Cronaca

Botte alla compagna incinta davanti ai figli piccoli: condanna a quattro anni e nove mesi

Il pm ha parlato di violenze quotidiane, di minacce di morte e della personalità incontrollata dell'imputato. Per la difesa, mancava l’abitualità della condotta

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La procura contestava maltrattamenti durati sette anni, dall’ottobre del 2016 al giugno del 2023, ma il tribunale ha circoscritto le violenze dal 2016 al 2022, ed ha condannato l’imputato, un 39enne foggiano accusato di maltrattamento pluriaggravato e lesioni, ad una pena di quattro anni e nove mesi di reclusione davanti alla richiesta del pm Federica Cerio di una pena di quattro anni e sei mesi.

Vittima è Rosa (nome di fantasia), che oltre alle botte era stata anche minacciata di morte. Nel gennaio del 2017, il 39enne, nel corso di un litigio, aveva sferrato all’allora compagna un calcio alla schiena, mentre nell’estate del 2019 l’aveva afferrata per i capelli, tirandoglieli. Nel luglio del 2020, dopo averla spinta sul letto e immobilizzata con il proprio corpo, le aveva stretto il volto con forza con le mani.

Il 22 maggio del 2022, invece, nel corso di una discussione avvenuta in auto, l’aveva ingiuriata e colpita con uno schiaffo al volto, alla presenza delle due bambine che si trovavano sul sedile posteriore. In aula, però, la 33enne aveva precisato che le piccole stavano dormendo. Lui, geloso, aveva alzato le mani su Rosa anche quando era incinta, colpendola con schiaffi e pugni su diverse parti del corpo, provocandole lividi ed ecchimosi.

Il pm Cerio

A fine maggio del 2022, dopo la fine del rapporto tra i due, l’imputato l’aveva minacciata di morte se avesse cominciato un’altra relazione: il 7 gennaio del 2023, tramite messaggi su WhatsApp, le aveva scritto: “Io veramente non ti voglio più vedere: adesso la persona che voglio vedere è l’uomo che ti frequenta, perchè non ho soddisfazione a far del male a te.

Con lui, che è un uomo come me, posso divertirmi e mi posso sfogare per bene, devo togliere questo malessere dentro il mio corpo. Non vedo l’ora di sfogare con quella persona tutta questa rabbia. L’unico sogno che ho adesso è di scannare quell’infame. Il mio cervello ormai si è bloccato, ha preso questa fissazione, e lo sai bene, fin quando non me la tolgo lo cercherò sempre, anche se sto frequentando un’altra donna, ma ricordati che io sono fatto così”.

Nella sua requisitoria, il pm ha parlato di “strattonamenti, spinte, tirate di capelli, di violenze continue e quotidiane”. Alla madre e alle sorelle che l’avevano vista con dei lividi, lei aveva detto di essere caduta, addirittura di essere stata picchiata da una passante al centro commerciale. “Ma in realtà”, come ha spiegato il pm, “era vittima delle personalità incontrollata dell’imputato, che le diceva anche che lei non era bella, non era brava, che non si occupava bene della casa. E lei scappava e andava dalle sue sorelle”. Per il pm, almeno in un episodio, lui l’aveva colpita quando lei era in gravidanza e in altre occasioni anche alla presenza dei figli.

L’avvocato Barrilà

A processo, l’imputato, assistito dall’avvocato Michele Barrilà, si era difeso: “Litigavamo tutti e due, la cosa era reciproca“, aveva detto ai giudici, spiegando che qualche giorno prima che Rosa lo denunciasse, lui aveva avuto un diverbio con l’intera famiglia di lei, che oltre ai genitori ha otto fratelli, durante il quale si era passati alle vie di fatto: l’uomo era stato aggredito ed era finito in ospedale. In sostanza, secondo la sua versione, la famiglia di lei gli avrebbe teso un agguato per strada. Quando poi la compagna lo aveva chiamato, lui le aveva detto che avrebbe sporto denuncia, e a quel punto lei, a suo dire, lo avrebbe anticipato, accusandolo di averla maltrattata.

In sette anni di convivenza forse ci saranno stati tre episodi di maltrattamenti, ma per configurare il reato occorre l’abitualità della condotta”, ha sostenuto l’avvocato Barrilà nella sua arringa. Anche l’episodio di maltrattamento che sarebbe avvenuto nel 2017 quando la donna era incinta, secondo la difesa, sarebbe stato “molto sfumato”: la donna aveva dichiarato di essere stata nella vasca da bagno, ma di non ricordare se fosse stata colpita da un calcio o da una ciabatta. “Non c’erano lesioni, non c’erano ecchimosi e nessun referto medico”.

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