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Industriali, consegnate borse di studio Cabini: 'Territorio rilanci la sua economia'

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Foto: Sessa

Mattinata di premiazioni quella di domenica al Teatro Ponchielli, dove sono state consegnate le borse di studio dell’Associazione industriali, messe a disposizione come ogni anno per i figli dei dipendenti delle aziende associate. Si tratta di 39 borse di studio (da 300 euro) intestate alla memoria di illustri imprenditori scomparsi, che hanno ricoperto le massime cariche associative: dott. Innocente Bassani, comm. Paolo Corazzi, dott. Pietro Negroni, comm. Luigi Nosari, cav.Gr.Cr. Edo Piacenza, comm. Bruno Solzi. Cinque sono Premi Speciali (di importo diverso tra i 400 ed i 600 euro) riservati ai migliori risultati in assoluto e sono alla memoria dell’ex presidente dell’Associazione, dott. Gino Villa, scomparso nel 2008 (i vincitori di quest’anno hanno conseguito medie tra il 9.30 ed il 9.44).Ve ne sono poi 72 (sempre da 300 euro) offerte da imprenditori o privati comunque legati all’Associazione Industriali di Cremona che in questo modo desiderano ricordare propri familiari scomparsi: cav. lav. dott. Gennaro Auricchio, Maria e dott. Pietro Bosisio, cav. Gino Bregalanti, Federico Cadei e Maria Teresa Merletti – Cav. Rino Capelletti – Vera Capellini – P.I. Domenico Crotti – Annamaria e Luigi Danesi – Maria e Pietro Galbignani, Luisa Gamba Cabrini, Gdm SpA, Gruppo Giovani Industriali, Costantino Invernizzi, Invernizzi SpA, dott. ing. Giovanni Morini, comm. Luigi Nosari, Cesare e Francesco Pizzorni, Edila e Antonio Rinaldi, Cav.Uff. Riccardo Rinaldi, comm. Bruno Solzi – Dott. Gino Villa, comm. Gianni Zucchi.

Sono in tutto 116 i ragazzi – iscritti alle superiori per l’anno scolastico 2014/2015 e figli di dipendenti di aziende iscritte all’Associazione Industriali Cremona – che hanno ricevuto un premio per aver superato la media dell’8 nell’anno scolastico precedente (gli iscritti al 1° anno devono aver conseguito 10 decimi agli esami di licenza media).

ECCO L’ELENCO DEI PREMIATI

“Nel nostro Paese, nell’Italia dei territori che affronta molteplici criticità, sono molti gli imprenditori protagonisti della vita di scuole e università, che traducono il loro ruolo sociale in una vera e propria responsabilità educativa – ha detto il presidente dell’Associazione Umberto Cabini – .Molte nostre imprese, grandi e piccole, sono impegnate nell’aiutare studenti, docenti, dirigenti scolastici e rettori a realizzare una formazione più innovativa, aperta, costruita sulle competenze, in grado di rappresentare un vero fattore di sviluppo per il Paese.Mi fa molto piacere come presidente degli Industriali cremonesi  e  come imprenditore, in questa bella giornata, parlare ai giovani,  poter condividere con voi qualche riflessione e testimoniare il nostro interesse affinché alle nuove generazioni  siano riservate grandi opportunità”.

In una società in cui, anche nel mondo industriale, sono sempre più l’information tecnology e la robotizzazione a farla da padrone, il ruolo della scuola è fondamentale. “Il lavoro sarà sempre più connotato da qualifiche alte e con competenze tecniche, ingegneristiche, scientifiche ed economiche di alto livello, ma in cui la manualità sarà ancora centrale, divenendo manualità di qualità – evidenzia Cabini – .La scuola lascia sempre e comunque un’eredità, nella vita delle singole persone, delle famiglie, delle organizzazioni. I segni che lascia la scuola italiana di oggi sono al contempo il riflesso e l’immagine originale del nostro Paese, perché la scuola plasma una comunità e al tempo stesso ne è fortemente condizionata. Nel viaggio in Italia che Confindustria compie da anni con la sua rete di Associazioni, di imprenditori, esperti, affezionati collaboratori, insegnanti, presidi, giovani, abbiamo visto tanta stanchezza e disincanto, negli studenti come negli operatori. Abbiamo ascoltato un’equivalente voglia e impegno a cambiare. Si conducono molti esperimenti, cantieri con prove ed errori, nella speranza di innovare in meglio e per dare un significato al proprio lavoro. Ci sono nelle categorie professionali della scuola grandi valori e disponibilità, qualità e modernità. Questi convivono con gravi inadeguatezze, delusioni e demotivazioni.Cucire finalmente un abito alla scuola e vincere le inerzie e  le posizioni  dei tanti conservatori con una proposta innovativa e qualificante, sono gli obiettivi cui il sistema Confindustria vuole contribuire. Con il progetto  la “Buona scuola” il Governo ha presentato, dopo molti anni, una proposta che hamolti contenuti innovativi. E’ un’appassionante base di discussione. In questo percorso di cambiamento che il mondo dell’educazione si accinge a cominciare, la voce delle imprese deve essere ascoltata”.

