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Carcere, gravi problemi strutturali Sconcertante il caso del nuovo padiglione

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Significativi deficit strutturali nel nuovo padiglione del carcere di Cremona, aperto ma a distanza di circa un anno e mezzo dall’entrata in attività non funzionale come dovrebbe essere. A dimostrarlo anche diverse fotografie. Le immagini sono state scattate dal raggruppamento Penitenziari del sindacato Uil-Pubblica amministrazione, che con i suoi vertici nazionali e regionali ha effettuato una visita dentro la casa circondariale di Cremona. “E’ l’ennesima tappa presso gli istituti della Lombardia, durante la quale si è riusciti a raccogliere anche importanti testimonianze fotografiche”, dichiara il segretario nazionale Angelo Urso, che ha visto lo stato della struttura di Cà del Ferro assieme al segretario regionale Gian Luigi Madonia e al responsabile provinciale Vincenzo Termine. Sui deficit strutturali del nuovo padiglione, queste le parole di Urso: “Non ci esprimiamo perché mi sembra chiaro che se vi sono in atto accertamenti amministrativi e penali rispetto ai nuovi padiglioni lombardi, è evidente che qualche problema c’è, diamo solo fiducia all’Amministrazione e all’Autorità giudiziaria rispetto alle attività in essere”. L’esponente locale Termine parla di una “istituto che sta vivendo due contraddizioni parallele: l’aumento della popolazione detenuta legata all’apertura del nuovo padiglione che non è stata sufficientemente seguita dall’adeguamento dell’organico di polizia penitenziaria e l’apertura del nuovo padiglione che tutto può definirsi tranne che nuovo, con cancelli rotti, ascensori fuori uso, infiltrazioni diffuse e altro, la testimonianza che qualcuno non ha fatto il proprio dovere o, ancor peggio, che il progetto ha prodotto effetti fallimentari, milioni di euro spesi dallo Stato stanno generando dubbi e perplessità”.

Ciò che è stato rilevato dalla Uil-Pa è stato raccolto in una relazione, inviata a tutti i livelli dell’amministrazione penitenziaria e ad autorità cremonesi (Procura, Asl, vigili del fuoco e Prefetto). La visita all’interno del carcere è stata effettuata il 13 marzo ma ora è possibile visionare il dossier e le fotografie. “Poco o nulla, purtroppo, è cambiato dalla visita effettuata nell’ottobre del 2013”, viene detto nel documento. “Rispetto al vecchio padiglione si pone in evidenza la ricostruzione del tetto che, evidentemente, ha attenuato sensibilmente il fenomeno delle infiltrazioni, che interessavano soprattutto i piani alti della struttura”. Ma “la vera differenza rispetto ad allora è costituita dall’apertura del nuovo padiglione detentivo, oggi attivo e con un abbondante presenza di detenuti”. “All’apertura del reparto, purtroppo, fa da contraltare – si legge – l’insufficienza dell’organico di polizia penitenziaria che non è stato adeguatamente integrato. Le recenti assegnazioni, infatti, non hanno risposto alle effettive esigenze di servizio: su una pianta organica prevista pari a 248 unità, oggi sono amministrate 178 unità, con una particolare carenza nei ruoli intermedi (ispettori e sovrintendenti). A tal proposito l’ultima assegnazione dei neo viceispettori non ha considerato adeguatamente le predette carenze dimostrando quanto sia incerta e condizionata da fattori diversi la gestione del personale da parte del Dipartimento”. “Entrando nel merito della visita c’è da dire – prosegue la relazione – che siamo stati accolti dal direttore e dal comandante di reparto con i quali abbiamo avuto modo di intrattenerci e confrontarci sulle questioni da noi ritenute più importanti, a partire dalla chiusura dello spaccio la cui soluzione sembra essere in dirittura d’arrivo, alla redazione del documento di valutazione dei rischi, previsto dal D. lgs 81/2008, che è in corso di realizzazione, e alle procedure di elezione degli RR.LL.SS. (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, ndr) che non risultano essere presenti”.

