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Deposito di coca: il fratello scagiona il prof 'Era all'oscuro di tutto'

Avrebbe scagionato il fratello, prendendosi tutte le colpe, Ercole Salerno, il cutrese con precedenti per rapina, interrogato oggi in carcere dal gip Pierpaolo Beluzzi dopo l’arresto operato dai carabinieri di Fiorenzuola per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Con lui in carcere è finito anche l’insospettabile fratello Antonio, incensurato, laureato di biologia e professore di matematica alle medie di Pieve San Giacomo. Entrambi, difesi dall’avvocato Simon Grasso, hanno risposto alle domande del giudice che ha già deciso di mantenere per i due la custodia cautelare in carcere. Ercole, dunque, si sarebbe preso tutte le colpe, scagionando il fratello. Al giudice, Antonio avrebbe raccontato di aver ospitato il fratello nella sua abitazione di San Marino di Gadesco perché nella sua casa mancava la luce. L’ospite occupava la stanza nella quale Antonio custodiva tutta una serie di sostanze e strumenti che a suo dire utilizzava per preparare gli esperimenti da mostrare agli studenti durante le lezioni. Il lavoro lo teneva occupato tutto il giorno, tanto che avrebbe dichiarato di non essere stato quasi mai in casa, e di sera andava a letto presto. Sarebbe quindi stato completamente all’oscuro che in quella camera si raffinasse cocaina. Una versione dei fatti confermata dallo stesso Ercole, che avrebbe confessato, prendendosi la colpa e scagionando il fratello professore.

Secondo gli investigatori, invece, Antonio sarebbe stato perfettamente a conoscenza dell’attività del fratello, anzi: avrebbe addirittura sfruttato le sue conoscenze di chimica per tagliare stupefacenti. Nella casa di Gadesco e in un’altra abitazione di Costa Sant’Abramo, usata come deposito, i carabinieri hanno trovato 200 grammi di benzocaina, una sostanza da taglio di alta qualità, 200 grammi di mannitolo e 500 di caffeina, altre sostanze usate per il taglio, e 200 grammi di cocaina da lavorare. Sequestrati anche documenti che ricondurrebbero a soggetti implicati nella maxi inchiesta anti n’drangheta ‘Aemilia’. Secondo quanto ricostruito dai militari, il laboratorio produceva medaglioni da 10 grammi e panetti da 100 grammi di coca. I possibili legami tra la raffineria cremonese di cocaina e gli ambienti di ‘ndrangheta sono ora al centro di ulteriori indagini.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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