Commenta

Tamoil, Toninelli: 'Urge indagine su salute dei cittadini'

tamoil-nuova-evid

L’area della Tamoil deve essere bonificata il più rapidamente possibile. L’appello arriva dal deputato cremonese del Movimento 5 Stelle, Danilo Toninelli, che ha presentato in questi giorni una interrogazione a risposta scritta alla Camera. “Non ci si può appigliare a leggi che rinviano gli interventi in questo senso dopo una condanna per disastro ambientale – evidenzia il deputato -. Non bastano indagini superficiali per valutare l’impatto degli agenti inquinanti che hanno avvelenato la nostra terra e le nostre acque”. Quello che si chiede, è di sapere l’impatto sanitario della raffineria. “È necessaria un’indagine approfondita sulla salute dei cittadini – evidenzia Toninelli -. La politica ha finto di ignorare il problema per tutto il processo, restando inerte davanti alle risultanze delle sue varie fasi, sia a livello locale che a livello nazionale. Né sindaci né ministri si sono costituiti parti civili a tutela dei cittadini, che hanno dovuto fare da soli, e solo grazie al coraggioso e generoso intervento del nostro concittadino Gino Ruggeri hanno fatto ottenere un risarcimento milionario allo stesso Comune di Cremona che li ha abbandonati. Si vuole continuare così, anche dopo le motivazioni di una sentenza che chiama direttamente in causa le autorità politiche a tutti i livelli? Ho posto queste domande direttamente ai ministri interessati, nell’intento di mettere la politica di fronte alle sue responsabilità”.

L’INTERROGAZIONE

Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

• lo stabilimento della Raffineria Tamoil spa della città di Cremona, situato a meno di due chilometri dal centro della città e a pochissima distanza dal fiume Po ha provocato negli anni passati uno dei più gravi disastri ambientali accertati in Italia, per il quale la società stessa si era «autodenunciata» fin dal 2001, secondo le previsioni dell’allora vigente decreto ministeriale 25 ottobre 1971, n. 471;

• nel luglio 2007 le piscine delle società Canottieri vennero chiuse, quando nella falda fu rinvenuta la presenza di idrocarburi, episodio da cui scaturì il processo penale per disastro ambientale recentemente conclusosi in primo grado con una sentenza di condanna a carico di alcuni manager della società;

• nell’ambito della dismissione attualmente in corso, è stata decisa la trasformazione degli impianti della raffineria in deposito di carburanti; questa trasformazione avviene tuttavia in assenza di bonifica delle aree della raffineria;

l• ‘articolo 36 comma 1 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni in legge 7 agosto 2012, n. 134, cosiddetto «decreto Sviluppo», prevede infatti che «nel caso di attività di re-industrializzazione dei siti contaminati anche di interesse nazionale, nonché nel caso di chiusura di impianti di raffinazione e loro trasformazione in depositi, i sistemi di sicurezza operativa già in atto possono continuare ad essere eserciti senza necessità di procedere contestualmente alla bonifica, previa autorizzazione del progetto di riutilizzo delle aree interessate attestante la non compromissione di eventuali successivi interventi di bonifica», ciò che consente alle raffinerie che si sono trasformate in deposito, come la raffineria Tamoil in questione, di non essere più obbligate ad effettuare la contestuale bonifica;

• sebbene l’autorizzazione ministeriale non escluda un eventuale successivo intervento di bonifica, la scelta di non procedere immediatamente ad un’analisi accurata della situazione ambientale onde valutare più correttamente la necessità di interventi immediati di bonifica appare all’interrogante del tutto incomprensibile;

• infatti, al di là della previsione normativa, nel caso di specie l’inquinamento risulta così grave che il rilascio di metano in particolari condizioni della falda fa registrare il raggiungimento di condizioni di esplosività nei fabbricati limitrofi alla raffineria, quindi ben al di sopra di qualsiasi limite di tollerabilità secondo i parametri tecnico-scientifici TLV-stel, IDLH e LD50;

• non risulta, inoltre, essere stata effettuata alcuna approfondita indagine sulla popolazione residente nell’area, finalizzata a valutare il danno biologico derivante dall’assorbimento del benzene e degli altri aromatici prodotti dall’attività della raffineria, essendosi invece le analisi limitate al controllo della barriera idraulica posta a salvaguardia del fiume, laddove soltanto un’analisi approfondita e affrontata con sistemi di analisi statistica sulle ricadute dell’inquinamento sulla popolazione potrebbe condurre ad una più corretta valutazione circa il danno prodotto e ad una più corretta valutazione della necessità della bonifica delle aree interessate.

Si chiede

• quali iniziative i Ministri interrogati intendano intraprendere ai fini dell’analisi dell’incidenza del danno ambientale provocato dalle attività della raffineria Tamoil di Cremona e da quelle ad esse correlate sulla popolazione residente;

• se alla luce di indagini approfondite e statistiche sull’incidenza effettiva del danno ambientale sulla popolazione residente i Ministri interrogati intendano valutare la sussistenza dei presupposti per l’autorizzazione ai sensi dell’articolo 36, comma 1, del decreto-legge n. 83 del 2012 nelle aree della ex raffineria Tamoil destinate alla trasformazione in deposito di carburanti anche in considerazione di quanto esposto in premessa. (4-08748).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti