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Nutrie e fauna selvatica, flagello dei campi Danni per due milioni ogni anno Cremona tra i territori più colpiti

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Nutrie e fauna selvatica rappresentano un vero e proprio flagello per i campi del territorio. A lanciare l’allarme è la Coldiretti Lombardia, che stima danni per oltre 5mila euro al giorno, per un totale di circa 2 milioni di euro ogni anno. Il dato emerge da un’analisi di Coldiretti Lombardia su dati regionali in occasione del vertice di venerdì a Lodi fra la Coldiretti e l’assessore all’agricoltura Gianni Fava per valutare le possibili soluzioni all’invasione di nutrie, cinghiali, piccioni, cervi e corvi dalle Alpi al Po. Un assedio che ogni anno provoca oltre 500 incidenti stradali (più di uno al giorno) e 2.400 assalti ai campi, il doppio di dieci anni fa.

Sugli oltre due milioni di euro di danni registrati ormai ogni anno in Lombardia, il 75% riguarda le attività agricole e il resto gli incidenti stradali, più di uno al giorno,  oltre 500 all’anno, causati dagli animali. Ed erano appena 41 nel 2004.
Il record negativo spetta a Varese e Sondrio con 129 schianti causati principalmente da cervi, caprioli e cinghiali, a seguire Pavia con 64 scontri, Como 59, Bergamo e Brescia 40, Cremona 34 (con il 50% a causa delle nutrie), Mantova 31, Lecco 6, Milano 5 e Lodi 4.

Se si prendono in considerazione gli attacchi dei cinghiali alle attività agricole, in dieci anni sono triplicati passando dai 329 del 2004 ai 952 del 2013 per un totale di quasi mezzo milione di euro di danni. La classifica delle province più colpite vede al primo posto Brescia con 342 incursioni, Pavia 176, Bergamo 147, Lecco 94, Varese 80, Como 65, Sondrio 25, Milano 17, Lodi 4, Cremona 2.

Anche gli assalti delle nutrie – spiega la Coldiretti Lombardia – sono quasi quadruplicati passando dai 140 del 2004 ai 443 del 2013 con quasi 250mila euro di danni. Mentre se si guarda alla sicurezza stradale, le nutrie sono responsabili di due incidenti ogni mese, concentrati in particolare a Cremona, Lodi e Brescia.

“Ormai non è più solo un problema degli agricoltori – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – ormai le nutrie stanno invadendo anche le strade più trafficate, mentre aumentano le incursioni dei cinghiali lungo il corso del Ticino fra Varese, Milano e Pavia. Nel Bresciano quest’anno un agricoltore è stato caricato e ucciso da un cinghiale che tentava di scacciare dal proprio campo, poco lontano dalla porta di casa. Serve un’azione congiunta con le istituzioni in grado di porre rimedio a questa situazione”.

“Dando vita a vari incontri sul territorio, ed avendo come interlocutori i sindaci, i consiglieri regionali, i cittadini, abbiamo denunciato l’entità del problema nutrie e la necessità di arrivare a una soluzione radicale. Ed abbiamo ribadito che siamo di fronte a un problema che è degli agricoltori ma anche di tutta la comunità. Il dissesto idrogeologico provocato dalle nutrie riguarda tutti, così come i pericoli legati alla salute e alla sicurezza sulle strade, oltre che nei campi   – sottolinea Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona –. Le nutrie stanno distruggendo i nostri campi e il nostro ambiente, con un danno enorme per le imprese agricole. Il tempo è veramente scaduto: le questioni burocratiche  devono essere subito risolte, e si deve mettere in campo una seria e definitiva eradicazione”.

Nel vertice di oggi con l’assessore Gianni Fava la Coldiretti Lombardia ha presentato una serie di proposte che vanno dalle misure di prevenzione (recinzione, trappole, prodotti repulsivi e animali da guardia) a quelle di contenimento e abbattimento controllato per eccesso di popolazione o di pericolo per l’uomo, con la possibilità di intervento anche da parte degli agricoltori che hanno l’abilitazione per la caccia, degli iscritti agli ambiti venatori e anche delle guardie giurate volontarie.
A livello regionale i cinghiali rappresentano quasi il 27% del totale dei danni, nutrie e volpi pesano per oltre il 16,5%, mentre corvi, piccioni e storni rappresentano quasi il 20%.

LA TESTIMONIANZA: 200 PERTICHE DISTRUTTE DALLE NUTRIE

A testimoniare il flagello che le nutrie fanno dei campi è Giuseppe Ferri, agricoltore di Castelleone: “Possiedo nel complesso mille pertiche di terra. Almeno 200 pertiche finiscono distrutte dalle nutrie. Vale sia per il mais che per l’orzo, e a vedere i campi ridotti così mi piange il cuore. Una volta le nutrie si limitavano a divorare la fascia di piante più vicina ai corsi d’acqua. Ma ora, invece, scorrazzano tranquillamente per tutto il campo, lasciando anche all’interno ampie aree rase al suolo. Si portano via almeno il 20-30% del prodotto”. Una quotidiana lotta contro un flagello diventato, negli anni, sempre più presente e nocivo.

Andando a visitare i suoi campi, si capisce chiaramente quale è la situazione. Si parte dalla zona Serio Morto, al confine fra Castelleone e Ripalta Arpina. “Questo è da sempre uno dei miei campi migliori: cento pertiche di terra coltivate a mais da granella, ben servita dal corso d’acqua che permette l’irrigazione – spiega Ferri –. Il problema è che questo corso d’acqua è diventato il regno delle nutrie. E il mio campo è diventato la loro mensa. Almeno duecento quintali di prodotto finiscono mangiati dalle nutrie”. Nel campo si notano ampi spiazzi dove le piante di mais sono state atterrate, strappate, e poi trascinate verso il corso d’acqua. “La notte, quando sono qui impegnato nell’irrigazione, c’è d’aver paura: ci si trova tra i piedi nutrie anche enormi, che non dimostrano alcun timore dell’uomo. Con gli anni questa specie si è adattata sempre meglio al territorio, si è fatta sempre più disinvolta, sempre più padrona”.

Altro campo, al confine con Madignano. “Questo è un appezzamento più piccolo, circa 15 pertiche. Qui quasi il 50% del raccolto finisce distrutto –  prosegue Ferri –. E poi ci sono i danni agli argini, dovuti ai buchi scavati dalle nutrie. Nei giorni scorsi, in zona ‘Le Valli’ si è rotto l’argine della roggia Maltraversa e tutta l’acqua si è riversata in un’altra roggia. Così vari campi serviti dalla Maltraversa si sono trovati privati dell’acqua per l’irrigazione. Ed è ingente, ogni volta, la spesa necessaria per riparare i danni e rimettere la situazione a posto”.

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