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Black bloc, l'attacco della Diocesi: 'Che uomini siete se non mostrate il volto?'

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Un duro attacco contro i black bloc e gli altri manifestanti violenti, che sabato scorso hanno messo a ferro e fuoco Cremona, arriva dalla Chiesa cremonese, nelle parole di don Enrico Trevisi, rettore del Seminario di Cremona. “Si sono coperti il volto. Hanno dovuto nascondere con disonore i loro lineamenti mentre con violenza rabbiosa distruggevano. Che uomini siete se non sapete mostrare la vostra faccia?”. Parole dure quelle del sacerdote, in un intervento pubblicato sul sito della Diocesi di Cremona. “La violenza è sempre sbagliata – ribadisce don Trevisi -. Chi vi ricorre dichiara che non ha buoni argomenti a sostegno della propria posizione. O per lo meno non crede alla ragionevolezza dei propri argomenti. Lo sdegno nei confronti di chi si è organizzato per ferire la nostra città, per sequestrarla, imbrattarla e devastarla non basta. Occorre un supplemento di riflessione e di assunzione di responsabilità”.

Secondo Trevisi vi sono alcuni punti fermi che non possono essere soggetti a compromessi. “La violenza e la vendetta vanno condannate e bandite – ribadisce con forza -. Chi ne è artefice mostra una drammatica povertà umana, dichiara un vuoto di valori, un pauroso deficit di umanità. Che uomo sei se ti camuffi e usi delle spranghe? Sei un uomo pieno di contraddizioni, un uomo che non sa prendere la parola per interloquire ma che conosce solo la rabbia, dunque un uomo che non sa controllare se stesso. Anche da lontano sono arrivati a Cremona – e già organizzati – per distruggere, picchiare, aggredire. È stato un atto premeditato. La condanna non può che essere inequivocabile. Speriamo che i responsabili siano individuati”.

Il sacertote ricorda che “La libertà di espressione, la libertà di protestare e manifestare devono essere accompagnati sempre dal rispetto verso gli altri”, ma anche che “Tanta gente pacifica si è unita alla manifestazione di sabato per condannare la violenza che ha portato un uomo ad essere in ospedale in gravi condizioni. Ma purtroppo tanti segnali inequivocabili mostravano come la manifestazione era divenuta pretesto e occasione per violenza e distruzione. Il tam-tam delle ultime ore aveva creato una sorta di coprifuoco, con negozi chiusi, gente che scappava dalla città o si rinchiudeva in casa. Con responsabilità occorre non dare occasioni a tali persone e gruppi di sequestrare la città e usare violenza: chi invece organizza manifestazioni equivoche ne diviene corresponsabile e si prende gioco di altri cittadini”.

Anche le responsabilità sono molte, secondo il sacerdote, che ribadisce di nuovo la responsabilità degli organizzatori. “Ci sono responsabilità differenziate – evidenzia -. C’è chi ha commesso la violenza (senza mostrare la propria faccia) e c’è chi in una zona grigia indice manifestazioni equivoche che sa essere teatro di scontri. Costoro hanno mostrato la loro faccia… ma hanno coperto la macchinazione violenta. La manifestazione di sabato era equivoca. Chi l’ha organizzata si è fatto corresponsabile”.

Il tema diventa quindi la prevenzione: un compito di tutti, prendendo in causa chiunque getti zizzania e contribuisca a creare un clima d’odio, stampa compresa. “Ci sono polemiche violente che non giovano se non a qualche politico per poter andare sui giornali” denuncia don Trevisi. Sono solo zizzania. Dopo sono tutti bravi a dare le colpe. Giustamente è stato detto che sabato non si trattava di una fiction. Bastava poco perché tutto degenerasse ulteriormente. Rimane che prevenire è compito di tutti e non solo di un prefetto o di un sindaco o delle forze dell’ordine”.

Don Trevisi chiosa con una riflessione molto personale: “Sabato pomeriggio ho deciso di uscire dalla città. Come un profugo. Ho deciso di andare a trovare amici malati. E mi hanno ricompensato con la loro amicizia. Ben più di quello che io ho dato loro. La violenza non può sottrarci la libertà del bene. Ricordiamocelo”.

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