascito testamentario di Grazia Raspagliesi in Villa, che fino alla morte restò ad abitare all’ultimo piano. La Fondazione, presieduta da Giacomo Spedini, ha cercato di metterlo sul mercato, ma nulla di fatto. Anche perchè esiste  un vincolo all’utilizzo degli appartamenti, destinati a diventare per volere della proprietaria, abitazioni per anziani. Una destinazione che però potrebbe essere bypassata dirottando questo utilizzo su un altro immobile già di proprietà della Fondazione, più adatto o meglio adattabile allo scopo. La Fondazione, che ha proprio questo come finalità statutaria, è proprietaria tra l’altro del vasto complesso di via XI febbraio che ospita palestra Barbieri, Centro diurno e per l’appunto, alloggi per anziani. Rispettato anche un altro vincolo posto dalla proprietaria, quello di utilizzare il pubblico esercizio d’angolo al piano terra esclusivamente come bar o come ristorante: circostanza che è sempre stata rispettata dagli affittuari anche quando per un certo periodo, venne trasformato in negozio di abbigliamento (ma senza alcuna modifica delle architetture  e decorazioni interne). L’immobile è uno dei rari esempi di stile Liberty a Cremona (1905 la data di apertura del bar).

Oltre alla vendita per ora fallita della palazzina del Flora, all’angolo opposto di corso Vittorio Emanuele resta senza acquirente il ben più ingombrante immobile della ex Banca d’Italia, contenitore desolatamente vuoto in un centro città sempre più spopolato. L’operazione di vendita dell’immobile faceva parte della dismissione di 60 immobili della Banca d’Italia distribuiti su tutto il territorio italiano con un valore di oltre 300 milioni di euro. Un portafoglio che comprende ex filiali ed alcune pertinenze ad uso residenziale distribuite su tutto il territorio nazionale, con una superficie totale di circa 240.000 mq. 8 milioni e 500mila euro il prezzo base per la sede cremonese, molto inferiore alle prime stime da 12-15 milioni di euro. Ma le due gare bandite nel 2013 sono andate desolatamente deserte, nonostante la buona conservazione del complesso.

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Commenti
  • Germana

    peccato… e pensare che ci sono tante associazioni per i giovani, associazioni che gestiscono anche alloggi… possibile che non si riesca a far nulla per gli anziani che di problemi ne hanno tanti, a partire da quello dell’isolamento?