Cronaca
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'Terrorismo, l'attenzione è massima Ed è operativa nuova sezione antimafia' Vertice dal procuratore generale Dell'Osso

Sopra, la conferenza stampa di Dell’Osso dopo il vertice (foto Sessa)

AGGIORNAMENTO – Si è svolto nella mattinata di sabato a Brescia nello studio del procuratore generale presso la Corte d’Appello Pier Luigi Maria Dell’Osso un vertice con i procuratori del distretto giudiziario, distretto che oltre alla provincia bresciana comprende quelle di Cremona (al vertice era presente il procuratore capo Roberto di Martino), Mantova e Bergamo. La riunione, alla quale hanno partecipato anche il comandante e il vice del Ros e i responsabili delle Digos, è stata organizzata dopo le note vicende francesi, dove estremisti islamici hanno fatto un’irruzione con fucili d’assalto contro la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo lasciando a terra dodici morti e provocando altri decessi nelle ore successive.

La riunione a Brescia è stata organizzata per affrontare in sinergia l’allerta antiterrorismo e per analizzare le strategie necessarie a trattare la questione nel modo migliore. Attorno alle 13, dopo il vertice, è stata organizzata una conferenza stampa nel corso della quale il procuratore generale Dell’Osso ha preso la parola per delineare la situazione.

Dell’Osso ha spiegato che è massima l’attenzione sul tema (anche in vista di Expo 2015) e che controlli sono previsti su obiettivi e luoghi sensibili (tra questi i centri islamici), ma che ci si concentrerà pure su fatti pregressi per scongiurare possibili situazioni analoghe. Il procuratore generale ha fatto riferimento anche e soprattutto al territorio cremonese e a quello bresciano, in passato al centro di una delle principali inchieste gestite in Italia sul terrorismo islamico, sfociata nel 2006 con il maxi processo svoltosi in Corte d’Assise. Tra gli obiettivi, c’era il Duomo di Cremona. Tra i siti su cui sono stati rafforzati i controlli ci sono poli industriali, vie di comunicazione, stazioni, centrali elettriche, depositi di combustibili e gas, luoghi di aggregazione di particolare rilevanza. La Digos, inoltre, continua a monitorare movimenti e contatti delle persone. “L’attenzione in questo senso”, ha detto Dell’Osso, “non è mai cessata”.

Importanza fondamentale, per il procuratore generale, monitorare i cosiddetti “reati spia”, cioè quei reati, come le rapine e le estorsioni, ritenuti maggiormente indicativi di dinamiche riconducibili alla supposta presenza di aggregati di matrice mafiosa. Imperativo anche il fatto di non sottovalutare il pericolo legato ai “lupi solitari”, alle cellule in un certo senso “indipendenti”, senza contatti diretti e costanti con le organizzazioni terroristiche internazionali. Una tipologia, questa, che, come ha sottolineato Dell’Osso, “è ben lungi dal semplificarci la vita da un punto di vista investigativo. Si tratta poi di realtà in continua evoluzione”. “Tutte le situazioni particolari verranno seguite – ha aggiunto a sua volta il procuratore di Cremona Roberto di Martino -. Cremona farà il suo. La Procura distrettuale è quella competente, ma io farò da filtro con quanto mi sarà riferito dalle forze dell’ordine”.

Durante la conferenza stampa, il procuratore generale ha confermato che, come previsto, è stata attivata ed è operativa nel distretto giudiziario l’attesa sezione della Direzione investigativa antimafia, che ha sede a Brescia e che ha competenza anche sui territori di Cremona, Mantova e Bergamo. A pieno regime nella sezione della Dia lavoreranno circa trenta persone, provenienti da varie forze di polizia. La Dia agirà in collaborazione con l’ufficio della Direzione distrettuale antimafia presente presso la procura di Brescia, dove la Direzione nazionale antimafia ha deciso qualche settimana fa di mandare a lavorare, su richiesta di Dell’Osso, il magistrato Roberto Pennisi, esperto di ‘ndrangheta (alle sue spalle esperienze in Calabria e all’ufficio della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, che ha competenza sulla Romagna e sull’Emilia, territorio,  quest’ultimo, in cui hanno basi i gruppi ‘ndranghetisti maggiormente interessati al territorio cremonese secondo investigatori esperti). Pennisi già da qualche anno invita a prestare la massima attenzione alla provincia di Cremona, oltre che ai territori di Brescia, Mantova e del Veneto, per i pericoli legati alla “delocalizzazione” ‘ndranghetista.

Michele Ferro
Sara Pizzorni
redazione@cremonaoggi.it

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