I PROBLEMI DEL NUOVO PADIGLIONE – “Con estremo stupore le  situazioni più critiche sono state registrate presso il nuovo padiglione, il quale presenta gravi carenze strutturali”, segnala la relazione. Infiltrazioni di acqua piovana caratterizzano la porta carraia. Guasto agli ascensori all’interno (“questione che espone al rischio di spiacevoli incidenti sia il personale che i detenuti lavoranti e impone un notevole e inutile flusso di detenuti su e giù per le scale per le prestazioni sanitarie e tutte le altre incombenze quotidiane”). Molti cancelli di sbarramento “inspiegabilmente guasti o rotti, scardinati dalle pareti e/o con le cerniere dissaldate. Qualche cancello è sorretto da corde o nastri”. “Il blocco di diversi cancelli di sbarramento – prosegue il dossier – impedisce l’utilizzo di una delle scale del nuovo padiglione e questo, unito al guasto degli ascensori, espone a notevoli rischi sia personale, sia i detenuti poiché in caso di allarme e/o di evacuazioni impreviste ed improvvise potrebbero costituire inopportune limitazioni. Anche l’ingresso principale del nuovo padiglione è inagibile e, giustamente, transennato per ragioni di sicurezza. La pensilina dello stesso è infatti pericolante, in quanto non ha retto il peso delle recenti nevicate”.

IL VECCHIO PADIGLIONE E ALTRI DISAGI – Quanto al vecchio padiglione, esso continua a essere “caratterizzato da numerose infiltrazioni”. “In particolar modo risulta assai difficile comprendere l’assenza di interventi per la sezione isolamento, ormai da troppo tempo, inagibile e chiusa – denuncia il documento -. E’ inutile evidenziare l’importanza di una sezione isolamento presso un istituto in cui, per la particolare tipologia detenuti, spesso si verificano eventi critici o aggressioni che dovrebbero essere perseguiti con esemplari misure disciplinari. E’ ovvio che in assenza di determinate restrizioni il senso di impunità aumenta di pari passo con gli eventi critici”. “Tanto più – prosegue il testo – se si pensa che la quasi totalità dei detenuti presenti è di nazionalità straniera, particolare apparentemente insignificante ma che invece dovrebbe far riflettere sull’opportunità della loro presenza all’interno di reparti a regime aperto. Sia chiaro, non è una questione discriminatoria ma semplicemente la presa d’atto che con gli stranieri la gestione ‘premiale’ della detenzione ha una scarsa efficacia in ragione del fatto che tale ‘premialità’ li coinvolge in maniera marginale perché gli mancano presupposti essenziali quali la famiglia, un permesso di soggiorno regolare, una residenza, eccetera”. Tornando alle problematiche strutturali: molte telecamere guaste e allo stesso modo impianti di interfono (“il nuovo concetto di vigilanza dinamica destinata alla particolare tipologia detenuti ospitati (c.d. comuni) risulta di difficile attuazione”). Presenti anche aperture nella recinzione del campo sportivo, “tali da consentire un vero e proprio miscuglio tra sezioni, spesso rendendo difficile la separazione tra soggetti, intere sezioni e/o i divieti di incontro disposti per motivi disciplinari o giudiziari”. “Particolare annotazione – è scritto – merita la questione caserma agenti, soprattutto in un momento in cui si pretende il pagamento di oneri in ottemperanza di leggi e regolamenti. Il secondo piano è inagibile per abbondanti infiltrazioni da almeno quattro anni e, all’orizzonte, non si intravedono possibili interventi di ristrutturazione e il rischio è quello che con l’andare del tempo si possa compromettere l’intera struttura”.

La Uil-Pa invita gli organi competenti ad attivarsi per risolvere le problematiche emerse (un invito che, evidentemente, coinvolge principalmente gli uffici nazionali e regionali per le competenze sugli interventi): “Non possiamo che sollecitare l’adozione di urgenti provvedimenti affinché vengano effettuati i necessari interventi strutturali, in attesa che la giustizia faccia il suo corso rispetto allo scempio che presenta il nuovo padiglione. Un padiglione che a nostro avviso, data la precarietà strutturale, andrebbe chiuso in attesa appunto che accertate le responsabilità si possa procedere ad effettuare le opere necessarie a rimettere in sicurezza gli ambienti. Alla direzione generale del personale non può che ribadirsi la necessità di adeguare l’organico della casa circondariale di Cremona. Un potenziamento delle risorse che dovrà necessariamente avere degli effetti anche presso il Nucleo traduzioni e piantonanti locale. Oggi, infatti, la pianta organica del Nucleo traduzioni e piantonanti è rimasta fissata a 13 unità (compreso il coordinatore), nonostante il numero dei detenuti si aggiri intorno alle 500 unità con conseguente aumento delle traduzioni e delle varie competenze”.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

GALLERIA IMMAGINI

Ingresso nuovo padiglione (lato interno)

Un cancello del nuovo padiglione

Un ascensore del nuovo padiglione

La recinzione del campo sportivo

Sala perquisizione nella struttura più vecchia

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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