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Omicidio pizzaioli di Brescia, il fucile è stato rubato nel Cremonese

Ci sono ancora svariati interrogativi irrisolti nel caso del duplice omicidio di via Saviore a Brescia, dove la scorsa settimana i titolari di una pizzeria, Francesco e Giovanna Seramondi, sono stati uccisi da Muhammad Adnan, 32 anni, pachistano, con tre colpi di fucile e l’aiuto del complice Sarbjit Singh, 33 anni, indiano.

Fra gli elementi che iniziano ad affiorare c’è una novità sull’arma: il fucile da caccia a canne mozze usato dall’autore del delitto, risulterebbe rubato in territorio cremonese nel 2011. Nessun indizio al momento che ricolleghi a chi lo aveva venduto al pakistano, ma si continua a indagare. La procura ha disposto una perizia per stabilire se l’arma fatta ritrovare dal pakistano in un fossato in via Roncadelle sia effettivamente quella che ha fatto fuoco contro Frank e la moglie Vanna.

Il movente fornito dal reoconfesso non convince, secondo il questore Carmine Esposito infatti “sembra inadeguato a giustificare tanta efferatezza”; le modalità utilizzate lascerebbero pensare ad altro oltre a questioni di concorrenza commerciale. Una tesi avvalorata dal ritrovamento di 800mila euro in contanti appartenenti alle vittime e tenuti all’interno di cassette di sicurezza, soldi dei quali non è ancora stata accertata la provenienza: le risposte fornite da chi li custodiva risultano insufficienti. Per l’omicidio dunque gli inquirenti non escludono la pista dell’usura e comunque la presenza di un mandante. La Guardia di Finanza sta indagando anche sull’attività di Frank, oltre che sul locale “Dolce & salato” del pakistano a pochi metri di distanza dalla pizzeria. Si attendono inoltre risposte dalle banche, interpellate a chiarire i conti delle vittime.

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