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Domenica la manifestazione
'Siamo tutti Parigi', presente
anche il centro islamico

Domenica 15 novembre alle ore 18 in piazza del Comune, a Cremona, si terrà una manifestazione indetta dalla Tavola della Pace. Presente anche il centro islamico.

Domenica 15 novembre alle ore 18 in piazza del Comune, lato Loggia dei Militi, si terrà una manifestazione indetta dalla Tavola della Pace, con il sostegno del Comune di Cremona, dal titolo “Siamo tutti Parigi”. Interverranno il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, un esponente di Cgil,Cisl e Uil, un rappresentante del centro islamico La Speranza e don Mario Aldighieri.

“I massacri compiuti a Parigi venerdì 13 novembre non sono la semplice ripetizione dell’attacco terroristico al giornale Charlie Hebdo, sono qualcosa di ancora più grave, il tentativo di portare la guerra nel cuore dell’Europa. Per gli attentatori collegati all’Isis non esistono più obiettivi sensibili: tutti i luoghi e tutti i cittadini europei possono trasformarsi in obiettivi di una violenza indiscriminata che cerca e persegue  lo scontro di civiltà”, evidenziano i portavoce della Tavola.

La Tavola della Pace prosegue con la seguente nota.

Per il fanatismo dei sostenitori dello Stato islamico chiunque abiti Parigi va punito in quanto francese, in quanto europeo, in quanto cittadino che crede nei diritti umani e nelle libertà democratiche anche in Medioriente. Non importa che in Francia ci siano 6 milioni di immigrati, in gran parte musulmani. Anzi, si vuole colpire la convivenza pacifica, impedire l’integrazione, spaccare la società alimentando odi, diffidenze, razzismo. L’11 settembre della Francia, come è stato definito da molti media, richiede una risposta unitaria e autorevole da parte della Comunità internazionale. Non bisogna ripetere gli errori compiuti nel 2001 quando ci si è illusi di eliminare il terrorismo di Al Qaeda con la superiorità della forza e della tecnologia militare.

E’ evidente l’opportunità di elevare in tutta Europa le misure di sicurezza e di prevenzione, senza trasformarci in un gigantesco Stato di polizia che chiude frontiere, innalza muri e filo spinato, restringe le libertà.  E’ evidente che la Francia debba utilizzare molta più intelligence e forze dell’ordine, anche in vista del Summit mondiale sui cambiamenti climatici che si dovrebbe tenere proprio a Parigi fra due settimane. E’ evidente che l’Italia debba alzare il livello di guardia per quanto riguarda la sicurezza, in particolare, a Roma dove a breve inizia il Giubileo della Misericordia. Non bisogna confondere l’urgenza dell’azione con scelte sbagliate e controproducenti.

La Francia non va lasciata sola nella decisione di punire i colpevoli. Le missioni degli aerei francesi contro l’Isis in Siria l’hanno trasformata agli occhi dei terroristi   nell’obiettivo numero uno. Le azioni unilaterali, specie se basate sull’uso della forza,  non sono efficaci. E’ tempo che l’Europa definisca una politica estera comune, in particolare verso il Medioriente. E’ tempo che l’Europa trovi una vera unità politica sulle soluzioni da individuare per la crisi in Siria, in Libia, così come sull’accoglienza verso gli immigrati e verso l’Islam.

E’ tempo che l’ONU ritrovi la capacità di individuare soluzioni politiche, prima che militari, alle guerre in corso, togliendo l’acqua dove crescono i terrorismi. E’ la disunità del mondo che lascia spazio a dottrine folli come quella dell’ISIS. L’ONU, come unica fonte del Diritto internazionale, deve uscire dai veti che la paralizzano, se vuole onorare davvero le centinaia di vittime innocenti di Parigi.

