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Xavier Jacobelli a processo per aver diffamato commissario Figc

Nella foto, da sinistra Xavier Jacobelli, l’avvocato Carlo Alquati e l’avvocato Luca Curatti

A processo per diffamazione a mezzo stampa on line è finito a Cremona il celebre giornalista sportivo Xavier Jacobelli, 56 anni, direttore editoriale di Corriere dello Sport.it e di Tuttosport.com, accusato di aver offeso la reputazione di Vincenzo De Vita, il commissario antidoping della Figc, per la vicenda che otto anni fa aveva visto protagonisti i calciatori del Brescia Davide Possanzini e Daniele Mannini. I due erano finiti in guai giudiziari per essersi presentati con 30 minuti di ritardo al controllo antidoping dopo la partita tra Brescia e Chievo del dicembre 2007. I due, prima squalificati e poi condannati, erano stati assolti nel luglio del 2009 dal Tribunale arbitrale dello Sport di Losanna. Il motivo è che al termine di quel Brescia-Chievo, Mannini e Possanzini erano rimasti chiusi nello spogliatoio per sorbirsi una sfuriata del presidente Luigi Corioni, deluso dall’andamento della squadra. Una circostanza di cui era stato informato il commissario di campo, al quale era stato chiesto il permesso di far arrivare i due giocatori in ritardo ai controlli antidoping.

Sotto accusa è finita la frase pubblicata nel marzo del 2010 da Xavier Jacobelli sul sito “Quotidiano.net”, alla sezione “Blog di Mister X” e riportata nel capo di imputazione: “I fenomeni del Wada, l’agenzia mondiale antidoping, si sono accaniti su Mannini e Possanzini per un ritardo causato non da loro, ma dall’altro gigante del commissario che li avrebbe dovuti accompagnare al controllo e che invece dormì per mezz’ora, all’esterno dello spogliatoio del Brescia”. Quel commissario è proprio Vincenzo De Vita, incaricato di effettuare il controllo antidoping ai due calciatori dopo la partita.
L’articolo di stampa era intitolato “E ora Petrucci, Abete e Matarrese difendano Mannini e Possanzini, vittima di una sentenza vergognosa”.

Oggi, davanti al giudice Francesco Beraglia, il processo si è aperto e si è subito chiuso, in quanto il giudice ha accolto l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dall’avvocato Carlo Alquati, legale dell’imputato insieme al collega Alberto Biffani, del foro di Roma. Il legale, come da orientamento della Cassazione, ha argomentato che la diffamazione a mezzo internet è di competenza del luogo di residenza dell’imputato, in questo caso del tribunale di Bergamo, in quanto Jacobelli è nato a Mapello, in provincia di Bergamo. Il giudice ha quindi accolto la richiesta e ha trasmesso gli atti per competenza al tribunale di Bergamo. Oggi, intanto, Vincenzo De Vita si è costituito parte civile attraverso il suo avvocato Luca Curatti. La denuncia era stata sporta a Cremona. In tribunale, sia De Vita che Jacobelli erano assenti.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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