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Nomine di Padania Acque:
crepe nel centrodestra,
Fratelli d'Italia accusa FI

Foggetti (Fratelli d'Italia - An) accusa Forza Italia e Pd di aver attuato una vera e propria spartizione di poltrone nelle nomine per i vertici di Padania Acque.
Alcuni dei sindaci presenti nell'assemblea di Padania Acque l'11 dicembre (foto Sessa)

Forza Italia e Pd hanno monopolizzato il dibattito, in pratica attuando una vera e propria spartizione di poltrone, sulle nomine a Padania Acque, la società provinciale che gestisce il ciclo idrico, tagliando fuori i partiti minori e soprattutto escludendo una buona fetta di sindaci, quelli che ‘ci mettono la faccia’, coi propri concittadini. Questa l’accusa che viene da Stefano Foggetti, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia – An, a qualche giorno dall’assemblea di Padania Acque che ha sancito la nomina di un presidente di garanzia (Claudio Bodini, indicato da Forza Italia) e di un consigliere delegato con ampi poteri (Alessandro Lanfranchi, Pd). Una società non da poco, a cui l’Ato (ente territoriale che regolamenta il settore idrico in provincia) ha affidato un piano che prevede nell’arco di 20 anni, investimenti su acquedotti, fognature e depurazione per 400 milioni di euro.

In una lunga lettera, Foggetti esprime le sue riflessioni, partendo dalle dichiarazioni pubbliche del segretario Pd Matteo Piloni (leggi qui). “Righe e righe di pensieri – scrive l’esponente di Fratelli d’Italia  –  in cui ci si dilunga sulla storia recente dei passaggi burocratici effettuati, di referendum votati, di fusioni realizzate (passaggi importanti e legittimi ma che non sono stati il nocciolo della questione delle nomine dell’ultima assemblea), relegando ad una scarna dichiarazione finale, quasi in sordina, quello che è stato l’ennesimo (sic) esempio di spartizione politica. Sì, perchè è di questo che stiamo parlando. Ma non solo.
Con una leggerezza disarmante, in poco più di una riga, si liquida un forte dissenso espresso dai sindaci della provincia. Quegli stessi sindaci che con volontà e caparbietà sono riusciti nell’impresa di accordare 115 comuni verso un unico obbiettivo, ma che quando si è trattato di arrivare al momento di mettere nomi e cognomi su delle poltrone hanno smesso di essere così rilevanti ma sono stati trattati alla stregua di semplici soldatini.
Ma non sarebbe politicamente onesto addossare tutti questi “meriti” al solo PD.
“Non nascondiamo che il cosiddetto partito di maggioranza relativa del centrodestra non si è dimostrato da meno. Buona parte dei sindaci che pubblicamente hanno espresso il loro dissenso con i loro interventi e con il voto di astensione provengono da quello stesso movimento. E questo ovviamente, rappresentando io stesso un partito che si colloca in quell’area, ma che non ha partecipato a nessuno dei segreti incontri, non può che spiacere ancora di più.
“Una scelta come quella effettuata venerdì scorso non può essere il frutto di accordi partitici più o meno velati senza avere alle spalle un forte e chiaro percorso condiviso con i Sindaci soci di Padania Acque. Loro sì alla fine hanno dimostrato reale senso di responsabilità, evitando nonostante tutto il procrastinarsi di una situazione che si stava rendendo insostenibile.
“Mi chiedo però francamente quale fosse la reale difficoltà del costruire un confronto serio con i sindaci del territorio, se non quello di sapere che certe scelte non sarebbero mai state avallate da chi con la gente e con il territorio si confronta e ci mette la faccia tutti i giorni.
Ma tant’è.
“Mi permetto di cercare comunque quelli che potrebbero essere spunti positivi da questa vicenda. Da una parte il PD ha ancora una volta dimostrato come sulle partite che contino (vedi anche vicenda A2A-LGH) merito, condivisione e trasparenza non siano parole all’ordine del giorno, dall’altra come il centrodestra non deve fare se vuole presentarsi unito, compatto e apprezzato per tornare ad essere forza vincente in provincia”.

 

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