Cronaca
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Milano non vuole i clandestini, Cremona rinnova protocollo con Prefettura Malvezzi: 'Italia non autorevole in Europa'

AGGIORNAMENTO – Milano fa la voce grossa contro il Ministero degli Interni per lo smistamento dei migranti al Nord, minacciando di tagliare i trasferimenti ai Comuni che accetteranno nuovi profughi. “Nei prossimi giorni – ha detto ieri il presidente della regione Lombardia Maroni, subito rilanciato via Facebook dal consigliere comunale della Lega Nord Alessandro Carpani –  voglio incontrare Toti e Zaia per fare fronte comune e assumere iniziative comuni, come diffidare i prefetti e dire ai sindaci delle nostre regioni che se accolgono i clandestini e violano le norme non avranno più i contributi regionali”.

Difficile che la minaccia faccia cambiare idea al Comune di Cremona. Appena pochi giorni fa la giunta aveva dato il via libera ad un nuovo protocollo d’intesa con la Prefettura per la gestione dell’accoglienza dei migranti che si prevede sbarcheranno in massa durante tutta l’estate. E i contenuti di quell’accordo vanno nell’esatto contrario di quanto auspicato dalla Regione Lombardia, anche se emerge chiaramente la necessità di ampliare maggiormente il perimetro dell’accoglienza, sgravando la Casa del’Accoglienza da un peso che non può più sostenere, causa il sovraffollamento. “Preso atto – si legge nella delibera di approvazione del protocollo – della necessità di pianificare  in modo concordato e condiviso con la Prefettura un’equa distribuzione di nuovi arrivi di migranti nel territorio provinciale, tenuto conto della presenza nel comune di Cremona della struttura di accoglienza della Caritas Diocesana che già ospita un considerevole numero di migranti, nella piena consapevolezza delle diverse difficoltà dell’attuale situazione, ritiene necessario ed urgente mettere in campo interventi di tipo strutturale….”.

Uno degli scopi del protocollo è l’ampliamento della rete territoriale, anche con la sollecitazione ai privati di mettere a disposizione alloggi. Possibilmente promuovendo centri di accoglienza medio – piccoli, in grado di fornire non solo vitto e alloggio, ma anche assistenza legale, orientamento sociale e lavorativo. Dovrebbero essere strutture aperte, inserite nel territorio e sostenute da una rete locale composta da più soggetti (enti locali, sindacati, scuole, volontariato) che facciano affidamento a servizi, ad esempio l’assistenza sociale e sanitaria, già esistenti.

Ma soprattutto il protocollo richiama la necessità di evitare  che i “richiedenti asilo restino in una costante condizione di dipendenza senza consentire loro di acquisire gli strumenti necessari per l’ottenimento di autonomia e indipendenza”. Ruolo centrale del progetto di accoglienza continuerà ad essere il progetto Sprar, che vede ormai da anni il Comune di Cremona capofila, con ingenti finanziamenti ministeriali.

Dunque il “Tavolo Asilo” in Prefettura continuerà, con il coinvolgimento di Area vasta, Asl, Comuni di Cremona e Crema e rispettive Caritas diocesane, secondo un presupposto normativo che è quello delle Nazioni Unite, dichiarazione universale dei diritti umani; e dell’articolo 10 della Costituzione.

LA DICHIARAZIONE DEL SINDACO GALIMBERTI – “Con facili demagogie non si risolve nulla – ha commentato il sindaco di Cremona  -. Sono d’accordo con quanto dichiarato da Renzi, Fassino e Scannagatti. Le affermazioni del Presidente Maroni sono sbagliate. In questi mesi abbiamo lavorato intensamente per essere molto accoglienti e molto concreti, collaborando con altre istituzioni, Prefettura in primis, con le realtà che si occupano di accoglienza e con gli altri comuni. La direzione è quella di aumentare la rete di comuni e di regioni per distribuirsi il carico di impegno a cui tutti siamo chiamati. Serve una collaborazione nazionale e, come il Governo ripete da sempre, una collaborazione a livello europeo. Sindaci e amministratori che lavorano con serietà ed impegno si meritano una Regione che stia al loro fianco e non che li sanzioni. C’è un dovere di umanità e, come abbiamo sempre detto, lavoriamo per un’accoglienza senza buonismi ma con profondo rispetto per le persone e con intelligenza. Le scelte di solidarietà che rendono bella e viva una città devono essere fatte con concretezza e buon senso, con competenza e equilibrio, per il bene di tutti, dei profughi, dei nostri concittadini, delle famiglie coinvolte, del nostro paese e del mondo in cui viviamo, perché sia più giusto e capace di speranza”.

MALVEZZI: ‘PAROLE RUVIDI, MA IL PROBLEMA C’E” –  “Roberto Maroni ha posto all’attenzione di tutti un problema vero. Lo ha fatto in modo ruvido e provocatorio, ma è fuor di dubbio che il tema immigrazione e dei continui flussi è tra le priorità che la politica nazionale ed internazionale dovrebbero gestire con più autorevolezza e decisione. Non sono d’accordo sull’ipotesi di penalizzare i comuni, ma non possiamo più attendere nel mettere in campo un più serio contrasto al traffico umano di certi delinquenti senza scrupoli”. È il commento di Carlo Malvezzi, consigliere regionale del Nuovo Centrodestra, che, in relazione alla proposta del governatore Maroni di tagliare i fondi regionali ai comuni lombardi che accolgono nuovi immigrati nei propri confini, conferma l’importanza di un argomento la cui soluzione non è più procrastinabile.“I continui sbarchi in Italia dalle coste dell’Africa senza una gestione condivisa con l’Europa – ha proseguito Malvezzi – non sono più tollerabili se non all’interno di una presa in carico del problema che chiami tutti gli stati membri a una responsabilità chiara. Su questo fronte, invece, assistiamo all’inconsistenza politica del nostro premier, del nostro ministro degli Esteri e dell’alto rappresentante in Europa, Federica Mogherini, che scontano una mancanza di autorevolezza troppo forte nelle relazioni internazionali. Dire, come ha fatto Renzi, che le proposte dell’Ue in termini di immigrazione sono insufficienti è l’ammissione della debolezza del nostro Paese. Nessuno vuole che la gente anneghi in mare; vogliamo si attui un’equa distribuzione in Europa dei tanti migranti che arrivano sulle nostre coste e perché ciò avvenga, serve che l’Italia abbia maggior peso nelle decisioni di politica estera europea. Se non ci si affretta a invertire la rotta, tra qualche mese dovremo farci carico non di cinquemila nuovi immigrati, ma di cinquantamila nella sola Lombardia”.

g.biagi

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