Cronaca
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Deserto commerciale anche in corso V. Emanuele Hanno chiuso De Scalzi e il bar Flora

Il deserto commerciale si mangia un altro pezzo di centro storico, rendendo sempre meno attraente il cuore della città. Questa volta tocca al corso Vittorio Emanuele nella sua prima porzione, quella da piazza Stradivari va verso porta Po. Dal 31 dicembre ha chiuso i battenti al numero 13c l’oreficeria-argenteria De Scalzi, negozio storico della città, da oltre 60 anni sullo storico corso. Se ne va un pezzo di vecchia Cremona: orologi, monete, targhe, coppe sportive, gioielli antichi, De Scalzi è stato un simbolo della Cremona commerciale.

Ma partendo da piazza Stradivari l’immagine d’abbandono di questo splendido corso rimesso a nuovo dalla giunta Perri con una pavimentazione in porfido, risalta ancora di più vedendo le luci spente del bar Flora, l’unico caffè in uno splendido stile liberty rimasto in città. Da tre settimane un foglietto appiccicato sulla vetrina indica in “chiuso per motivi familiari” la mancata apertura del bar-gelateria. In realtà – come sottolineano alla Fondazione Città di Cremona, proprietaria dell’immobile – il bar riaprirà solo in caso di subentro di un nuovo gestore. E’ comunque questa una delle condizioni poste dalla vedova Raspagliesi nel lascito di tutto l’immobile d’angolo tra via Monteverdi e corso Vittorio Emanuele proprio alla Fondazione. Alloggi per anziani ai piani superiori e il bar Flora al piano terra, le condizioni del lascito. Probabilmente la fondazione cercherà di vendere tutto lo stabile destinando – come già accaduto per altri lasciti – il ricavato per realizzare minialloggi in altra sede (forse al Centro Barbieri di via Aporti). Ma la Fondazione dovrà cercare comunque un altro gestore del bar.

Nello stabile è rimasta vuota (oltre che tutti i piani superiori) anche la vetrina dell’ex ottone Zerbinati. Sempre in questo tratto di corso rimane vuoto il palazzone massiccio della Banca d’Italia (opera nel 1960 dell’architetto Vagnetti) già finito all’asta per due volte e sempre rimasto invenduto. Si tratta di quasi 7mila metri quadrati, su quattro piani fuori terra, uno interrato ed uno seminterrato. Il prezzo base è di 8 milioni e mezzo di euro molto meno rispetto ai 12 stimati al momento della dismissione.

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