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Tamoil: a gennaio l'appello, la procura
di Brescia chiede la condanna per
avvelenamento delle acque

In primo grado il procedimento ha visto due condanne per disastro doloso e due per disastro colposo e risarcimenti in favore dei soci delle società canottieri. Il Comune sarà parte civile.

di Sara Pizzorni

E’ stato fissato a gennaio 2016 a Brescia il processo d’appello per la vicenda Tamoil, procedimento che in primo grado ha visto due condanne per disastro doloso e due per disastro colposo e risarcimenti in favore dei soci delle società canottieri Bissolati e Flora, Legambiente e Dopolavoro ferroviario. Risarcimento di un milione di euro a titolo di provvisionale per il Comune di Cremona, rappresentato in primo grado dal cittadino Gino Ruggeri, responsabile dell’associazione radicale Piergiorgio Welby. Questa volta in appello sarà il Comune stesso a costituirsi parte civile.
Per quanto riguarda le condanne, lo scorso aprile la procura generale della corte d’appello aveva impugnato la sentenza di primo grado pronunciata il 18 luglio del 2014 dal giudice Guido Salvini, chiedendo la condanna per tutti gli imputati per il reato più grave di avvelenamento delle acque con il concorso del reato di disastro doloso ambientale. Pr il pg di Brescia, che si trattasse di un vero e proprio disastro ambientale e di un vero e proprio avvelenamento delle acque “emerge in maniera evidentissima nel caso di specie se solo si considerano la quantità e la qualità di sostanze nocive classificate cancerogene immesse nel terreno, negli acquiferi e nelle falde dalla Tamoil, la pluralità di tali immissioni nel tempo e le modalità delle stesse, il conseguente degrado della salubrità dell’ambiente, la potenzialità di tale inquinamento ad intaccare pesantemente la salute delle popolazioni che potevano avere accesso all’acqua così inquinata, sia per uso umano che per uso irriguo”. Del grave inquinamento causato dalla rete fognaria, inoltre, sempre secondo il pg di Brescia, erano a conoscenza tutti i manager, i quali, negli anni, anche ereditando le cariche, non hanno fatto nulla per impedirlo. Per la procura di Brescia, già all’epoca la raffineria “aveva in mano tutti i dati operativi, storici e documentali per fornire in tempi brevi agli enti un quadro completo della situazione e almeno le linee essenziali della strategia con cui porvi riparo”. “Una comunicazione incompleta”, per il pg, “equivale ad una mancata comunicazione”.
In primo grado con l’accusa di disastro doloso erano stati condannati i manager Enrico Gilberti e Giuliano Guerrino Billi, rispettivamente a sei anni e a tre anni, mentre gli altri due, Mohamed Saleh Abulaiha e Pierluigi Colombo, erano stati condannati ciascuno ad un anno ed otto mesi per il reato di disastro colposo. Il quinto imputato, Ness Yammine, era stato assolto. Per le canottieri, il giudice Salvini aveva disposto il risarcimento da quantificarsi in un separato processo civile ma per tutti aveva riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro per i singoli soci delle canottieri (8mila per i nuclei familiari), 40mila euro per Legambiente e 50mila euro per il Dopolavoro ferroviario.

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