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Partorì sola nel bagno dell'ospedale, per il bimbo ematoma alla testa

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Il legale Alessandro De Nittis

Era ricoverata in ospedale perchè prossima al parto, e quando è arrivato il momento, ha suonato il campanello per chiedere aiuto, ma nessuno del personale medico si è presentato. La donna ha quindi partorito da sola nel bagno della sua stanza, e in quelle condizioni, il bimbo, uscendo, è caduto a terra, procurandosi un ematoma alla testa. Sull’episodio, accaduto all’ospedale di Cremona il 13 ottobre del 2012 ad una cremonese di 37 anni, la procura ha aperto un’indagine con l’ipotesi di reato di lesioni colpose. A sporgere denuncia e a rivolgersi al legale Alessandro De Nittis è stato il marito della donna, già a suo tempo sentito dai carabinieri.

La 37enne era entrata in ospedale la mattina del 13 ottobre. Aveva la pressione arteriosa troppo alta e si trovava alla 37esima settimana di gravidanza. Era stata trattenuta in ospedale per le analisi e ricoverata al settimo piano nel reparto di Ostetricia. Nel verbale di denuncia, il marito ha raccontato che a sua moglie era stato eseguito il monitoraggio del feto e verso le 18 una visita all’utero.  Successivamente alla donna era stato indotto il parto e aveva atteso in camera assistita dal marito. Ogni tanto le infermiere passavano per controllare il monitoraggio, che si era protratto dalle 18,15 alle 19, e nel frattempo la donna era stata vista anche dal ginecologo, al quale aveva lamentato dei dolori. Dolori sempre crescenti, secondo quanto riferito in denuncia dal marito, dolori di cui la 37enne si era lamentata anche che con le ostetriche durante i successivi controlli. Quando poi era andata in bagno si era accorta di avere sangue nelle urine, ma era stata rassicurata. Ma i dolori non passavano, tanto che la 37enne, preoccupata, aveva chiesto al marito di chiamare un’infermiera.

L’uomo ha raccontato di essere uscito poco dopo le 19,15 a cercare il personale paramedico ma di non aver trovato nessuno, e che quando era rientrato nella stanza aveva trovato la moglie in piedi, di fronte alla porta del bagno, e il bambino a terra, appena partorito, col cordone ombelicale ancora attaccato. “Ho visto arrivare il personale medico dopo almeno 15/20 secondi dalle grida di aiuto di mia moglie che aveva anche schiacciato la chiamata dal pulsante del letto prima di recarsi in bagno dove è avvenuto il parto”. “Il piccolo”, si legge nel verbale rilasciato dal padre, “aveva un evidente ematoma di circa 3 centimetri sulla testa”, tanto che era stato ricoverato nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale per accertamenti.

Lunedì 15 ottobre il bambino era stato trasferito d’urgenza all’ospedale di Bergamo per cure specialistiche ed esami. Nella sua testimonianza, il marito della 37enne ha spiegato che il 16 ottobre a suo figlio era stata effettuata una risonanza magnetica, “anche per valutare l’opportunità di intervento per la rimozione dell’emorragia interna conseguente alla riscontrata frattura cranica”. Secondo il chirurgo, “se l’incidente fosse accaduto all’ospedale di Bergamo si sarebbe provveduto all’immediata asportazione della macchia emorragica senza intervento, ma essendo trascorsi quattro giorni, ciò non era più possibile ed era necessario un intervento chirurgico”. L’operazione era andata a buon fine.

“Ora”, ha commentato il legale Alessandro De Nittis, “aspettiamo l’esito della comunicazione della procura per capire in che stato si trova il procedimento. A distanza di tre anni i miei assistiti vorrebbero chiarezza da parte della magistratura”. “La famiglia”, ha aggiunto il legale, “ha anche fatto fare una perizia per valutare le lesioni riportate dal piccolo e gli eventuali postumi permanenti”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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