Insomma, il sistema educativo del nostro Paese deve cambiare, secondo Cabini. “In questo senso è nostra responsabilità segnalare e cooperare con il sistema educativo per definire e costruire le competenze su cui è necessario investire allo scopo di garantire lo sviluppo industriale del Paese. La formazione ovviamente non può essere solo rivolta all’immediato e a soddisfare la domanda prociclica, deve pensare e guardare al futuro. Le anomalie più serie del sistema formativo italiano rispetto al contesto internazionale sono note agli esperti, ma poco conosciute e discusse dal largo pubblico. In sintesi direi che abbiamo forse ‘troppa scuola tradizionalmente intesa’, un sistema con troppe nozioni, troppe materie, poche attività di laboratorio,poco collegamento con la società, scarsa attenzione ai costi e agli sprechi, nessuna valutazione di efficacia del servizio, nessun riconoscimento dei meriti degli operatori più apprezzati e nessun riconoscimento al ruolo pubblico del settore paritario: la quantità a scapito della qualità.E’ tutto questo che dobbiamo invertire.Lo si può fare anche con un maggior collegamento al lavoro. Il lavoro e l’impresa devono tornare centrali all’interno dei processi formativi. L’idea che ‘prima si studia, poi si lavora’, ha fatto il suo tempo, e oggi si riconosce l’importanza di consentire anche ai ragazzi italiani di incontrare lavoro e impresa nel vivo del loro processo di formazione offrendo loro il diritto (largamente esercitato dai giovani europei) di imparare lavorando”.

“Oggi in Italia solo il 4% degli studenti tra i 15 e i 29 anni riesce a integrare studio e lavoro, a fronte del 22% degli studenti tedeschi – continua Cabini -. I giovani italiani non sono accompagnati al lavoro e spesso non lo conoscono. Rispetto ai coetanei europei entrano mediamente due anni più tardi nel mercato del lavoro. I tirocini formativi sono ancora troppo pochi e troppo brevi e solo il 40% delle imprese ha contatti frequenti con le scuole (il 70% in Gran Bretagna e Germania). Questa impostazione ha forti ripercussioni anche sul tasso di disoccupazione giovanile”.

Cosa fare allora? Occorre “promuovere lo sviluppo di percorsi formativi che valorizzino l’esperienza di applicazione delle conoscenze in contesti produttivi reali, non solo nella formazione professionale, ma con alternanza, stage, tirocini obbligatori pre-laurea, apprendistato, rendendo il rientro formativo dopo un periodo di lavoro una modalità usuale nel percorso di sviluppo professionale individuale e riconoscendo competenze e qualificazioni acquisite sul lavoro, in Italia o all’estero come crediti formativi. Il lavoro deve essere inteso come un’occasione per sperimentare metodologie di apprendimento attive e interdisciplinari che coinvolgano direttamente gli studenti permettendo loro di applicare le nozioni teoriche. In quest’ottica l’apprendimento non termina con il percorso di studi, ma prosegue lungo tutto l’arco della vita integrando esperienze lavorative e professionali per contrastare la rapida obsolescenza delle competenze”.

In Italia, insomma, è il momento di cambiare passo. “Dobbiamo lottare contro un’immagine del Paese appesantita da elementi che nulla hanno a che fare con la realtà della nostra economia – conclude Cabini -. Noi siamo il paese delle qualità.La qualità è la nostra unicità, la sola cosa che nessuno può contraffare. E la qualità è ciò che contraddistingue la nostra Provincia di Cremona. Essa è un patrimonio di settori, prodotti, nicchie di specializzazioni.Esprimiamo eccellenze ed unicità nell’agroalimentare e nella meccanica.Abbiamo espressioni importanti nella chimica e nella cosmetica. E stiamo cercando di creare poli di eccellenza nelle ICT. Noi vogliamo attirare talenti ed idee e non regalarli agli altri paesi.Per questo noi insisteremo affinché il nostro territorio rilanci la sua economia. Insisteremo perché le istituzioni locali concepiscano, anche per lo sviluppo sociale, nuovi snodi per le aziende. Senza imprese non c’è crescita, non c’è occupazione. A chi dirà che non ci sono risorse rispondiamo che è una scelta politica decidere su cosa puntare e su cosa investire. Noi stiamo investendo perché sia possibile dare un futuro all’economia ed ai nostri giovani”.

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