Aggredita sulla ciclabile e vittima di violenza: “La voce è stata la mia unica forza”
In aula il racconto della vittima, oggi 68enne, che due anni fa ad Annicco era stata trascinata in un campo di grano. Sotto accusa c'è un 21enne egiziano
“In quel momento, quando mi ha spinta nel granoturco, ho sentito che non avevo più speranze. Mi sono salvata perchè ho continuato ad urlare, la mia unica forza è stata la voce“. E’ la drammatica testimonianza di una cremonese di 68 anni che il pomeriggio del 25 agosto di due anni fa ad Annicco, mentre stava percorrendo in bicicletta la pista ciclabile Antica Strada Regina, che collega Cremona a Soresina, era stata aggredita da uno sconosciuto che l’aveva fatta cadere, aveva tentato di baciarla e poi l’aveva trascinata nel campo di granoturco dove aveva cercato di violentarla.
A processo per violenza sessuale, lesioni e per la rapina del telefono della vittima, c’è un giovane egiziano, oggi 21enne, attualmente in carcere per rapina.
Il 25 agosto del 2024 era una domenica. La 68enne stava andando a Grontorto a trovare un’amica. “In quel momento non c’era nessuno”, ha raccontato la vittima, “anche se quella è una strada molto frequentata. C’è chi corre, chi va in bici. Lui si era nascosto, è uscito all’improvviso e mi ha fatto cadere sulla strada asfaltata“.
“Stai zitta”, le aveva intimato, palpeggiandola e cercando di baciarla. Ma la donna si era messa ad urlare, tanto che il giovane si era allontanato di poco per accertarsi che non arrivasse nessuno. “Poi è tornato come un missile e mi ha sbattuta nel campo“, ha raccontato lei. “Ho visto che era in piedi e che si stava togliendo i pantaloni. Io urlavo ancora”.
Ad un certo punto l’aggressore se n’era andato. Forse, come ha ipotizzato la vittima, perchè era passato tanto tempo e c’era il rischio che arrivasse qualcuno. Prima di fuggire, il giovane straniero le aveva rubato il cellulare che era contenuto in un marsupio caduto a terra durante l’aggressione. “In qualche modo mi sono alzata e sono uscita dal granoturco”, ha ricordato la donna, poi soccorsa da un uomo che stava praticando jogging e poco dopo da un ciclista. Oggi entrambi hanno testimoniato.
“Questa cosa ha sconvolto tutti ad Annicco“, ha raccontato la 68enne, accompagnata in aula dalla figlia. “Dopo questo fatto la paura è rimasta, ma sono riuscita a reagire. Alla mia età non immaginavo certo potesse succedermi una cosa del genere“.
Una volta lanciato l’allarme, sul posto erano arrivati i medici del 118, che avevano portato la vittima in ospedale, e i carabinieri. Nascosto in una siepe, nei pressi del luogo dove si era consumata l’aggressione, i militari avevano trovato un monopattino. Apparteneva all’imputato, che frequentava la ciclabile e che era stato visto spesso molestare le persone. Appena le era stato mostrato in foto, la 68enne lo aveva riconosciuto.
Due giorni dopo l’aggressione, lo zio del ragazzo aveva portato in caserma il cellulare della donna. “Non voglio guai“, aveva detto ai carabinieri. L’imputato, assistito d’ufficio dall’avvocato Raffaella Buondonno, ha seguito l’udienza da remoto dal carcere. Il prossimo 14 luglio avrà la possibilità di difendersi prima che i giudici emettano la sentenza.