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Alluvione 2000, la Cassazione manda ko i tre comuni sul Po

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Nulla da fare, anche la Corte di Cassazione brucia l’ultima speranza che tre comuni cremonesi, Torricella del Pizzo, Martignana di Po e San Daniele Po, avevano nutrito, difesi dall’avvocatoAntonino Rizzo, di non dover restituire un totale di oltre mezzo milione di euro alla Regione.

La vicenda è nota e affonda le sue radici addirittura nel 2000, anno dell’ultima grande alluvione che mandò sott’acqua una parte consistente della golena abitata dei tre paesi (e per San Daniele un’intera frazione). La Regione Lombardia ha chiesto parte del denaro che inizialmente era stato assegnato ai comuni nell’emergenza, per rimborsare alcuni dei cittadini che, in proprio, dopo lo stato di calamità, avevano provveduto a sistemare cascine e abitazioni. Mancavano, secondo il Pirellone, le pezze giustificative necessarie; secondo altre interpretazioni, come quelle di Davide Persico, Alessandro Gozzi ed Emmanuel Sacchini, i tre sindaci impegnati in questa battaglia (e che nel 2000 non erano al timone), è stato completato l’intero iter burocratico. L’impressione, secondo i cittadini, è che si stia speculando su una situazione, quella vissuta nel 2000, di piena emergenza, dato che alla fine i soldi arrivati sono realmente stati destinati ai rimborsi e non ad altro.

Come detto, la Corte di Cassazione ha reso noto nei giorni scorsi di avere confermato la sentenza del Consiglio di Stato, che in secondo grado del processo amministrativo, aveva dato ragione al Pirellone, pronto a ricorrere dopo la prima sconfitta al Tar di Brescia, che aveva invece favorito i comuni. L’unica strada, ora, è quella di dilazionare e rateizzare i rimborsi (un peso che i comuni rischiano di portarsi dietro per tre o sei anni), chiedendo aiuto ai privati che hanno usufruito dei rimborsi, come era stato palesato poco più di un anno fa quando il Consiglio di Stato aveva cambiato lo stato dell’arte. Per la precisione San Daniele deve alla Regione 380mila euro, Torricella del Pizzo 77mila e Martignana di Po, che in questi mesi s’è trovato già a fare fronte e problemi di bilancio, 56mila euro. Un salasso (anche se parte del denaro era già stata trattenuta da Regione, dunque in realtà i debiti reali sarebbero più bassi) che rischia di mandare ancora una volta sott’acqua, stavolta economicamente, le casse di tre paesi affacciati sul Grande Fiume.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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