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Uscire dall'individualismo per vivere il vero significato del Natale

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Foto Sessa

Come ogni anno, il vescovo Dante Lafranconi rivolge alla comunità diocesana il messaggio augurale natalizio. Ecco il testo.

C’è un’aspirazione profonda nel cuore di ogni uomo, anzi un bisogno radicato nella sua natura stessa, che diventa ancor più impellente in un contesto sociale dove si fanno sempre più evidenti i segni di un individualismo quasi narcisistico. È il bisogno/aspirazione a vivere relazioni sincere, affidabili. Se viene meno la fiducia, cresce la diffidenza. Ma che vita è quella in cui non puoi fidarti degli altri sia che si tratti del tuo vicino di casa, del collega di lavoro, di chi rappresenta le Istituzioni o ricopre ruoli di servizio pubblico? È come se in un tessuto i molti fili della trama e dell’ordito si spezzino o si scolleghino tra loro: la stoffa non tiene, gli strappi si moltiplicano. E non basta l’opera, paziente e pur preziosa, del rammendo. Così è del tessuto della società quando diviene dominante la logica dell’individualismo, della affermazione del proprio diritto, senza tener conto di quello degli altri, e del dovere di ciascuno a procurare la compattezza del tutto.

Il Natale, se è preso nel suo vero significato, racconta che Dio si fida dell’uomo, immergendosi nella sua storia per risuscitare in lui, con la parola e con l’esempio, la nostalgia di una vita bella, fondata sulla affidabilità reciproca, costruita sull’amore che non vanta pretese per sé, neppure quella della gratitudine da parte di chi è amato, ma si mette fattivamente al servizio per rifare il tessuto di una società nuova, fraterna. Quella, appunto, che corrisponde alla nostra aspirazione. Ma sarà possibile realizzarla? O non sarà evanescente utopia? Sarà possibile se accogliamo Gesù, riconoscendo che il Padre suo è anche Padre nostro, e ricambiamo la fiducia che Lui ha mostrato di avere in noi, con la fiducia che noi riponiamo in Lui e con l’amore che sa guardare con fiducia agli altri. Gli innumerevoli segni di solidarietà fraterna ampiamente visibili in occasione di grandi calamità o modestamente – ma efficacemente – presenti nel tessuto del vivere quotidiano, testimoniano che la tensione dell’uomo, che aspira ad una società fraterna, è già in movimento verso la sua realizzazione. Vogliamo contribuire anche noi?

Solo a questa condizione gli auguri di Buon Natale, che volentieri rivolgo a tutti, sfuggono al vuoto di essere solo parole per diventare veri ed efficaci, generatori di vita nuova e di gioia condivisa.

+ Dante Lafranconi vescovo di Cremona

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