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Inceneritore, le alternative: Cremona e Pavia (soci in Lgh) si confrontano

Nella foto di repertorio, l’incendio all’impianto di San Rocco nel 2013

Siamo in una fase di transizione, gli inceneritori  (quelli che non necessitano di grossi investimenti per essere potenziati) possono servire per il medio termine, ma il futuro è nella riduzione dei rifiuti alla fonte, nella differenziata, nell’industria delle materie prime ‘seconde’, in pratica nell’adozione di un sistema economico circolare che non butta via niente e brucia il meno possibile. Nemmeno l’articolo 35 dello Sblocca Italia che istituisce la Rete Integrata nazionale – lista nella quale finiranno in automatico tutti gli inceneritori attivi in Italia – deve essere utilizzato come un via libero incondizionato al mantenimento in vita dell’impianto di san Rocco, secondo Marco Pezzoni, sostenitore di queste tesi e organizzatore con Creafuturo del convegno in programma domani 17 aprile in sala Zanoni, alle 17,30, “I rifiuti come risorsa. Inceneritori e raccolta differenziata nel Sud Lombardia”. “A maggior ragione –  sostengono infatti le associazioni cremonesi aderenti a Creafuturo – chiediamo ai Comuni azionisti di LGH, proprietaria dell’inceneritore di Cremona, di accelerare i tempi della dismissione dell’impianto. Essendo in uno Stato di diritto, in forza della Legge Sblocca Italia, ci possono obbligare a bruciare rifiuti di provenienza extraregionale. Ma, proprio essendo in uno Stato di diritto e non nella Russia di Putin, la proprietà  degli impianti rimane totalmente nelle mani e nella disponibilità degli azionisti locali, cioè dei Comuni. Dunque l’uso dell’inceneritore può essere imposto dallo Stato, non la titolarità della proprietà dell’impianto che rimane nelle mani delle istituzioni locali e delle loro decisioni”.

Al convegno saranno presenti Gianluca Galimberti, Massimo Depaoli, sindaco di Pavia, Alberto Bellini, assessore a Forlì e docente di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione «Guglielmo Marconi» all’Università di Bologna. Il comune pavese, attraverso la sua municipalizzata, è uno dei soci di Lgh, la holding che detiene la proprietà  sia del termovalorizzatore di San Rocco che di Parona, provincia di Pavia. Un’occasione significativa anche per capire se le linee sui rifiuti dei due sindaci coincidono o se possa esservi una compensazione tra i due impianti, visto che volontà di Galimberti è di arrivare alla chiusura di quello cremonese.

Promuovono l’incontro le associazioni AmbienteScienze, Acli, Arci, Atuttocompost, CreaFuturo, Filiera Corta Solidale, Legambiente, Italia Nostra sez. di Cremona, WWF.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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