Cronaca
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Pronto Soccorso sempre più sovraffollato, Mariani: 'Poca collaborazione dei medici di base'

Il Pronto Soccorso di Cremona è sovraffollato. E spesso a causa del fatto che la cittadinanza tende ad accedervi in modo improprio. Il problema è emerso nel corso della Commissione Welfare e Servizi alla persona svoltasi nel pomeriggio di mercoledì in Comune, alla presenza del direttore generale dell’Ospedale di Cremona, Simona Mariani, e del direttore generale dell’Asl, Gilberto Compagnoni. All’ordine del giorno diversi punti, tra cui proprio alcune problematiche inerenti il pronto soccorso (che compaiono in una mozione e in un ordine del giorno che verranno discussi in Consiglio comunale), nonché la questione dello spostamento del Centro psico sociale dall’ex Inam, che così resterebbe completamente vuoto.

A parlare della criticità dell’Ospedale è stata proprio Simona Mariani, nel rispondere alle sollecitazioni dei consiglieri comunali e nel fare chiarezza sulla situazione. “E’ vero, spesso il Pronto Soccorso è sovraffollato, soprattutto in determinati orari, e in molti casi si tratta di accessi impropri (ossia persone che non avrebbero necessità di richiedere le cure del Pronto Soccorso). Questo dipende proprio dal fatto che manca una collaborazione con i medici di famiglia. Qualcosa abbiamo iniziato con la realizzazione dei Gruppi di cure primarie, che stanno funzionando bene, ma che potrebbero fare molto di più su questo fronte. La conoscenza approfondita che il medico di base ha del paziente gli consente di intercettare quali siano le patologie che possono destare preoccupazione. Se vi fosse una minore preoccupazione a pensare agli orari di chiusura e ai giorni di riposo e invece una maggiore predisposizione a intercettare le problematiche dei pazienti, la situazione sarebbe più leggera”.

Insomma, secondo Mariani “Il medico di famiglia ha un ruolo fondamentale e un intervento massiccio di tali figure contribuirebbe a sgravare il Pronto Soccorso del lavoro eccessivo che attualmente deve sopportare”.

Sempre in tema di Pronto Soccorso, è intervenuta anche Lia A Beccara, consigliere comunale del Pd, che ha chiesto “La possibilità di acquisire i dati sugli accessi di cittadini italiani e non al servizio, per poter meglio discutere una delle mozioni su questo tema, che ipotizza come causa del sovraffollamento una eccessiva presenza di stranieri”.

Ma tra le cause del sovraffollamento, secondo Poli, vi sono anche motivi economici: “Le fasce più povere della popolazione non accedono ai servizi che prevedono il pagamento di un ticket, e spesso preferiscono rivolgersi al Pronto Soccorso”.

In discussione anche la vicenda dell’ex Inam e dello spostamento del Cps. Sempre la direttrice generale dell’Ospedale ha spiegato le motivazioni che hanno condotto a tale scelta: “Abbiamo scelto di avvicinare questo servizio alla cittadinanza, ma soprattutto ad altri servizi come quello della medicina di base. Lasciare infatti solo e isolato il Centro psicosociale non ci sembrava giusto. Questo spostamento rientra in un progetto di integrazione di servizi ma soprattutto nell’ottica di non isolare i malati psichiatrici”. Intanto per la struttura, che ormai resterà completamente vuota, ci sarebbe il progetto di spostarvi la sede dell’università delle Professioni sanitarie, che attualmente è situata in uno dei padiglioni dell’Ospedale, ma che necessiterebbe di più spazi. A questo proposito si sta aspettando un parere da parte della Regione.

Tanti altri i temi toccati. Tra cui anche il percorso di cura dei pazienti in stato di particolare criticità che vengono dimessi dall’ospedale. In questo caso entrano in gioco le cosiddette “dimissioni a domicilio”, in cui il paziente viene poi seguito attraverso medici ed assistenti sociali, presso la propria abitazione. Una tipologia di pazienti, per lo più molto anziani e in condizioni di salute instabili, che sta crescendo. Ma la maggior problematica di questo percorso, come ha evidenziato Lia A Beccara, è che “spesso la patologia acuta per cui il paziente è stato ricoverato comporta un aggravarsi della sua fragilità, con la conseguenza che la domiciliazione non è più possibile e si deve considerare la collocazione in Rsa. Le tempistiche però spesso sono lunghe, e i pazienti devono restare ‘parcheggiati’ in ospedale finché non si liberano dei posti, anche se il percorso ospedaliero si è di fatto concluso”.

Su questo tema è intervenuto anche Luigi Amore (Obiettivo Cremona con Perri), evidenziando che “In questi casi servirebbe una maggior sinergia con il Comune, che ha diverse strutture che potrebbero essere sfruttati al fine di realizzare dei progetti di residenzialità leggera”.

Laura Bosio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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