2 Commenti

Virgilio demolisce lo 'stile
Cambonino': 'I casermoni
popolari sono stati un errore'

Un post su Facebook dell'assessore al Patrimonio ed Area Vasta Andrea Virgilio, Pd, apre il dibattito sul nuovo concetto di edilizia popolare pubblica e manda definitivamente in soffitta i criteri che avevano ispirato i 'casermoni' stile Cambonino: "Un errore storico di culture politiche che hanno devastato quartieri e messo l'uomo al di sotto di ogni altra esigenza".

Un post su Facebook dell’assessore al Patrimonio ed Area Vasta Andrea Virgilio, Pd,  apre il dibattito sul nuovo concetto di edilizia popolare pubblica e manda definitivamente in soffitta i criteri che avevano ispirato i ‘casermoni’ stile Cambonino. Eredità delle amministrazioni comunali di centrosinistra della prima repubblica, composte da democristiani, socialisti e comunisti, quella stessa area da cui discende il Pd di oggi. Virgilio, anagraficamente libero da vincoli di parentela con quell’epoca, non usa mezzi termini per demolire quel modello, anche se diplomaticamente non usa una foto del Cambonino ma il modellino neutro di un edificio sovietico: “Modello di casermone dormitorio dell’Europa Comunista – scrive – che ricorda progetti urbanistici adottati anche in Italia nelle nostre periferie. La logica dell’edilizia popolare degli anni Settanta ha generato una vera e propria segregazione funzionale, ha ostacolato qualsiasi varietà e contaminazione. Un errore storico di culture politiche che hanno devastato quartieri e messo l’uomo al di sotto di ogni altra esigenza. Una lezione per chi, anche oggi, ancora pronto a fornire modelli e lezioni anacronistiche, concepisce l’urbanistica in termini puramente pianificatori e statalisti, ostacolando la libertà di iniziativa, il principio di sussidiarietà e l’autorganizzazione dei cittadini”.

Virgilio ha da poco acquisito, tra le competenze del suo assessorato, la complessa partita degli alloggi Erp: dal 1 gennaio, tutte le case popolari prima gestite dall’Aler ma di proprietà del Comune, sono passate alla gestione diretta dell’ente locale. E il grosso salto di qualità che il Comune vorrebbe fare, riguarda la responsabilizzazione degli inquilini nella gestione dei condomini popolari. Di qui l’iniziativa, appena agli albori, dei ‘tutor’ condominiali, figure di raccordo tra inquilini e servizi sociali. In questo campo di riflessione si situa il post del 13 gennaio scorso che liquida negativamente i grandi contenitori residenziali collocati fuori dai centri centri storici.

Gli risponde l’ex assessore all’Urbanistica e architetto di professione Federico Fasani, centrodestra: “Credo che l’Assessore Virgilio abbia ragione. E spiego il mio punto di vista. Non credo che il modello edilizio dello “steccone” sia il male assoluto. Credo che lo diventi se è uno “steccone” assieme ad altri “stecconi” che sorge dal nulla dove prima c’era la campagna e dove intorno c’è la campagna. In questo caso è un vero e proprio esercizio di potere speculativo che spinge alla vita alienante, senza servizi (beh senza senza no, magari una coop ce la mettiamo) e senza rispetto per le persone. Viceversa, la densità edilizia nel centro delle grandi città è una risorsa che consente a più individui di fruire dell’apporto sociale ed economico del tessuto cittadino. Capisco che si tenti di dare la colpa alla storia ma di “cambonini” e “giuseppone” finiti bene non ne conosco”.

© Riproduzione riservata
Commenti
  • Massimo Franzini

    Gli architetti radical chic borghesi han sempre tentato di dare dignità alla classe operaia, ma la classe operaia si è sempre identificata in modelli piccolo borghesi. Risultati pessimi sotto gli occhi di tutti, soprattutto di chi abita nei quartieri del degrado, partoriti da un’ideologia sinistra.

  • Sorcio Verde

    Per completare l’opera, quelli di sinistra, ora nei palazzoni ci mettono gli extracomunitari