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Vetrine rotte in via Dante e non solo il day after nei luoghi della guerriglia

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AGGIORNAMENTO – Il giorno dopo la guerriglia urbana i segni della devastazione sono sotto gli occhi di una città attonita. Danneggiate con rottura di vetri e dei Bancomat tutte le banche comprese da porta Venezia fino a metà via Dante, oltre a quella di Piazza Libertà. La sede centrale della Bcc di via Dante è stata transennata e già di prima mattina si stavano ripulendo i marciapiedi dai vetri. Bancomat sventrati anche alla banca Agricola Mantovana, sempre in via Dante e alla Popolare dell’Emilia Romagna, e al Credit Agricole, come pure all’Unicredit di viale Trento e Trieste, angolo Vecchio Passeggio. Danneggiate inoltre le vetrine di un’assicurazione, un’agenzia immobiliare e un negozio di telefonia. Oltre ai simboli del capitalismo che i black bloc hanno preso di mira, fortemente danneggiato è stato il comando della Polizia Locale, dove era riunita l’unità di crisi del Comune coordinata dal comandante della polizia Locale Sforza e dal dirigente Pagliarini. Danni non ancora quantificati ma ingenti.

CASARIN, PRESIDENTE CONFCOMMERCIO – A Cremona, sabato, il Governo non ha saputo garantire l’ordine e la sicurezza”, dichiara Fausto Casarin, presidente Ascom Cremona. “Perché non è bastato l’impegno generoso dei tanti agenti arrivati in città. Forse non era una sfida che si poteva risolve semplicemente rafforzando le forze in campo. Di sicuro non sarebbero bastati gli appelli alla partecipazione democratica e alla non violenza. Le autorità competenti hanno autorizzato una manifestazione che non si doveva permettere. Che il corteo annunciato come “pacifico” non potesse essere tale non era difficile da capire. Lo sapevano (è difficile credere il contrario) gli stessi organizzatori, che hanno responsabilità precise e gravissime di cui dovrebbero essere chiamati a rispondere perché non basta trincerarsi dietro all’idea del gruppo di infiltrati. Lo avevamo previsto come Confcommercio, come dimostra il porta a porta per informare tutti i negozi. Le vetrine oscurate restituiscono la preoccupazione delle imprese per questa ondata di collera incontrollata e livida. I cittadini si sono barricati in casa, vittime di un coprifuoco non scritto. Lo avevano insomma capito tutti. Tutti tranne chi ha autorizzato il corteo. Nessun personalismo, probabilmente le leggi non hanno aiutato i rappresentanti dello Stato a prendere decisioni diverse. Evidentemente però il tiro va corretto, perché non si possono tutelare i professionisti dello sfascio a discapito dell’Italia onesta, che rispetta le regole. Non si devono legittimare gli estremisti se danneggiano l’Italia che lavora e produce. Quello di sabato deve essere letto come un ultimatum, deve dare a tutti la forza del cambiamento che evidentemente, la politica, da sola, non sembra in grado di produrre. Rispettare i diritti dei cittadini e dei lavoratori avrebbe certificato l’esistenza e la volontà dell’Italia reale che non si arrende e vuole vincere la crisi, nella massima pace sociale.  La stessa che, già oggi, risvegliandosi in una Cremona devastata e ferita, inizierà a fare la conta dei danni subiti per poi riprendere il cammino. Con l’amarezza che lo Stato non si fa adeguatamente responsabile di questa situazione. Occorre, da subito, prevedere indennizzi per queste imprese che si sono trovate con le vetrine sfondate o con altri guai da rimediare. Serve un impegno di tutti. Per questo ci siamo già attivati con la Confcommercio regionale e nazionale. Ed inviteremo le Istituzioni, i consiglieri a Milano e i parlamentari (con qualche difficoltà nel rivolgerci a chi ha sfilato con i manifestanti) ad avanzare proposte di legge perché questi fatti non si possano ripetere. Serve un segnale forte perché delle false promesse ne hanno tutti piene le scatole, anche i commercianti e i cittadini. Non nascondo l’amarezza per le riprese trasmesse dai media nazionali, con i violenti che sono entrati tranquillamente nel corteo con “uniformi nere” e sacchi “pieni di bastoni” per spaccare vetrine e malmenare gli agenti. O nel leggere che nessuno è stato fermato. Cremona si è fatta, insomma, trovare impreparata, nella più benevola delle ipotesi. Non ce lo possiamo permettere (e le devono capire le autorità regionali e nazionali) a poche settimane dall’Expo. Non è così che possiamo testimoniare che l’Italia, per quanto triste lo spettacolo offerto dalla sua parte peggiore (non mi riferisco solo ai black bloc), resta un grande paese: ordinato, civile, responsabile e coeso. Per una giornata i facinorosi si sono presi il “presente di Cremona”. Non lasciamogli anche il futuro”.

G.B.

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