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Ai poliziotti un vademecum
per interagire meglio con
vittime di incidenti e familiari

Dover comunicare alle famiglie di chi è rimasto vittima di un incidente il decesso del proprio congiunto è un’operazione tutt’altro che facile. Per questo la Polizia di Stato ha avviato il progetto Chirone, dal nome della celebre figura della mitologia greca. Ai poliziotti – soprattutto quelli della stradale e ferroviari – verrà distribuita un’apposita guida che spiega quali sono i modi migliori di approcciarsi in situazioni di questo tipo. Si tratta di un’insieme di linee guida che consentono un più attento e consapevole approccio alle vittime degli incidenti sulle strade e sui binari, presentato oggi,  4 novembre, presso la Scuola Superiore di Polizia. “Il volume è stato realizzato con la supervisione scientifica della Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza, Università di Roma” spiega Nicola Lelario, commissario capo della Questura di Cremona.

“Spesso è proprio il poliziotto la prima persona che la vittima incontra e la qualità del suo intervento ha un’importanza decisiva per evitare la cosiddetta “vittimizzazione secondaria” (cioè l’esposizione ad esperienze che amplificano le conseguenze tragiche di quanto è già accaduto), per guadagnarne la fiducia e la collaborazione, fondamentali nella ricostruzione dell’evento, e per contenere il senso d’insicurezza provocato dalle morti violente in tutta la comunità coinvolta” evidenzia la Polizia. “Diventa così fondamentale che il poliziotto conosca il ventaglio di emozioni che il contatto improvviso con la morte provoca nel sopravvissuto all’incidente o nel familiare della persona deceduta: paura, pianto, stordimento fino allo shock e al congelamento delle emozioni, perdita di controllo, rabbia, aggressività, senso di colpa, vergogna, negazione. E il poliziotto deve saper proteggere, ascoltare, informare, sempre conscio che il suo comportamento è decisivo per aiutare la vittima a riprendere il controllo e, successivamente, ad elaborare il lutto.

La formazione a un buon approccio con la vittima è, d’altra parte, indispensabile per sostenere lo stesso poliziotto che si trova a gestire situazioni così drammatiche che influenzano inevitabilmente la sua vita professionale e privata. La continua esposizione al dolore delle vittime determina un carico di emozioni e di fatica psicologica per il poliziotto che non possono essere sottovalutate e richiedono attenzione ed ascolto. Diventa così fondamentale la consapevolezza che provare paura, pena, agitazione nel corso di un intervento su di un incidente non solo è normale, ma può essere anche utile per assicurare una risposta umana e operativa ancor più efficace”.

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