L’Islam, nelle sue grandi correnti sunnita e sciita, è chiamato a misurarsi fino in fondo con una violenza che tenta di giustificarsi con la religione. La condanna opportunamente espressa da alte autorità sunnite e sciite non basta, se tra le due grandi correnti rimangono divisioni, rivalità, ostilità . Non si chiede  ovviamente di rinunciare alle legittime differenze di dottrina, ma di rafforzare il livello di autentica collaborazione. Così come si chiede all’Arabia Saudita, capofila del sunnismo, e all’Iran, capofila dello sciismo, di cooperare politicamente alla soluzione politica e non militare alle crisi accese in Medioriente.

Oggi la pace, in tante parti del mondo, deve essere ricostruita dalle fondamenta. Solo azioni in profondità possono risultare efficaci e impedirci di essere trascinati dentro la Terza Guerra Mondiale. Per questo rispondere agli atti di guerra portati dall’Isis in Europa con altri atti di guerra significa fare il suo gioco.

Costruire l’incontro di civiltà, ridare una centralità all’ONU nella soluzione dei conflitti, delegittimare totalmente il terrorismo di matrice islamica con il dialogo interculturale e interreligioso, lavorare per un Islam europeo amico dei diritti umani e della nonviolenza, rilanciare una politica unitaria dell’Europa, costruire una cooperazione internazionale economica, sociale e culturale nel Mediterraneo: rappresentano tutti impegni indispensabili anche se difficili. Questa è la porta stretta da scegliere oggi con coraggio, intelligenza, lungimiranza.

L’INTERVENTO DEL PD – Questo invece il testo di una nota diramata da Roberto Galletti, segretario cittadino del Partito democratico.

Siamo attoniti per quanto accaduto a Parigi ed esprimiamo solidarietà e vicinanza alle vittime ai loro familiari e al popolo francese. Per questo il PD cremonese aderisce alla Manifestazione indetta dalla Tavola della pace in collaborazione con il Comune di Cremona domenica 15 novembre alle ore 18.

Siamo preoccupati per la situazione di instabilità internazionale che inevitabilmente ci vede coinvolti e che ci mette in discussione. Siamo preoccupati per i risvolti che simili attacchi possono comportare nella nostra società e nelle nostre comunità territoriali, memori e ancora testimoni di cosa ha significato per tutto il mondo l’11 settembre.

Ci auguriamo che la risposta non sia avventata e demagogica.

Non crediamo che si debbano innalzare muri e filo spinato contro gli immigrati, contrapporre popoli e culture, gli uni agli altri.

Siamo troppo abituati a non prestare un’attenzione seria e critica verso la situazione internazionale. E questa disattenzione ci può portare a valutazioni errate e, conseguentemente, ad agire secondo logiche pericolose.

Ci chiediamo se urlare alla guerra sia una strategia vincente. Chiediamo di valutare le possibili azioni di risposta in modo unitario, e non unilaterale, nelle sedi internazionali, nel riconoscimento dei ruoli e delle funzioni degli organismi internazionali, a cominciare dall’ONU. Perché quanto accaduto è una questione che riguarda tutta la comunità internazionale e ci interroga sul tipo di società che la comunità internazionale, a partire da quella europea, ha sinora costruito e intende sviluppare.

Non crediamo che quanto accaduto debba essere letto come uno scontro tra civiltà e riteniamo doveroso non coinvolgere i popoli in avventure militari dettate da politiche interne di stampo populista o da ambizioni di potenza estera che alcuni Stati potrebbero inseguire.

A fatica, ma con grande slancio, ogni giorno, talune Istituzioni, i corpi intermedi, tantissime persone stanno cercando di preservare e promuovere la convivenza civile e democratica tra i popoli, non solo in Europa ma anche nelle stesse zone ove i conflitti sono già da tempo militarizzati.

Questa è la bussola che, ci auguriamo, possa guidare le scelte e le strategie di politica interna, estera ed internazionale.

Ci auguriamo che la forza e ostinazione dimostrata da quella donna che a Parigi, in una delle zone colpite dagli attentati, ha voluto aprire comunque la sua panetteria, continui a ispirarci il coraggio indispensabile ad affrontare tempi così difficili.

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