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500mila euro per i minori in comunità Ventura apre le crepe dei servizi sociali

Il centrodestra incalza per far emergere difficoltà e inefficienze dei servizi sociali, nella Vigilanza voluta da Marcello Ventura (Fratelli d’Italia-An), alla presenza dell’assessore Mauro Platé e della dirigente Eugenia Grossi. Una commissione tutta politica, con Giovanni Gagliardi, ex presidente Pd della stessa commissione durante il mandato Perri, che provoca Ventura (“le sue domande sono mal poste, si ricordi che il suo ruolo è simile a quello del presidente del Consiglio comunale; non deve formulare accuse”); e con  Roberto Poli, sempre del Pd: “Le sue affermazioni (di Ventura) sono confuse, denotano scarsa conoscenza della materia, le difficoltà dei servizi sociali derivano dalla complessità dei casi trattati che spesso sfociano nel sanitario”). E ancora con Filippo Bonali Sinistra per Cremona, che chiede quante siano le famiglie che si sono lamentate dei servizi erogati. Ventura combatte da par suo, ricorda all’esperto Gagliardi di essere anche un consigliere, oltre che presidente di commissione, quindi con tutti i diritti di porre domande scomode; e coglie lo spunto di Bonali per ricordare la lettera di denuncia firmata da alcuni operatori e assistenti sociali e indirizzata a mezzo mondo: al sindaco, all’assessore, all’ordine regionale professionale, nella quale si dettagliano inefficienze, carenze organizzative, sprechi di risorse. Origine di tutti i mali, secondo questa ricostruzione, sarebbe l’attuazione soltanto parziale del piano di riorganizzazione proposto dieci anni fa dalla Fondazione Zancan, che prevede di sostituire al modello ‘specialistico’ di approccio degli operatori alle varie problematiche sociali, con un altro più trasversale, in modo da rendere tutti gli operatori in grado di rispondere alle richieste sempre più complesse e sempre meno standardizzate. Questo nuovo modello però non si realizza completamente, anche per il sovrapporsi delle normative, cosa non infrequente nella pubblica amministrazione, ma soprattutto per il continuo mutare dei bisogni. Il personale lamenta di essere scarsamente formato e, stando a quanto appreso da Ventura e formalizzato anche in una interrogazione mai discussa, di non poter instaurare con gli utenti un rapporto di fiducia tale per cui si prevengono le situazioni più difficili. Caso emblematico, la politica dell’allontamento dei minori dalle famiglie problematiche: troppi, secondo l’accusa, quelli che vengono indirizzati nelle comunità per minori (500mila euro di spesa l’anno scorso per 16 casi)  e troppo pochi i casi dirottati sulle famiglie affidatarie (250mila euro la spesa annua per 40 ragazzi; 500 euro al mese, circa, dati alle famiglie). La dirigente Grossi motiva la situazione, spalleggiata dall’ex assessore Luigi Amore: “Quando il Tribunale decide per la comunità, il Comune può solo adeguarsi”) e dallo psichiatra Poli che ricorda le enormi difficoltà di certi casi. Ma alla fine Ventura si rafforza nella sua idea iniziale: “Li mandano in comunità perchè in questo modo si fanno lavorare le cooperative. Se questi soldi venissero spesi per assumere più operatori sociali e con idonea formazione, si potrebbe intervenire preventivamente nei nuclei famigliari ed evitare il ricorso al tribunale”.

Ventura, evidentemente ben informato dall’interno, incalza su una presunta, prossima consulenza, in aggiunta a quella da 28mila euro, giù formalizzata, per la supervisione dei casi trattati (“la poteva svolgere lo psicologo interno”; “si tratta di un compito che necessariamente deve essere svolto da un esterno alla riorganizzazione”, risponde Grossi), consulenza che però la dirigente smentisce completamente.

Alla fine le difficoltà emergono e vengono ammesse dallo stesso assessore, ma non tanto per il modello organizzativo, quanto per il quadro sociale che da tre-quattro anni sta completamente cambiando a fronte di un calo di risorse pubbliche da destinare al sociale. Per il quale, comunque, il Comune impegna la bella somma di 10 milioni di euro l’anno, su 70 milioni circa di bilancio.

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