Cronaca

Morto di malaria: “La profilassi solo consigliata”. “Lamentele” sull’alloggio in Camerun

Prima udienza del processo per omicidio colposo per la morte di Lorenzo Pagliari, stroncato dalla malaria. In aula il collega che aveva contratto la malattia

Lorenzo Pagliari
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Primi testimoni dell’accusa nel processo per omicidio colposo per la morte di Lorenzo Pagliari, il 38enne cremonese specialista elettronico dell’Ocrim, stroncato dalla malaria dopo un viaggio di lavoro in Camerun. Sul banco degli imputati, Alberto Antolini, amministratore delegato dell’azienda cremonese con sede in via Massarotti specializzata nella fornitura di impianti molitori, mangimifici e lavorazioni di cereali, e la stessa società.

Contestata anche l’accusa di lesioni gravissime nei confronti di un collega di lavoro di Lorenzo, anche lui di ritorno dal Camerun e anch’egli finito nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale dopo aver contratto la malaria. Lui si era salvato.

Lorenzo, che invece era deceduto nel reparto di Terapia Intensiva del Maggiore il 31 dicembre del 2023, aveva soggiornato in Camerun dal 21 novembre al 13 dicembre, mentre il collega dall’8 al 21 dicembre.

Lorenzo Pagliari

Oggi, il primo ad essere sentito è stato proprio il collega che si era ammalato. L’uomo, 53 anni, è dipendente Ocrim dal 1995 ed è un tecnico collaudatore. “In trent’anni di professione sono stato all’estero varie volte, di cui almeno una decina in Africa”, ha spiegato il testimone. “L’azienda ha un ufficio che organizza i viaggi e che fornisce biglietti e hotel. Mi era stato detto delle vaccinazioni obbligatorie che dovevo fare e che c’era una profilassi per la malaria. Io, però, non l’ho fatta. Vent’anni fa, per un’altra trasferta, avevo preso le pastiglie, ma ero stato malissimo“.

In Camerun, il 53enne era nello stesso alloggio di Lorenzo. “La struttura era stata affittata dal cliente e io ci ho vissuto con un altro collega. “C’era una sala, due camere da letto, la cucina e il bagno. L’aria condizionata non funzionava, l’hanno riparata nei giorni successivi. Alle porte finestre non c’erano le zanzariere e c’era poca igiene“. Il dipendente ha ricordato di essersi lamentato dell’alloggio con qualcuno di Ocrim che gli aveva risposto di parlarne con il cliente. Contattato, il cliente aveva sostenuto che non c’era altro di meglio. “In quella struttura avevamo a disposizione l’insetticida e lo abbiamo usato, cosa che non era necessaria quando andavamo negli alberghi”, ha riferito il testimone.

Il dipendente ha poi riferito in merito all’abbigliamento. “Sul lavoro indossavamo una polo, pantaloni lunghi e scarpe antinfortunistica, mentre fuori, una polo, pantaloncini corti e scarpe da ginnastica”. Il 53enne aveva accusato i primi sintomi già sul volo di ritorno. “Avevo crampi allo stomaco e mal di testa”, ha ricordato. “Ho dato la colpa a qualcosa di avariato che avevo mangiato in aereo”. L’uomo era poi arrivato in Italia e il giorno di Natale, mentre era a casa, aveva sentito forti brividi. Alle 3 di notte la corsa in ospedale accompagnato da moglie e figlio. Era stato proprio suo figlio a dire ai medici del viaggio in Camerun.

Amos e Cristina, i genitori di Lorenzo

Il testimone ha poi riferito che all’epoca in Ocrim, in quei giorni chiusa per le festività, non c’era stato alcun controllo sulle condizioni dei dipendenti rientrati dalle trasferte. “Ora invece siamo sottoposti a visita e c’è un avviso di presentarsi al pronto soccorso in caso di qualsiasi malessere“.

Il 53enne è già stato risarcito da Ocrim.

Sentito in aula anche un altro collega che era stato inviato in missione in Camerun come addetto al collaudo. L’uomo, 38 anni, con alle spalle viaggi in Italia e soprattutto all’estero, ha riferito che prima di un viaggio in Africa nel 2018 gli avevano consigliato di sottoporsi alla profilassi antimalarica, ma di aver scelto di non farla “perchè ero a conoscenza degli effetti collaterali”.

Nel 2023, in Camerun, il 38enne aveva alloggiato in quella struttura anche con Lorenzo. “Lui era arrivato dieci giorni dopo di me. Si trattava di un appartamento base, con alcune zanzariere rotte e con la presenza di muffe e insetti. Ricordo che faceva molto caldo”. Il testimone ha detto di essersi lamentato delle condizioni dell’alloggio con Ocrim, ma non si ricordava quando, se prima o dopo la missione. “Solitamente”, ha riferito, “gli altri alloggi erano messi a disposizione dall’azienda”.

L’ultimo testimone sentito in udienza è il dipendente che all’epoca seguiva la parte tecnica delle commesse. E’ lui che sarebbe stato contattato per i disagi relativi all’alloggio. “Ricordo lamentele sugli orari, non sull’abitazione. E comunque c’era da rivolgersi al cliente”. Il dipendente ha raccontato che anche lui avrebbe dovuto recarsi in Camerun. “Alla fine non ci sono andato”, ha spiegato, “ma come vaccinazione obbligatoria c’era la febbre gialla. Ats aveva consigliato anche l’antimalarica“.

L’avvocato Gamba

Per la procura, l’azienda non avrebbe correttamente seguito tutte le disposizioni di sicurezza per i due dipendenti in trasferta in Africa che prima di partire non si erano sottoposti alla profilassi anti malarica. Profilassi non obbligatoria, ma consigliata in quelle zone dell’Africa dove il rischio di infezione è presente tutto l’anno. Lorenzo era rientrato dal Camerun il 13 dicembre. A Natale aveva accusato i primi sintomi che il 30 dicembre, un giorno prima di morire, lo avevano portato al ricovero. Quella che lo aveva colpito era stata una forma di malaria particolarmente aggressiva.

Per l’accusa, non sarebbero state fornite “precise indicazioni o istruzioni operative relative al monitoraggio dei lavoratori trasfertisti al rientro da un paese a rischio malaria, nonchè di una specifica informazione in merito”.

Il 16 giugno dell’anno scorso il medico del lavoro aveva patteggiato un anno e tre mesi, pena sospesa.

I genitori di Lorenzo, Amos e Cristina, oggi presenti in aula, non sono parte civile in quanto già risarciti.

L’amministratore delegato di Ocrim è assistito dall’avvocato Marco Gamba.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 12 ottobre.

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