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Madre surrogata Tolto il bimbo ucraino alla coppia di Crema

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Non torna più a casa il bambino ucraino nato da madre surrogata, pagato 30mila euro da una coppia cremasca che poi aveva scoperto, in rapidissima sequenza, che l’accordo con l’Ucraina non era valido, che il bambino non era figlio di nessuno dei due coniugi (quindi, che fine aveva fato il seme del marito, nessuno lo sa), che avevano perso 30mila euro e che avrebbero dovuto rispondere in tribunale del reato di alterazione di stato per aver cercato di iscrivere all’anagrafe del paese il bambino come loro figlio. Oggi la Cassazione ha deciso che gli accordi tra italiani e madri surrogate di altri Paesi non sono validi. Quindi, a rigor di logica, il piccolo Tommy (nome di fantasia) portato in Italia dalla coppia cremasca, è figlio di nessuno, come tale adottabile. Da altra coppia che ne abbia i requisiti. Il bambino, che ha tre anni e da due è stato tolto ai cremaschi, era nato nel settembre 2011 in Ucraina. La coppia cremasca aveva pagato 30mila euro a una clinica di Kiev per trovare una donna disposta a fare da madre surrogata. La ragazza era stata trovata, il cremasco aveva inviato il suo seme per posta e dopo qualche tempo era arrivata la notizia che la donna era rimasta incinta di due gemelli.  A settembre il parto, anticipato di qualche settimana, durante il quale un bambino nasce morto.  L’altro viene dato ai cremaschi che tornano in Italia con un certificato di paternità e maternità valido in quel Paese. Ma quando vanno all’anagrafe, il caso esplode. Il bambino viene tolto alla coppia, il padre scopre che il suo Dna non corrisponde e quindi Tommy non è figlio suo e in più la coppia viene rinviata a giudizio nel tribunale di Cremona. Un incubo lungo due anni per i mancati genitori, che ora devono affrontare ancora il tribunale.

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