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Discarica Malagnino chiuderà a giugno 2015 Poi trent'anni di monitoraggio

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Mentre tutti gli occhi sono puntati sulla sorte del termocombustore di San Rocco (martedì 25 novembre l’assessore Alessia Manfredini relazionerà in commissione Ambiente), il 20 novembre i vertici di Aem Spa e Aem Gestioni hanno organizzato una visita – sopralluogo alla discarica di Malagnino, per illustrare agli amministratori locali lo stato di avanzamento della ‘riqualificazione’ del sito. Un “incontro tecnico-informativo – si legge in una nota stampa della Provincia –  con le autorità locali, a cui ha partecipato il Presidente della Provincia, Carlo Vezzini, dove il territorio provinciale ha conferito rifiuti sino al 2011, al fine di prendere visione delle operazioni di ripristino ambientale in corso di realizzazione”. Un sopralluogo, effettuato insieme ai sindaci dei comuni circostanti, alla montagnola che raggiungerà a regime l’altezza di 21 metri, per un volume complessivo di oltre 1 milione di metri cubi di rifiuti accumulatisi nel corso di 16 anni di attività e di due successivi ampliamenti (la capacità inizialmente autorizzata era di 600mila metri cubi). Una discarica che, per quanto realizzata con i migliori crismi tecnologici in termini di recupero di percolato e sistemi di monitoraggio per evitare infiltrazioni in falda, piace ancora molto poco agli ambientalisti. Tra gli amministratori invitati al sopralluogo c’era anche Maria Grazia Bonfante, da maggio sindaco di Vescovato, il comune  sui cui terreni  dovrebbe avvenire l’ulteriore costruzione di una discarica da parte di Aem Gestioni, ma anche ideatrice, insieme ad altri amministratori, del  progetto ‘Amali” che prevede un riutilizzo totale dei rifiuti e, per quanto riguarda le discariche esistenti, addirittura il loro smantellamento con conseguente riutilizzo dei materiali.

“Nessuno discute che a Malagnino sia stata adottata la migliore tecnologia possibile – afferma  Bonfante – ma resta il fatto che l’Unione Europea mette al bando le discariche da 2020 e che conferire i rifiuti in discarica, come pure all’inceneritore, è il sistema più costoso in assoluto, 118 euro a tonnellata. Ci è stato spiegato che quando la discarica sarà definitivamente chiusa, la fase di gestione successiva durerà tent’anni, durante i quali Aem dovrà cercare di massimizzare la produzione di biogas (per la produzione di energia elettrica e quindi elemento di remunerazione importante ndr), reimmettendo in circolo l’acqua perchè ovviamente il materiale conferito continua a seccarsi; non possiamo avere la sfera di cristallo e prevedere cosa accadrà in questi 30 anni”. Tra gli elementi di preoccupazione sollevati da Bonfante e condivisi da chi punta drasticamente sui rifiuti come risorsa anzichè come costo, c’è ad esempio la riclassificazione della carta sismica regionale, che innalza il livello di rischio del territorio cremonese da 4 a 3; la presenza della falda a 1,30 metri dalla superficie; il fatto che inevitabilmente nella discarica sia finito di tutto, compreso il ‘tal quale’, perchè la legge lo consentiva e che gran parte dei rifiuti stoccati sia materiale plastico.

Tra gli elementi di sicurezza evidenziati dai tecnici Aem e dai progettisti dell’impianto (gli ingeneri Vais e Cadrobbi):  i cunicoli ispezionabili per la raccolta del percolato,  l’aspirazione del biogas per la sua trasformazione in energia elettrica oltre al monitoraggio permanente dei teli di contenimento; le operazioni tuttora in corso di copertura definitiva con quattro diversi strati di materiale inerte. I lavori stanno procedendo secondo programma e dovrebbero concludersi a maggio 2015.

Proprio sui terreni di Vescovato, confinanti con Malagnino, è ancora in itinere il progetto di Aem, ormai risalente al 2007, per una seconda discarica, contro cui si sono opposti i proprietari dei terreni, ottenendo ragione contro Aem  davanti al Tar. Ora è pendente il giudizio del ricorso al Consiglio di Stato, per il 16 dicembre è fissata l’udienza. Anche il comune di Vescovato, con la nuova amministrazione, si è opposto alla realizzazione.

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