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Testamento biologico, medico cremonese: 'Un foglio in busta non è sufficiente'

Con un intervento del medico cremonese Michele Ceruti, pubblicato sul sito della diocesi, arriva anche a Cremona il dibattito sul fine vita, dopo che la Giunta ha deliberato l’istituzione del Registro dei testamenti biologici. I prossimi passaggi sono la commissione Trasparenza e poi il consiglio comunale, con previsione di adozione definitiva entro la fine dell’anno. L’introduzione preoccupa vasta parte del mondo cattolico ed è destinata a far discutere a livello politico. Segnali in questo senso si sono già visti nell’ultima commissione consigliare che ha discusso del tema oltre che di quello parimenti spinoso delle unioni civili.

“Simili registri – scrive il dottor Ceruti, pneumologo all’ospedale Maggiore, sul sito della Diocesi –  sono già stati adottati da vari comuni, piccoli e grandi; per essere vincolanti devono però essere disciplinati da una legge nazionale, che al momento non c’è. Anche Cremona – o meglio la sua Amministrazione – sembrano quindi volersi accodare al folto elenco di comuni che hanno adottato iniziative sul testamento biologico. Secondo i proponenti del provvedimento, tutto questo darà finalmente attuazione piena all’articolo 32 della Costituzione, che al comma 2° recita: «nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge». Giova ricordare che il medesimo articolo afferma subito dopo: «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana»”.

Dopo essersi soffermato sulla necessità di riaffermare il valore del rapporto medico – paziente, un rapporto che si costruisce nel tempo e che crea le condizioni di una fiducia reciproca, il medico conclude che “la vicenda non è riducibile ad un foglio acquisito e posto in busta sigillata all’anagrafe. Bisogna ripartire dalla persona ammalata e sofferente, che vuole trovare ascolto, comprensione, cura: questa è l’esperienza di qualsiasi medico impegnato sul campo, quando si mette in gioco e cerca di instaurare una relazione vera con i propri pazienti. Tante volte la fretta, la burocrazia, le carenze organizzative, disumanizzano e impoveriscono la nostra professione (…) Dobbiamo, come medici, riappropriarci del nostro ruolo di garanti a tutto campo della salute e della dignità della vita umana. Il medico, secondo scienza e coscienza, fedele al proprio codice deontologico, rifiuta sia l’accanimento che l’abbandono terapeutico e deve avvalersi delle cure palliative nelle fasi terminali della vita”.

Ancora non decisa la data di convocazione della commissione. Già iniziano però le prese di posizione. “E’ un tema sul quale preferisco scegliere una posizione attendista” e anche fatalista, afferma ad esempio Ferruccio Giovetti. Esponente di Forza Italia e medico geriatra. “Da trent’anni esercito la professione e vedo coi miei occhi come le cose cambino ad un certo punto, rispetto a quando si è in piena salute. Subentrano in queste scelte motivi etici e religiosi che attengono alla vita e alle convinzioni di ciascuno. Per quanto mi riguarda io non lascerò un testamento biologico, anche per una forma di rispetto nei confronti dei famigliari, che si trovassero a dover dare attuazione alla mia scelta o a dire al medico di farlo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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