Un commento

'Io senza casa, senza lavoro e con una figlia di 10 anni'

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Sfrattata dalle case popolari di via Borroni (laterali di via Brescia), rischia di finire in mezzo a una strada, con una figlia di dieci anni a carico. E’ la storia di Tina, 37enne residente da oltre dieci anni a Cremona, ma originaria della Puglia, che lancia il suo appello, in lacrime, al Comune e ai servizi sociali.

Il suo dramma inizia quando, nel 2010, perde il lavoro presso una cooperativa che si occupa di servizi alla persona. “Dal 2006, in quanto ragazza madre, mi avevano assegnato una casa popolare. Ma avevo uno stipendio regolare, e per anni non ho avuto problemi a mantenere me e mia figlia. Lei aveva una vita serena, nonostante tutte le difficoltà che una madre incontra nel dover crescere da sola la figlia”.

Poi il licenziamento, e le prime difficoltà. “Nonostante tutto ho sempre cercato di tirare avanti, con lavoretti saltuari, che mi permettevano almeno di pagare l’affitto e le utenze. Solo una volta mi è capitato di non riuscire a pagare la bolletta, in quanto troppo alta a causa del teleriscaldamento, e in quel caso è intervenuto il Comune a darmi una mano. Per il resto non ho mai ricevuto aiuto, nè l’ho chiesto”. A gennaio 2014, però, l’Aler aumenta l’affitto dell’appartamento, e per la donna le cose si fanno più difficili. “Facevo i salti mortali già prima, per pagare. Quando hanno iniziato a chiedermi 200 euro al mese, ho iniziato ad avere dei problemi nel riuscire a rispettare le scadenze. Non avendo un lavoro fisso, le mie entrate non erano mai certe. E sono rimasta indietro con gli affitti”.

Presa dalla disperazione, a ottobre decide di andare in Sicilia, terra natìa del suo fidanzato, per cercare lavoro. E commette un errore. “Visto che avevo paura che qualcuno entrasse in casa mia a rubare, ho chiesto a una persona di mia conoscenza di abitare nell’appartamento in mia assenza”. Questo però per i servizi sociali è considerato subaffittare l’appartamento, cosa che ovviamente non è consentita. “Mi ha chiamato il vigile mentre ero in Sicilia dicendomi di tornare e di non andare nell’appartamento perché stavano facendo degli accertamenti.  Quando sono arrivata sono andata a stare temporaneamente da un’amica, aspettando di poter rientrare. Invece mi hanno sfrattato. Ok, forse ho sbagliato, ma per questo devono lasciarmi in mezzo a una strada, con una bambina di dieci anni?” si chiede Tina, che attualmente dimora presso un vicino di casa che, venuto a sapere della sua situazione, si è offerto di ospitare temporaneamente lei e la bambina. “Se non fosse stato per questa persona ora sarei in mezzo a una strada. Non posso però restare lì troppo a lungo e ho bisogno di aiuto. Ho provato a farmi ricevere dal sindaco, ma mi hanno risposto che il sindaco non riceve per queste questioni. Ho allora contattato la segreteria dell’assessore un paio di settimane fa e mi hanno risposto che mi avrebbero richiamato per fissarmi un colloquio, ma non ho più sentito nessuno”.

Adesso Tina è in attesa di risposte, e di sapere cosa ne sarà del proprio futuro. “In questi giorni ho pensato davvero le cose peggiori… mi chiedevo che senso avesse andare avanti in questo modo… senza una prospettiva di alcun tipo… Tengo duro solo per mia figlia, ma è difficile. Non chiedo molto, solo un aiuto, un segnale di interesse da parte del Comune… Mi basterebbe che mi aiutassero a trovare un lavoro, per potermi pagare un affitto e tornare ad avere una vita normale”.

Laura Bosio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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